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Istat: l’economia riparte ma l’Italia è più povera e meno longeva

Stabilito anche il record negativo delle nascite

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L'emergenza sanitaria ha portato con sé pesanti ripercussioni sul quadro economico e sociale italiano che però, grazie alle misure di sostegno e alla ripresa delle attivita', vede delinearsi il rimbalzo tanto atteso. E' quanto sostiene l'Istat nel suo Rapporto annuale 2021, sottolineando però alcuni aspetti che ancora pesano come la disoccupazione e la povertà assoluta che tocca oltre 2 milioni di famiglie. «Nonostante un moderato recupero occupazionale nei mesi recenti, a maggio ci sono 735 mila occupati in meno rispetto a prima dell'emergenza», si legge- E ancora: «I trasferimenti alle famiglie hanno limitato la caduta del reddito disponibile (-2,8%) - osserva il rapporto - il calo dei consumi è stato ben più ampio di quello del reddito, di conseguenza il tasso di risparmio è quasi raddoppiato. I consumi sono scesi più nel Nord che nel Centro e nel Mezzogiorno. Nel complesso, la spesa per alimentari e per l'abitazione è rimasta invariata, mentre si sono ridotte molto quelle piu' colpite dalle misure restrittive sulle attività e dalle limitazioni agli spostamenti e alla socialità. L'incidenza della povertà assoluta, misurata sui consumi, e' in forte crescita, soprattutto nel Nord». Fa da sfondo un nuovo minimo storico di nascite dall'Unita' d'Italia e un massimo di decessi dal secondo dopoguerra. 

Oltre due milioni di famiglie in povertà 

La povertà assoluta è in forte crescita e interessa nel 2020 oltre 2 milioni di famiglie (7,7% dal 6,4% del 2019) e piu' di 5,6 milioni di individui (9,4% dal 7,7%). La condizione peggiora di piu' al Nord che al Centro e nel Mezzogiorno. Cala anche il reddito primario delle famiglie che e' sceso di 92,8 miliardi di euro (-7,3%). I massicci interventi pubblici di redistribuzione hanno fornito un contributo positivo di circa 61 miliardi di euro, compensando due terzi della caduta e sostenendo il potere d'acquisto delle famiglie. A fronte della discesa molto piu' ampia della spesa, la propensione al risparmio e' salita dall'8,1 al 15,8%.

Imprese a rischio

La crisi sanitaria ha compromesso in molti casi la solidita' delle imprese: nel primo semestre del 2020 oltre tre quarti delle aziende industriali con almeno 20 addetti hanno registrato ampie cadute di fatturato, sia sul mercato nazionale sia su quello estero. Risultano strutturalmente a rischio la meta' delle micro (3-9 addetti) e un quarto delle piccole (10-49 addetti), soprattutto nel terziario.

Record negativo delle nascite

Un nuovo minimo storico di nascite dall'Unita' d'Italia e un massimo di decessi dal secondo dopoguerra. Nell'anno del Covid in Italia si sono avuti 746.146 decessi, il valore piu' alto registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: rispetto alla media 2015-2019 si sono avuti 100.526 decessi in piu' (15,6% di eccesso). La speranza di vita alla nascita, per il complesso della popolazione (maschi e femmine insieme), e' scesa a 82 anni, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Il record negativo del numero di nascite toccato in Italia nel 2019 e' stato di nuovo superato nel 2020. Ma mentre il calo continua a gennaio e febbraio di quest'anno, a marzo si registra una lieve inversione di tendenza.

Consumi e investimenti

Secondo l'Istituto di statistica, negli ultimi mesi c’è una convergenza di tutte le principali economie verso un sentiero di veloce recupero a cui il nostro Paese sembra essersi agganciato. Il Pil italiano, dopo la caduta dell'anno passato (-8,9%) dovuta essenzialmente al crollo della domanda interna, è previsto in rialzo del 4,7% nel 2021. La robusta ripresa dell'attività, dei consumi e degli investimenti, previsti nel 2021 saranno spinti anche dall'avvio del Pnrr. - 

Pnrr decisivo

Considerando gli investimenti programmati per la parte riconducibile a voci specifiche, gli effetti del Pnrr sono quantificabili, secondo un esercizio di simulazione, in un innalzamento del livello del Pil - rispetto allo scenario base - compreso tra il 2,3 e il 2,8 per cento nel 2026, con impatto che aumenta al crescere dell'intensità della componente immateriale della spesa (R&S, software, altri prodotti della proprietà intellettuale). Inoltre, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza avrà effetti anche sulla prolungata stagnazione della produttività del lavoro che contraddistingue il nostro paese concentrandosi sulla ripresa del processo di accumulazione del capitale materiale e immateriale e il rafforzamento del percorso verso la transizione energetica ed ecologica.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
09/07/2021 14:04:59


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