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Appalti Sanità, arrestato il commissario regionale per l’emergenza Covid-19 in Sicilia

E dire che nel 2016 il presidente Mattarella gli aveva conferito la medaglia al merito!

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All’inizio del 2013, con una sequenza drammatica e carica di tensione ma in sé anche un po’ comica, che coinvolse in una letterale corsa in Procura anche il presidente della Regione Rosario Crocetta, Antonio Candela e Fabio Damiani fecero arrestare quasi con le mani nel sacco Salvatore Cirignotta, allora manager dell’azienda sanitaria provinciale di Palermo, in cui entrambi lavoravano. Oggi è toccato a loro, e sempre per tangenti nella sanità siciliana, quella di cui Candela – da sette anni scortato, a causa delle sue denunce – era stato il moralizzatore, a caccia di appalti truccati, mazzette e ruberie. Degli altri, ovviamente. Tanto che nel 2016 gli era stata conferita la medaglia al merito dal presidente della Repubblica e il nuovo governatore siciliano, Nello Musumeci, nel marzo scorso, nel pieno dell’emergenza, lo aveva nominato coordinatore anti-Covid nell’Isola. 

Candela, finito ai domiciliari, e Damiani (oggi direttore generale dell’Asp di Trapani), spedito in carcere, sono due dei dieci coinvolti dell’inchiesta della Procura di Palermo e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza sulla centrale degli appalti siciliana, utilizzata per pilotare – nel nome della legalità – quattro gare. Due erano state bandite dall’Asp 6 di Palermo, sulla gestione e manutenzione delle apparecchiature elettromedicali, del valore di 17.635.000 euro, e sulla fornitura di vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici, valore di 126.490.000 euro; le altre due erano della Cuc, la Centrale unica di committenza, sui servizi integrati di manutenzione delle stesse apparecchiature, del valore di 202.400.000 euro, e sui  servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale, del valore di 227.686.423 euro.

Seicento milioni, dunque, nel complesso. Soldi, tanti, tantissimi soldi: il manager Cirignotta, al confronto, era stato denunciato per le briciole di 40 milioni della gara per i pannoloni e da anni è sotto processo in tribunale. Nell’inchiesta che oggi ha portato agli arresti di stamattina, dicono gli investigatori, “spregiudicate condotte illecite” garantivano l’applicazione di un tariffario delle tangenti che si aggirava intorno al 5% del valore degli appalti stessi.

Gli altri otto arrestati sono Salvatore Manganaro, 44 anni, andato in carcere, mentre Giuseppe Taibbi, di 46, è ai domiciliari con Francesco Zanzi, 55 anni, di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie spa, Roberto Satta, 50 anni, di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie; Angelo Montisanti, 51 anni, di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di Siram e amministratore delegato di Sei Energia scarl; Crescenzo De Stasio, napoletano di 49 anni, direttore unità business centro sud di Siram; Ivan Turola, 40 anni, di Milano, referente occulto di Ferco srl; Salvatore Navarra, 46 anni, di Caltanissetta, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe spa. Ci sono pure due misure interdittive, il divieto di esercitare attività di impresa e professionali, riguardano Giovanni Tranquillo, catanese di 61 anni, referente occulto di Euro&Promos spa e di Pfe, e di Giuseppe Di Martino, 63 anni, originario di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara.

Oltre ai pagamenti in contanti, secondo la ricostruzione dell’accusa (il procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Sergio Demontis e i pm Giacomo Brandini e Giovanni Antoci), veniva usata una galassia di imprese, intestate a prestanome, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti. Il sistema delle fatture gonfiate, ricostruito dal Nucleo tutela della spesa pubblica, nascondeva le mazzette. Trust fraudolenti poi schermavano la riconducibilità delle società utilizzate per intascare le tangenti. Candela, l’ex paladino della legalità, caduto nella polvere come tanti prima di lui, nelle intercettazioni era stato ascoltato mentre si definiva il “capo condominio della sanità, io sempre questo rimango”. E secondo il Gip Claudia Rosini aveva solo costituito un centro di potere. L’ennesimo, nella legalità debole made in Sicily.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
21/05/2020 08:43:31


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