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La cessione di Carlo Pelegatti è un colpo al cuore per i tifosi dell'Arezzo

"Caro Carlo, non ci piace e non ci suona affatto bene il tuo addio"

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Carlo Pelagatti al Padova! Non è solo un fulmine a ciel sereno, un colpo di mercato, uno dei tanti che i direttori Pieroni e Testini hanno piazzato in questa estate bollente, che ieri ci è esploso in faccia a tradimento. È un colpo al cuore, una cannonata di quelle che si sentono il giorno del Saracino e che precedono il gran cimento. Anche l’araldo ora, in qualche modo, ci chiama in Piazza. Carlo Pelagatti era il capitano della squadra, che ha riportato il Cavallino rampante a sognare e a sfiorare la B, reduce da Ferretti e stallieri romani vari. Era la bandiera, l’ex curvaiolo, l’uomo immagine scelto dalla stessa società per la campagna abbonamenti, non a caso intitolata: “Alò s’arparte. “Si, ma ‘ndo se va? “- viene da chiedersi col groppo in gola, ora che il simbolo stesso di questa operazione non c’è più. Perché? E soprattutto cosa sta succedendo in casa amaranto? Del resto la cessione del capitano è solo l’ultimo di segnali misteriosi che, in questa settimana erano arrivati a chi a cuore le sorti del Cavallino. Uno tira l’altro come le ciliegie e i brontolii d’avvertimento, che precedono il fragore del tuono: prima la conferenza di Anselmi e le parole di pietra seguite alla sua uscita dall’Arezzo, poi il comunicato laconico di orgoglio amaranto sul tema, quindi l’annuncio della cessione dell’attività giovanile alla società “Il Melograno” di Vittorio Marini. Niente, tuttavia, di così fragoroso come l’addio alla bandiera che, proprio di questi tempi, l’anno scorso firmava un contratto a vita con l’Arezzo e festeggiava sotto una Minghelli traboccante di entusiasmo. C’era la Fiorentina, ricordate? Eppure Di Donato, il giorno della sua presentazione, ha dichiarato che l’obbiettivo del suo Arezzo sarà quello di far meglio dell’anno scorso. E noi gli crediamo perché è un ottimo allenatore e una persona seria. La clamorosa uscita di Pelagatti dimostra che, nell’Arezzo, sta per accadere qualcosa di rivoluzionario e comincia un’attesa di grandi eventi. Cosa sta per accadere? Non stiamo qui a fare le sibille, a sindacare e men che meno a fare i menagramo. Il calcio ci riserva soprese ad ogni passo, in campo e fuori. Siamo convinti che sarà così anche questa volta. In campo il nostro “Dido” bentornato, è stato capace di portare il suo Arzignano in serie C, con una squadra di giovanissimi, come quella che quest’anno gli stanno confezionando Pieroni e Testini. Sarà capace di fare la stessa cosa ad Arezzo? Fuori dal campo c’è un La Cava che da solo non può far sognare la piazza e che sfoglia la margherita: resto o non resto? E noi? Dopo Pelagatti stiamo alla finestra ad aspettare e non poniamo limiti alle sorprese, alla Provvidenza e alle provate capacità dei nostri direttori. Tuttavia ci corre l’obbligo di segnalare che, stracciata la bandiera, dei “titolarissimi” della passata stagione restano solo Luciani (con la pubalgia), Foglia, Buglio e Basit (ma gli ultimi due sono sul mercato), Insomma Di Donato è chiamato a fare un’altra impresa non meno totale di quella che qui firmò il grande Pavanel. La chiusura però oggi non può essere che per Carlo Pelagatti, che ieri ci ha lasciato con una lettera d’addio, come la fidanzate. Caro Carlo, non ci piace e non ci suona affatto bene il tuo addio. Avremmo di gran lunga preferito un laconico silenzio. Non c’era alcun bisogno di spiegare. E poi che cosa? Hai fatto una scelta tua, personale, professionale, familiare, che non ci riguarda e che rispettiamo. Ma non parlarci di cuore, dando un bacio postumo ad una maglia che non è più tua. Era meglio che te ne fossi andato in silenzio, con le tue speranze e i rimpianti, che certo pesano ad un aretino vero come te, come pesano a tutti noi patiti del Cavallino.

 

Giorgio Ciofini          

Redazione
© Riproduzione riservata
27/07/2019 12:19:11


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