Opinionisti Giorgio Ciofini

“Qui non di vende un c…parlando ‘n francese”

Artimino, il pezzo più pregiato dell’antiquariato aretino

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“Qui non si vende un c..parlando ‘n francese”. Sono tempi duri anche per l’antiquari come Artemio Buzzi, ma tutti a’Rezzo lo conoscono com’Artimino. E’ l’ultimo armasto di quella generazione che fece l’Antiquaria, che s’onora d’avello come vice presidente. S’entri nel negozio storico di via Cavour, lo trovi sempre dietro ai su’occhiali e al pezzo più importante: Pepe, il barboncino beige co’mmusino che pare dipinto da ‘n Raffaello che, invece delle Madonne, fa i cani per signora. Sta sdraiato nel ripiano della scrivania come ‘n un triclinio e Artimino gli fa ‘l vento co’n ventaglio a forma di palma, che dev’essere stato di Cleopatra: “E’ il titolare della ditta” – spiega il Buzzi che sta lì giusto per pigiare il bottone dell’apriporta, quando ‘n cliente sona ‘l campanello. Ma oggi come oggi capita ogni morte di papa. “Qui non si vende un c… parlando ‘n francese” – rinfocola Artimino che con la Maria Grazia, la sua signora, oramai è fisso al servizio di Pepe dalla mattina a’la sera: “Si tratta coi guanti, perché sennò ci disereda e ci tocca andare a stare sott’i ponti coi barboni, invece che coi barboncini” – spiega. Nonno Chicco, ch’era billino prop’io come ‘l su’ nipote, fu ‘l capostipite che partecipò alla seconda edizione della Biennale di Venezia. La fecero a Roma ‘n via Nazionale e non lo volevon far’entrare perch’era un cane.  “Allora se’ gira ‘l camion e s’artorna a’Rezzo” – minacciò Artimino e Chicco entrò a’la Biennale tutt’impettito, pidinando  come ‘na foca monaca sul tappeto rosso. “C’era anche la Nicoletta Lebole che pol testimoniare, se non ci credete” – fa lo sventolatore di palme. Propio ‘n quel momento s’afaccia alla porta del negozio la signora Maria Grazia. Pepe s’alza pigro a sedere sul su’ripiano del Settecento e Artimino: “Cinquant’anni di matrimonio e otto di fidanzamento e ancora non ci siamo capiti!” – poi schiaccia l’apri porta. L’Antiquaria tra poco fa cinquant’anni e il Buzzi ne compie ottantacinque. Anche se ne dimostra dimolti di meno, oramai anche lui è un pezzo d’antiquariato aretino, il più pregiato. Cominciò tutto nel 1968, co’l’idea d’Ivan Bruschi, il babbo di tutti l’antiquari. La Fiera di Piazza Grande fu una specie di reazione, che cercò di salvare il mondo antico dal vento della rivoluzione. Chi lo capì come il Bruschi e il Buzzi lo salvò e fece anch’i guadrini. “Ma qui non si vende più in c..parlando ‘n francese”. Proprio ‘n quel momento s’afaccia al portone ‘na coppia di clienti straniera. Artimino l’apre e quelli: “Quanto costare quel cavallo di Vinegia? “Quindicimila!” – fa il Buzzi e ripigia ‘l bottone dell’apri porta a’la velocità della luce. Artimino non vende pulci e, n’Italia, oramai vende solo a Prada. Una volta almeno da lui acquistava anch’il Berlusca, con cui è ‘na vita che si da del tu e che gli comprò anche ‘na statuina per la Veronica e la su’villa di Arcore, ma da quando s’è messo con Dudù e la Pascale compra a parametro zero anche ‘n antiquariato.  “Qui non si vende più un c…parlando ‘n francese”. Fino a ieri almeno Artimino si consolava con Pupo, di cui è grande amico. Una  gigantografia del Ghinazzi è appesa alla parete acanto a ‘n quadro de’l’ottocento, ma ora è andato a far’i pacchi ‘n Albania e non l’aiuta più nemmeno a sventolare Pepe. Come vicepreside della Fiera, al Buzzi, oltre ch’a dasse da fare col ventaglio gli tocca anche rilanciare l’Antiquaria, ma c’è uno solo al mondo in grado di fare ‘sto miracolo, dopo la gestione Nicchi, del tipo di quella dei Riva a’l’Ilva di Taranto. Quest’uno è ‘n amico d’infanzia d’Artimino, con cui da bighini giocaveno al circulino del prete di San Michele. “O si chiama Enrico Bondi, o sennò qui non si vende un c… parlando ‘n francese” – conclude. Anche Pepe a quel dire arizza l’urecchie e alza e abbassa ‘n paio di volte il capo ‘n cenno d’assenso.

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
21/02/2018 10:40:18

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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