Opinionisti Giacomo Moretti

Pubblicità, indice di una società che non c'è più

La pubblicità è una buona cartina tornasole per misurare lo stato di un Paese

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In questi giorni di vacanza, a dire il vero pochi, ho speso e forse buttato qualche minuto in più del mio tempo davanti alla televisione.

Ho visto l’immancabile pubblicità, a dire il vero ero anche un pochino curioso di vedere come le grandi aziende si fossero impegnate a “colorare” i propri spot, che per antonomasia nel periodo natalizio offrono più colore e immaginazione del solito.

Quando ero bambino era tutto un brulicare di spot di giocattoli, bambolotti di ogni genere e colore.

Automobiline telecomandate, piste per far correre le macchinine, robot più o meno bellicosi, mini città da costruire e via discorrendo.

Devo ammettere che sono rimasto deluso nel constatare alcune cose.

La prima è che mentre una volta venivano proposti giochi comunitari, cioè da fare insieme oggi si è passati a dispositivi individuali.

Ma la cosa che più mi ha colpito è un’altra.

Ovvero la constatazione che il declino e l’invecchiamento demografico di questo Paese ha colpito anche la pubblicità.

Ho visto poche pubblicità di giochi per bambini, che ai miei tempi erano un monopolio di fatto, e ho visto tante pubblicità per prodotti da e per persone adulte.

Pubblicità di cibo, vini vari, ma anche di reti ortopediche, docce per chi nella propria anzianità vive certe difficoltà motorie, e altre pubblicità indirizzate a soddisfare esigenze di persone mature.

Ma come…il natale che è periodo preminente dei bambini oggi forse non lo è più.

La pubblicità è una buona cartina tornasole per misurare lo stato di un Paese.

Le ditte certamente investono su ciò che può essere consumato e comperato, l’idea che preminentemente stiamo diventando un paese vecchio lo si vede anche da questo.

Insomma pochi decenni fa le pubblicità erano per stimolare i nipoti ad assillare i propri nonni a comprare quello o quell’altro attraverso l’immancabile letterina a babbo natale.

Oggi le pubblicità sono rivolte direttamente ai nonni per comprarsi il dispositivo che possa in qualche modo lenire una problematica e/o migliorare la qualità della vita.

Tra tutte le pubblicità ve ne è una che mi ha fatto venire il magone.

Quella di una nota catena di supermercati che, mentre l’anno scorso faceva nascere un bambino tra i propri scaffali di un proprio punto vendita, quest’anno vedeva una mamma mettere una caciotta dentro la valigia di un figlio in partenza per un posto lontano dove riempire i propri sogni e speranze.

Ci sono state polemiche, c’è chi l’ha definita una pubblicità sessista perché la mamma mette la caciotta nella valigia del figlio mentre il padre, più pragmaticamente mette una bella carta dal valore di 100,00 Euro, sempre da spendere in quel supermercato.

Non si è secondo me capito il senso vero di tutto questo.

Mentre l’anno scorso i pubblicitari azzardavano un’improbabile nascita tra zucchero e farina, oggi immaginano un figlio che se ne va lontano dalla famiglia ed è costretto a vivere il proprio natale lontano dai propri cari per sperare in un futuro migliore.

Quel futuro che anche nell’anno passato circa 120.000 italiani hanno cercato all’estero.

Quel futuro che 15.000 italiani non vedranno proprio in quanto nemmeno nati, in quanto questa è la differenza in negativo tra i nati nel 2017 e i nati nel 2018.

Un Paese dove prima si vendevano macchinine e che ora vende pomate per il mal di schiena.

Un Paese che pochi decenni fa vedeva il proprio futuro nascere, crescere e formarsi vicino casa, e che ora questo futuro se lo vede sfuggire di mano.

La soluzione?

Non so quale sia, forse siamo davanti a cambiamenti epocali che prescindono persino da volontà politiche.

Cambiamenti difficili da arginare ma davanti ai quali non possiamo arrenderci.

Sarebbe bello un prossimo natale dove spariscono reti ortopediche, docce con lo sportellino, busti, pomate, creme e unguenti vari per i dolori.

Un natale con belle pubblicità, con bambini festanti, bambini che stanno lentamente scomparendo dalle nostre famiglie.

Insomma un natale che sia davvero natale nel senso di indicazione della nascita di qualcosa di nuovo, di un cambiamento positivo.

Sarà dura, sarà difficile ma dobbiamo crederci.

Dobbiamo sperare che a breve la famiglia tipo italiana torni ad essere rappresentata con qualcosa che nasce, che sia tra zucchero e farina poco importa e non dalla mestizia dovuta al salutare un figlio che parte e se ne va via lasciando una sedia vuota e dei piatti in meno da lavare.

Giacomo Moretti
© Riproduzione riservata
08/01/2019 14:49:35

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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