Opinionisti Alessandro Ruzzi

Quando la pubblicità fa cacare

L'ingegnere (la ingegnere? l'ingegnera? ingegneressa?) stitica

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Ho un carissimo amico ingegnere di una altra regione italiana, i duelli sul dialetto sono la nostra quotidianità, lo impallino sempre colla precisione del nostro vocabolario (questo, codesto, quello, costi, costà, qui, qua), con quella parola lapis che solo in Toscana usiamo, chirurgica. Ultimamente lo meleggiavo colla pubblicità dell'ingegnere stitica.

Anche perchè era lui a lamentarsi della superficialità crescente dei suoi colleghi. Di una presunzione strabordante, non sostenuta da capacità progettuali, ma solo dal timbro dell'ordine.

Rivedere stamani la pubblicità della soluzione alla stitichezza espressa tramite l'ingegnere che sa come far funzionare i meccanismi complessi pare, dopo il dramma del ponte Morandi di Genova, una esemplificazione dello svigliaccamento di quella che era ritenuta una professione al vertice nella dimostrazione delle capacità intellettuali, di studio, impegno e conoscenza.

Non ho titolo o perizia per entrare nello specifico di quanto accaduto, tuttavia da "economista" credo che gli aspetti temporali e di costo risultano determinanti nelle scelte esecutive, sino a superare altre e ben più determinanti valutazioni progettuali.

Scelta dei materiali, metodiche di esecuzione, scelte progettuali vere e proprie passano in secondo piano rispetto a tempo e costo. E si sa, le imprese scelgono i materiali peggiori e aggiustano a loro favore i tempi di lavorazione. Anche se non dovrebbero. Qui progettista e direzione lavori dovrebbero farsi valere invece che sdraiarsi dinanzi al committente, aiutati in questa funzione dalle leggi, regolamenti e organismi deputati alla sicurezza pubblica. Salvo poi scoprire che le strutture e uffici per verifica sono sotto organico e non finanziate, salvo domandarsi se i collaudi sono stati eseguiti. Poi una pletora di tecnici -che sino a ieri hanno mangiato in un meccanismo perverso- a pontificare: ascolto solo quelli che hanno avuto il coraggio di dirlo in momenti scomodi.

Mi raccontavano come il mio zio ingegnere Arcangelo detto Ugo non dormisse in attesa del collaudo di un ponte da lui progettato, esistono le foto con una lunga fila di camion stracarichi che effettua il collaudo: si farà ancora o basta una simulazione?

Non credo che la croce vada su Morandi (ma il cambiamento dei volumi di traffico?) e sul concessionario (non perchè si preoccupi tanto di noi utenti, ma di sicuro si preoccupa di non perdere ricavi a causa dello stop per un crollo!), ma attendo il processo.

I ponti cadono (a Miami pochi mesi fa), dagli errori si dovrebbe imparare.

Ma è lo stato ad essere assente: il vajont è memoria troppo scomoda?

E nella latitanza dello stato si insinua un decadimento delle professioni.

Coll'ingegnere anti stitichezza.

Redazione
© Riproduzione riservata
20/08/2018 09:16:13

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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