Rubrica Lettere alla Redazione

Lettera aperta sul caso della processione per la Cantarelli

La politica non si può fare con "p" minuscola

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Ho appreso a mezzo stampa che il 16 Maggio si terrà a Terontola una processione che ha assunto i toni di una specie di supplica ad una divinità per salvare i posti di lavoro della ormai purtroppo annosa problematica della Cantarelli. Siccome che la divinità sia reale o immaginaria è un problema qui irrilevante, la situazione di molte lavoratrici e lavoratori invece è indiscutibilmente reale e necessiterebbe di un minimo di riflessione da parte della politica la quale, mi pare di capire, si stia letteralmente precipitando anche in manifestazioni in cui il protagonismo politico, in primis, contravvenga apertamente ai più elementari principi di laicità che stanno subendo attacchi sempre più pesanti in questo Paese.

Seppur a me questo concetto paia di una banalità quasi elementare, così non sembra essere per molti amministratori che decidono di fare politica (con la “p” rigorosamente minuscola) non solo infischiandosene della laicità che il ruolo istituzionale comporta evitando strumentalizzazioni religiose, ma anche mancando di quello spessore Politico che gli consentirebbe di svolgere un’analisi un tantino più profonda di quelle che si sentono in giro. E qui vengo al vero punto politico.

Nella vicenda Cantarelli si ricordano i brindisini fatti con i politici del PD, i quali ci dicevano era tutto a posto grazie al loro intervento. Poi i problemi venivano al pettine ed i soliti immancabili politici del PD ci dicevano era tutto sotto controllo. Oggi siamo arrivati a convocare le processioni con i politici del PD (e del centrodestra, sia chiaro) in prima fila a pregare perché vada tutto a posto. E così via, allegramente.

Mi rivolgo a chi vive del proprio lavoro: cosa stiamo facendo? Abbiamo veramente sacrificato lo spirito di unità di classe, abbiamo smantellato i metodi di lotta e di conquista che ci hanno caratterizzato nella nostra storia, abbiamo sacrificato tutto, la prospettiva di una società radicalmente diversa, per immolarla in un altare fatto di avventurieri riconducibili ad una classe politica che si pone ancora a vostra guida e che risponde ad un progetto più ampio fatto di un capitalismo sfrenato, di sfruttamento e distruzione di diritti? Ha senso pensare ad una lotta finta, ad una preghiera fine a sé stessa, recitata insieme a coloro che lavorano per un partito che ha trovato soldi per le banche, ma non per i lavoratori? Ha senso delegare ad una divinità quello che è compito nostro, come lavoratrici e lavoratori, il compito di lottare per una società dove non si prega per avere un lavoro, ma dove si parla di Politica? Una società, quella comunista che vorrei, dove non si parla di processioni con i responsabili politici della crisi, ma si parla di dignità, diritti e piena occupazione. Riflettiamoci.

 Andrea Mazzeo

Redazione
© Riproduzione riservata
15/05/2018 15:16:34


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