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Sostegno ai lavoratori della Kern di Sansepolcro

Approvata la mozione di Casucci (Lega) e De Robertis (Pd) che impegna la Regione

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Attivarsi per costituire un tavolo di crisi aziendale e valutare ogni possibile iniziative per sollecitare il pagamento degli stipendi arretrati ai dipendenti dello stabilimento Kern di Sansepolcro, specializzato in soluzioni per il trattamento dei documenti. La specifica richiesta “bipartisan” è di due consiglieri regionali toscani della provincia di Arezzo, Marco Casucci della Lega e Lucia De Robertis del Partito Democratico, la cui mozione è stata approvata ieri a Firenze dall’assemblea regionale, dopo l’illustrazione in aula da parte dell’esponente del Carroccio. Nel documento, si impegnano presidente e giunta “a dare la piena disponibilità, alle organizzazioni sindacali e all’amministrazione comunale di Sansepolcro, dei propri strumenti a presidio delle crisi aziendali, a cominciare dall’ufficio vertenze e crisi aziendali costituito presso la direzione lavoro”. Casucci ha poi spiegato che “la provincia di Arezzo ha pagato di più in termini di perdita dei posti di lavoro. La Kern – ha detto – è un’azienda svizzera con due unità nel nostro Paese, ad Assago e a Sansepolcro, dove da tre mesi le maestranze non percepiscono lo stipendio, per cui occorre un segnale forte da parte della Regione: il tema del lavoro è molto serio e non ha colore”. La necessità di sostenere aziende come la Kern è stata sottolineata da Lucia De Robertis, “alla luce anche delle politiche industriali che dovrebbero sostenere le imprese che rimangono in Italia”. Come noto, nei giorni scorsi è stato dichiarato il fallimento della Kern (Macchine Sistemi Automatizzati s.r.l. questa la ragione sociale dell’unità produttiva del capoluogo biturgense), con udienza fissata per il 17 ottobre prossimo alle 9.30. Nominato anche il curatore fallimentare, che ora visionerà le carte e incontrerà le sigle sindacali. Purtroppo, l’orizzonte è tutt’altro che sereno: “Assieme al curatore fallimentare, si tenterà di intraprendere la strada della cassa integrazione – che sia concorsuale, oppure per cessazione -  in base anche alle risorse che ci sono dall’attuale governo”. Così si è espresso Alessandro Tracchi, segretario provinciale aretino di Fiom Cgil, che poi ha auspicato: “Bisogna vedere se vi siano le condizioni per una possibile riapertura, magari anche con una cordata locale; al momento, però, è necessario poter accedere agli ammortizzatori sociali per le 32 maestranze”. L’intenzione rimane quella di mantenere solamente il ramo della manutenzione agli impianti, con appena 8-9 dipendenti, ovvero un quarto di quelli attuali.

Redazione
© Riproduzione riservata
29/05/2019 21:55:13


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