Opinionisti Giorgio Ciofini

Verina...il becchino del Camposanto

Tutte le mattine che Dio metteva 'n terra, con la destra li seppelliva e con la sinistra reggeva il panino

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Ero 'n rabuschio di tre o quattr'anni, quando mi chiedevo chi fosse, che poi non sapevo neanche s'era maschio o femmina: Se non stai attento un giorno o l'altro finisci da Verina! – mi diceva sempre l'Angiolina, perché so' sempre stato un po' scavezzacollo. Tutti alla fine ci vanno! – ogni tanto aggiungeva, enigmatica, nonna Leonilda se chiedevo spiegazioni. Avevo già capito che non era un bel posto ma, siccome i citti fanno sempre il contrario di quel che gli dicono i grandi, io ci sarei andato anche a piedi, solo per disubbidire. Ma chi era Verina? Per me è rimasto un mistero fino a quando, l'altro giorno, non ho rivisto la Giuliana del Paffetti, insegnante in pensione, amica e memoria storica de' Rezzo che, in qualche modo, me l'ha presentato. Grazie a lei ho conosciuto meglio uno che nonostante il mestiere che faceva, aveva dimolta voglia di zullare e era diventato Verina, per via del cavo che s'usa per calare le bare nelle tombe e aveva preso tale confidenza coi morti che, con loro, si trovava meglio che coi vivi. Tutte le mattine che Dio metteva 'n terra, con la destra li seppelliva e con la sinistra reggeva il panino col salame che mangiava in santa pace, perché nessuno gli chiedeva di faglielo asaggiare, come capitava quelle poche volte che andava al bar della Fonte Veneziana e l'amici ciavevano il budello più lungo d'una messa cantata. Dopo il tramonto ogni tanto ci parlava, perché l'anime si manifestano solo al buio e il bello è che qualcheduna gli rispondeva anche. Come successe quella volta che era a fare la veglia al morto nella cappella del Camposanto, col Beppe. Siccome l'amico non c'era abituato, a una cert'ora gli venne fame e fece la proposta: "Senti Verina, io andarei a casa a prendere quel tegame di maccaroni al sugo ch'ha fatto la mi'donna, che sono arvanzati e sono la fine del mondo. Gli do'na scaldatina e pu' ce se pappano. Te va?" Quel giorno aveva lavorato a cottimo, era rimasto al panino col salame della colazione e a Verina non gli parse il vero: "Bravo Beppe, hai avuto proprio 'na bella pensata. Anch'io ciò lo stomaco che brontela a tutta canna!" L'amico era appena uscito, quando gli venne in mente di fagli uno scherzo, perché aveva 'na fame che si vedeva e non aveva alcuna voglia di dividere la cena. Ma doveva sbrigarsi, perché il compagno di veglia stava vicino al cimitero e sarebbe tornato presto e non ci pensò due volte. Prese il morto, l'infilò il suo cappotto, l'alzò di peso e lo mise a sedere a tavola. Poi lo squadrò per binino da ogni lato, l'addrizzò tutto intirizzito e gli calcò il su'capello sul naso, che pareva apaligginato. Poi spense le candele, lasciando acceso solo un moccolo come s'aspettasse la fidanzata e si stese nella bara coi bracci in croce. Dopo un paio di minuti, in quel silenzio di tomba, sentì dei passi che s'avvicinavano. Il Beppe entrò di corsa nella cappella buia come la notte eterna e, da la fame ch'aveva, non si guardò neanche intorno. S'accomodò a tastoni a tavola col su' tegame dietro un profumo da rivisolare i morti, prese 'na gumea di maccaroni e invitò Verina, che gli s'era addormentato accanto come un baccalà e non diceva né a, né ba: "Ma che fè? Te se'misso a durmire proprio ora?" Nessuna riposta. "Un li voi?" Ancora silenzio. "Se un li voi, vol dire che i maccaroni li mangio tutti io!" – disse il Beppe e stava per ingollare la prima forchettata quando, dalla bara, s'alzò una voce:  "Si non li vole lui, allora dalli a me!" Beppe armase co' la forchetta a mezza via, impietrito più delle lapidi del Camposanto. Ma fu 'n attimo. Perché meno d'un secondo dopo, telò com'un razzo fori della cappella, berciando a tutta canna che svegliò tutto 'l cimitero. Allora il becchino uscì da la bara, s'accomodò a tavola e si rimpippiò dei maccheroni al sugo del Beppe, ch'eron proprio boni e insaporiti anche dal cacio d'uno scherzo mortale. Capito che aggeggio era Verina?

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
05/01/2018 10:42:42

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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