Opinionisti Giorgio Ciofini

La Fortezza...

Qui è nata la città dove sono nato anch’io

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Non passavo quella porta da quando cominciarono i lavori di restauro. Sono tornato in Fortezza l’altro giorno infiltrato ‘n una visita guidata della Susy Forasassi, ma me so’perso subito com’un citto che rivede la sua ragazza dopo una decina d’anni e la ritrova donna e bella da morire. Insomma la visione m’ha scombussolato a prima vista. C’era anche una guida che parlava, parlava, ma mica la sentivo? Andavo per conto mio, girovagavo da solo dietro ai ricordi, a tastoni com’un sonnambulo e avrei voluto tanto imboscarmi con la mia bella ritrovata. Ma come potevo tra tutta quella gente? Non c’era l’intimità d’una volta, di quando quassù ci demmo il primo bacio e la Fortezza era in carne e ossa. Ora mi tocca cercarla in spirito, tra reperti di vita non meno preziosi di San Donato in Cremona, che non è il nostro patrono trasferito sotto il Torrazzo, o della domus romana che s’affacciava al Casentino non impedita dalle imponenti mura di Cosimo, che cancellò un pezzo di storia d’Arezzo per rifarne una nuova appositamente per me. Cosa sarei stato io senza la Fortezza, la donna per la vita che non si può tradire anche volendo, perché semplicemente non ce n’è al mondo n’altra uguale? Non me lo chiedo, solo per non diventare un nuovo Mattia Pascal. E poi è diventata così bella che, guasi guasi, mi viene da perdonare Cosimo dei Medici che, per farla, buttò giù mezz’Arezzo. A questo punto potrei citare Hegel e la necessità della storia, ma vi risparmio. La Fortezza, per me, è il luogo delle origini. Qui è nata la città dove sono nato anch’io. E’ questo sentire che mi lega al luogo, in un miscuglio di memorie patrie e personali, come a un ombelico che non si può recidere con un paio di forbici. I panorami che videro gli etruschi di quassù, sono gli stessi che vedo io. Qui la storia della città e la mia trovano un punto di contatto in un giro di ronda sul ballatoio, sotto le mura che cinge d’assedio un esercito di ricordi. Fanno da corona le cime di Pratomagno, di Catenaia e di Poti che chiudono l’orizzonte e stringono in un abbraccio millenario la mia storia e quella di Arezzo che, viste da quassù, si confondono con quella della terra. Salire dopo tanti anni in Fortezza, è stato un po’ come sdraiarsi sul lettino dello psichiatra a cercare nelle profondità dell’anima rimasta sepolta sotto metri di terra, qualche traccia di storia e di vita, in un’operazione folle e parallela, in cui le vicende singole, quelle della città e quelle del pianeta trovano un punto di contatto, nel breve tratto di strada che ci è concesso di vivere, tra visioni a perdita d’occhio e cunicoli sotterranei che s’intravedono dalle inferriate, come incubi a occhi aperti. La Fortezza per me è anche questo contrasto tra dentro e fuori, tra corpo e anima, tra giorno e notte, tra morte e vita. E riportare alla luce qualche pezzo del puzzle sepolto dagli anni, dai millenni e da ere geologiche, è un gioco da vecchi che fa tornare bambini.        

Redazione
© Riproduzione riservata
02/02/2018 10:10:30

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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