Opinionisti Giacomo Moretti

Tutto su gomma

Oggi siamo a raccogliere ciò che si è seminato

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Il recente e tragico incidente accaduto a Bologna ci riporta ad uno dei problemi più grandi ed irrisolti rispetto ai quali la politica ha nicchiato per anni.
Decenni fa, per motivazioni evidenti e rispetto alle quali magari è opportuno dedicare apposite riflessioni, fu deciso che la maggior parte del traffico, di uomini e merci, nel nostro Paese dovesse passare attraverso gomma e asfalto.
Verrebbe da dire “asfalto” o quello che ne rimane viste le condizioni in cui versano le nostre strade di ogni ordine e grado.
Ma torniamo a noi. Oggi siamo a raccogliere ciò che si è seminato, con la conseguenza che merci, anche molto pericolose, viaggiano accanto alle nostre auto, e quel poco di strada ferrata che è stata predisposta è del tutti insufficiente.
Abbiamo treni - merci che non hanno linnee dedicate, e addirittura treni ad alta velocità che sono costretti ad attraversare le nostre stazioni ferroviarie poste dentro le città. in quanto anche le linee ad essi dedicate non bastano.
In tutto questo, c’è perfino chi insiste a bloccare opere importantissime e fondamentali.
Ci si perde in discussioni ultra decennali su quali tracciati far percorrere alle linee, ovviamente ciascuno tifa perché tali linee vengano fatte. Viaggiare comodi è il sogno di tutti, però le opere devono impegnare il giardino altrui.
Guai a prevedere infrastrutture nel proprio orticello.
E così, non abbiamo gasdotti perché pericolosi, però accettiamo di andare in vacanza con delle belle autobotti piene di carburante nella corsia accanto alla nostra.
Non vogliamo la TAV, però quando andiamo su internet e acquistiamo un qualsiasi prodotto ci lamentiamo se ci viene recapitato un giorno dopo quanto previsto, come se un telefonino o un cavetto o chissà quale altro aggeggio sia del tutto indispensabile al nostro vivere.
Ci dobbiamo mettere l’anima in pace.
Se vogliamo avere sicurezza (e anche prezzi dei combustibili più accettabili) dobbiamo accettare qualche gasdotto in più, altrimenti tra qualche anno sarà un lusso anche cuocere due spaghetti.
Se vogliamo essere più sicuri nelle nostre strade dovremmo accettare il prezzo di qualche rotaia in più, e magari - udite udite - anche di qualche galleria, altrimenti tutta la tiritela sul numero di camion che circolano sulle nostre strade è solo fine a se stessa.
Certo, fare opere pubbliche impegna denaro pubblico e in primo luogo è bene che questo non sia sprecato, come è indispensabile che le opere siano compatibili con l’ambiente.
Ma davvero è possibile andare avanti con i “niet” di Tizio o di Caio?
È mai possibile accettare la condizione infrastrutturale nella quale versa il nostro Paese?
È davvero possibile accettare che venga detto da chi ha responsabilità di governo che: “Siccome quando si fanno opere pubbliche c’è chi ruba, è meglio non farne affatto” (leggi Olimpiadi di Roma).
Io vorrei un Paese dove chi ruba viene costretto a vivere in un opera pubblica chiamata “carcere” per qualche annetto.
Ah, già dimenticavo, siccome da qualche decennio non si costruiscono più nemmeno quelli, meglio depenalizzare comportamenti socialmente odiosi facendo finta che chi delinque possa anche stare in giro per le nostre strade.
Insomma qui serve un cambiamento radicale.
A Bologna è andata bene, potevano morire centinaia di persone, mi chiedo se quella coda fosse stata in una galleria che tipo di disastro avremmo avuto.
Ora abbiamo bisogno di gente che si assuma le proprie responsabilità, che decida e lo faccia bene, abbiamo avuto un campanello di allarme grande come un’esplosione.

Giacomo Moretti
© Riproduzione riservata
17/08/2018 08:00:30

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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