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Sansepolcro, cattedrale stracolma per l'omaggio a Carlo e Gabriella Spini

"La carità è la via di di uscita dai mali di oggi", ha detto l'arcivescovo Fontana

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“Il buon seme è ancora possibile per tutti finchè esiste chi si spende per la carità. E Carlo e Gabriella di carità ne hanno fatta tanta, in Africa come qui al Borgo. Grazie allora per avervi conosciuti, perché con il vostro comportamento ci fate respirare un mondo più bello”. Parole che monsignor Riccardo Fontana, arcivescovo della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, ha pronunciato già prima di iniziare la celebrazione religiosa davanti alle oltre 2mila persone che con la massima compostezza avevano riempito ieri pomeriggio la cattedrale biturgense, in una domenica nella quale la città era listata a lutto per ricordare i coniugi Spini con la Santa Messa di suffragio a distanza di una settimana dalla tragedia aerea di Addis Abeba. Anche la squadra di calcio del Sansepolcro, di scena in contemporanea a San Sisto, ha giocato con la fascia al braccio. Una chiara manifestazione di attaccamento verso la famiglia Spini da parte della comunità locale, rivolta ai quattro figli: Andrea, Francesco, Marco ed Elisabetta, seduti in prima fila e con accanto una folta schiera di autorità; c’erano il sindaco Mauro Cornioli e alcuni assessori (non dimenticando il gonfalone); il vicesindaco di Pieve Santo Stefano, Claudio Marcelli, poi le forze dell’ordine in divisa e anche il consigliere regionale Tommaso Fattori, amico della famiglia. Scendendo fra la gente con il microfono per la sua omelia, monsignor Fontana ha ribadito concetti molto forti: “Non basta pronunciare devozioncine per sentirsi cristiani, ma occorre un impegno fattivo. La carità è la via di uscita dai mali che oggi incombono, per cui non bisogna stare a guardare: ognuno deve dare il suo contributo, facendo quello che può. Carlo e Gabriella hanno lavorato per gli altri e chi non si muove – come hanno fatto loro – non è un cristiano vero. Purtroppo, riprendendo le parole di papa Francesco, la peggiore eresia dei nostri tempi è l’indifferenza: quando ciascuno sta bene per sé, altri problemi non si pongono. Carlo e Gabriella si sono invece preoccupati del prossimo e oggi il Borgo è qui per essere grati a loro, costretti al sacrificio della vita per aiutare i più bisognosi”. Al termine del rito, ha preso la parola il sindaco Cornioli, che ha parlato di edificante esempio di generosità, invitando i figli a dare continuità all’opera del padre e della madre. “Non sarete soli”, ha detto il primo cittadino. “Carlo, Gabriella e Matteo (Ravasio, altra vittima dell’associazione n.d.a.) saranno d’ora in poi il nostro faro nella prosecuzione dell’attività”, ha detto il rappresentante di Africa Tremila, prima degli interventi finali affidati ai nipoti – ciascuno con un piccolo pensiero nei confronti dei nonni che non ci sono più – e ad Elisabetta, che con palese commozione ha parlato per i figli, ringraziando sia la città che l’Africa, perché la situazione di quel difficile contesto ha permesso al padre e alla madre di mettere in mostra le loro doti. Andrea Spini, avvicinato a parte, è telegrafico nella dichiarazione: “La folla convenuta in duomo vale più di qualsiasi commento. In settimana, abbiamo avuto una straordinaria dimostrazione di affetto da parte di Sansepolcro: nessuno si è risparmiato nel darci una parola di conforto. Grazie di cuore: dateci qualche altro giorno di tempo, poi – se lo vorrete – racconteremo insieme la storia dei nostri genitori”. 

Redazione
© Riproduzione riservata
17/03/2019 22:02:54


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