Opinionisti Alessandro Ruzzi

Leggo e mi prende il magone, forte

La coltivazione di marijuana alla Ripa di Olmo

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Forse avete già sentito di aspetti sinora poco noti circa un grandioso sequestro di marijuana avvenuto qualche giorno fa alla Ripa di Olmo.

I carabinieri avevano anche arrestato chi era stato trovato ad annaffiare le piante oltre a sequestrare "oltre 20 chilogrammi complessivamente il peso delle piante verdi e delle infiorescenze in essiccazione ", evidenziando la presenza di "due ventilatori e un trimmer professionale, cioè un macchinario utilizzato per trinciare e sminuzzare rami, foglie e fiori, del valore di parecchie migliaia di euro" (il grassetto non è mio, era così nell'articolo di una testata aretina).

Infatti il proprietario del terreno e delle piante -che già si era esposto come il destinatario, per motivi sanitari, delle foglie- ha espresso più compiutamente le motivazioni e i fatti.

La prima riflessione serve solo per addolcire la pillola amara che vi somministrerò nel seguito: il proprietario del terreno dice che il peso di 20 chili sarebbe stato raggiunto mettendo in bilancia i vasi e la terra in essi contenuti; dinanzi a questa affermazione ci sarebbero soggetti che farebbero una figuraccia: chi lo ha fatto e chi lo ha scritto e chi lo ha pubblicato (20 chili di infiorescenze e piante verdi occupano un volume davvero notevole!). Diviene chiaro a tutti che i comunicati emessi in tali circostanze collegano la presenza di oggetti di uso comune con qualunque crimine (in questo caso il possesso di ben 2 ventilatori): come la presenza del bilancino -strumento che è presente in tutte le cucine- viene evidenziata in ogni perquisizione casalinga quale legame indissolubile all'attività di spaccio, dobbiamo stare attenti perché nel caso di perquisizione in casa nostra ogni presenza di forbici e coltelli ci fa automaticamente collegare a qualunque spargimento di sangue dimostrando che abbiamo strumenti atti ad offendere.

Ho letto le parole del signor Di Benedetto: il mal di stomaco è esploso.

Di Benedetto  parla della sua lotta contro il dolore derivante da una brutta patologia, dice di fare uso di Bedrocan -marijuana farmacologica.

Non conosco la malattia, ma faccio uso di quel farmaco e riconosco nelle parole del Di Benedetto aspetti che solo utilizzatori di quel farmaco conoscono. Io sono cliente del dipartimento di "terapia del dolore" di Careggi e mi viene prescritta l'assunzione di un decotto a base di cannabinoidi, prodotto in Olanda quale Bedrocan e in Italia dal farmaceutico militare come FM.

Alla farmacia dell'ospedale di Arezzo mi vengono consegnate cartine -in tutto simili a bustine di thè- che attraverso una lavorazione complessa permettono la preparazione di bevanda -disgustosa e non risolutiva almeno per quanto mi riguarda- contro il dolore. Siccome si parla di stupefacenti, alla consegna viene allegato giustificativo per il trasporto (motivazione: casomai vi fermassero i carabinieri); la prescrizione ha durata trimestrale per cui ogni 3 mesi organizziamo una carovana per portarmi a Careggi per avere la prescrizione aggiornata; fossi residente Usl-Careggi non mi darebbero le cartine per preparare il laborioso e disgustoso decotto bensì un olio che permetterebbe una assunzione più certa (il passaggio del cannabinoide dalla pianta al decotto non è scientifico, l'olio -di cui è possibile conoscere il contenuto- darebbe maggiore garanzie): per motivi che nessuno è riuscito a chiarirmi l'olio non è disponibile nella Usl aretina, forse la distanza fra i malati e chi decide a tavolino cosa sia reso disponibile entro i confini della Usl è eccessiva.

Trovo molta disponibilità nei farmacisti, come l'ho trovata nella grandissima maggioranza dei personale sanitario della Usl aretina: mi pare tuttavia che la risposta "amministrativa" non sia dello stesso livello.

Tornando a Di Benedetto, la coltivazione di qualunque tipo di cannabinoide è proibita comprese quelle specie che hanno bassissimo tenore di THC (foglie che anche fumate darebbero poco sballo): sicuramente lo sa, anche non lo sapesse non conta. 

Probabilmente lui interessano piante ad elevato CDB  (principio attivo contro dolore e spasticità), ma per la legge se le coltivi sei un bandito.

Sinceramente faccio fatica a comprendere l'attività di contrasto svolta dai carabinieri nei confronti di chi coltiva 10 piante di canapa o maria: ritengo ci siano attività più importanti per garantire la sicurezza dei cittadini e contro le organizzazioni criminali, che non operano nel settore della droga coltivando 10 misere piante.

E proprio non capisco come i nostri parlamentari, i nostri legislatori, insistano a punire chi coltiva per uso personale -a maggior ragione per carattere sanitario. Come accennavo non è tipo di erba che si può andare a comprare dal pusher, non è erba da "sballo".

E assolutamente non voglio neanche lontanamente auspicare che qualcuno di questi signori debba sperimentare sulla propria pelle i limiti di una legislazione e normativa sanitaria che fanno a cazzotti con il fabbisogno di chi soffre. Comprese eventuali difficoltà di disponibilità di farmaci.

Ma in questo ambito troppe cose non funzionano, a prescindere da quanto emergerà veramente circa questa serra e l'uso di queste piante.

ps: in questi frangenti mi vengono in mente le parole del ex sindaco di Sesto San Giovanni (Penati): costretto alla sedia a rotelle ha compreso, dichiarandolo, che da sindaco non ha fatto abbastanza nella lotta alle barriere architettoniche. È morto qualche giorno fa e quindi non posso esprimergli la rabbia che le sue parole mi suscitano. Ma purtroppo sembra proprio che l'importanza di taluni aspetti venga compresa solo quando uno  (o suo caro) si trovi in certi drammatiche situazioni (sia sedia a rotelle piuttosto che dolore neuropatico o oncologico). La beffa oltre il danno.

Alessandro Ruzzi
© Riproduzione riservata
11/10/2019 12:42:20

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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