Opinionisti Leonardo Magnani

Identita’ o identificazione

Pericoloso pensare che per difendere la propria identità debba negare quella altrui

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E’ stata un’estate caratterizzata da crolli di ponti e da muri innalzati. Non solo reali e concreti, ma ideologici e di pensiero, addirittura accettati e difesi. Se una volta eravamo convinti della necessità di ponti e di dialogo, oggi sembra, almeno per i più urlanti, che erigere muri, creare confini insuperabili e mettere sacchi di sabbia alle finestre sia meglio di creare varchi, costruire ponti e accettare confronti.

Sembra quasi che l’unico modo che abbiamo di difendere una propria identità sia quello ottundente, dello scontro, del dichiarare ossessivamente ciò che non siamo. Questo è oggettivamente un pericolo, perché nasconde un sottointeso forte e da non sottovalutare: non sappiamo più chi siamo realmente. Già Indro Montanelli scriveva che gli italiani sono “orfani di storia”, ma siamo orfani un po’ di tutto ormai, soprattutto siamo orfani della nostra cultura, sia essa artistica, letteraria, filosofica e persino religiosa. Siamo talmente deboli nella conoscenza di noi stessi che siamo giunti alla considerazione che sia meglio e più opportuna la negazione di qualsiasi altra identità, per paura di diventare chissà che cosa. Quasi che la nostra identità possa essere qualcosa di passato, qualcosa che fu. Al contrario, l’identità è un qualcosa che si coniuga al futuro: l’identità è ciò che saremo domani, consapevoli dell’oggi e di ciò che ieri ha significato. Un’identità pensata come una sorta di muro medievale che circonda una cittadella quasi fosse assediata è la più pericolosa delle illusioni. E’ illusorio pensare di essere ciò che qualcun altro fu. Questa non è identità: questa è identificazione con ciò che non esiste più. L’identificazione, scriveva Raimon Panikkar, “de-finisce”, chiude in un recinto, guarda il cosa; l’identità, al contrario, schiude all’infinito, apre all’oltre, guarda il “chi è”  e il “chi sarà” delle persone.

Ancora più pericoloso è pensare che per difendere la propria identità debba negare quella altrui. E’ un atteggiamento impulsivo, sicuramente istintivo, ma è puerile, quasi pavido e dimostra una cosa sola: che non solo non sappiamo più chi siamo veramente, ma ancor peggio non conosciamo chi siamo stati veramente e rischiamo di diventare ciò che non siamo. E tutto questo, non a causa delle nuove identità in arrivo nel nostro Paese, (qualcuno parla addirittura di “sostituzione etnica”), ma a causa di una povertà culturale e un disinteresse per la nostra storia che è esclusiva nostra responsabilità. Questo ci porta ad avere paure, a volte comprensibili, ma per lo più ingiustificate.

Tornare a sapere chi siamo stati ci permette di guardare all’Altro che arriva, con la serenità e la consapevolezza che soltanto insieme potremo costruire la nuova identità che ci attende, non dimentica del passato e aperta a nuovi orizzonti e scenari.

A Sansepolcro esiste una realtà sociale plurale e diversificata: bene fa l’amministrazione comunale con la Commissione Pari Opportunità, a studiarla, farla emergere, farla rappresentare, perché solo così potremo riscoprire chi siamo stati: una città aperta, fondata da pellegrini che viaggiavano alla scoperta non solo di nuove e antiche terre, ma della capacità che ognuno di noi possiede di superare i confini mentali che troppe volte ci costringono a ritirarsi in anguste realtà. Fu così che seppero vedere nel luogo dove sorge la nostra città, un altro luogo dove riscoprire la presenza del risorto, oltre Gerusalemme, oltre la meta dove erano diretti, una nuova identità.

La prima cosa che Dio chiese ad Abramo fu di uscire dalla sua terra, di viaggiare, di andare oltre (Gen. 12, 1-13): è una richiesta precisa che in ebraico assume però un significato ulteriore. “Lekh lekha”, significa uscire rientrando in se stessi, riuscendo ad abbattere i muri che ci opprimono, a creare ponti che ci collegano, a scovare orizzonti che ci affascinano. E’ questo ciò a cui siamo chiamati.

Leonardo Magnani
© Riproduzione riservata
02/10/2018 08:52:56

Leonardo Magnani

Leonardo Magnani è nato e vive a Sansepolcro. E’ laureato in filosofia e in scienze religiose. Insegnante di professione, da anni collabora con l’Associazione Cultura della Pace e si interessa di mediazione dei conflitti e di nonviolenza.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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