Opinionisti Maurizio Bragagni

La mia Italia: come uscire dal caos con una semplice riforma

Serve una riforma dei cuori prima di tutto, una riforma mai avvenuta dal 17 marzo 1861

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Carissimo Domenico, ti scrivo per mettere per iscritto solennemente quello che vuole essere un ricordo, una memoria, un testamento spirituale verso la patria nostra tanto amata. Durante nostre quotidiane conversazioni tramite WhatsApp, più di una volta tu mi solleciti e mi richiami alle necessità della nostra patria per me ormai abbandonata, l'Italia. L'ultima volta sono stato un po' duro, tu sai benissimo che non intendevo dire quello che ho detto. La patria mia tanto amata e desiderata rimane sempre l'Italia, ma ne vedo talmente la miseria, la distruzione commessa da uomini incapaci o da farabutti, ma purtroppo pochi sono i farabutti e molti gli incapaci che oggi si trovano al governo della nostra nazione, che il cuore per non patire costringe gli occhi a non vedere, e in questo forse sono diventato un po' cinico.

Per rispondere alla tua domanda su cosa serve, come far ripartire l'Italia, ti rispondo nel più semplice dei modi. Serve una riforma dei cuori prima di tutto, una riforma mai avvenuta dal 17 marzo 1861, , data dell'unificazione della patria. Ma tale unità di cuori può anche essere aiutata da semplici piccole riforme, non riforme costituzionali che servono solo a far perder tempo e non ottenere nulla. La nostra costituzione nasce per non essere riformata, i padri costituenti misero in conto che ci sarebbero stati dei momenti in cui qualcuno avrebbe pensato di riformare o di piegare la costituzione a proprio tornaconto. Ma la costituzione non si piega, è nata per essere non piegabile e chiunque tenti di riformarla ha sempre fallito, Berlusconi e Renzi hanno fallito miseramente. La costituzione accetta solo piccole modifiche, non accetta di essere rinnovata.

Per questo motivo ti dico che non penso a una riforma costituzionale, ma soltanto  a una riforma del costume italiano. Noi dobbiamo ammettere che non esiste concorso pubblico, che non esiste elemento dove esiste il pubblico, dove non ci sia corruzione o concussione, le quali sono la vera piaga del nostro paese. Possono essere corruzione o concussione esplicita, come durante gli anni di Tangentopoli oppure implicita, come i favori. La dimostrazione è che si fanno i concorsi pubblici e io vedo che la maggioranza dei professori universitari hanno lo stesso cognome dei ricercatori, vuol dire che i figli vengono assunti per un miracolo di concorso pubblico nelle strutture pubbliche. Io sono figlio di mio padre e le mie figlie sono figlie mie, ma di tutte loro non vedo nessuna con una grande passiona per la storia come io ho, o attualmente nessuna di loro che abbia tre laure, quindi possono fare la mia stessa strada? Non possono sinceramente. Mi viene da ridere come quando si pensa che uno possa seguire le orme del padre ed essere uguale al padre, non esiste nelle aziende familiari, come fa a esistere nello stato? Se poi guardo alla magistratura, mi viene ancora più da ridere, sembra che uno sia magistrato di generazione, il padre era magistrato, il nonno era magistrato, il bisnonno era magistrato, ma che è? Eppure sono tutti nominati con concorso pubblico, ci deve essere il gene del magistrato, come esiste il gene del notaio, del funzionario pubblico di stato, dell'ambasciatore, concorso pubblico e si scopre che il figlio di un ex-ministro diventa ambasciatore, è strano. Quindi, come non esiste tale gene nelle aziende private, come io ho voluto ben ribadire nel mio ultimo libro "L'arte di rendere l'impossibile possibile, family business", così lo ribadisco qui nella situazione pubblica, a maggior ragione una persona non può essere per nascita chiamata alla funzione pubblica, è una vocazione, certo, avere il padre che fa politica sicuramente può invogliare il figlio a fare politica. Tuttavia, se guardo i figli di tanti politici illustri come Craxi e vedo il figlio Bobo i pochi capelli che ho mi cascano. Faccio questo esempio perché, Domenico, so che tu sei un vecchio socialista che fece il discorso al funerale di Pertini rappresentando la gioventù socialista, però è l'evidenza che la politica non si tramanda, la politica sicuramente non è tramandabile, trasferibile. Certo, uno ne può essere appassionato, la può amare, la può desiderare, può sicuramente essere impegnato e in qualche caso eccezionale può anche emergere, ma in linea generale nelle funzioni pubbliche e politiche, il trasferimento di poltrone da padre a figlio o da parente a parente è una pratica parassitaria e di clientelismo tipica della nostra patria, ed è l'elemento primo di malcostume che genera questo cuore duro invece di essere un cuore italiano.

Per questo motivo ritengo che la prima semplice, veloce, immediata riforma da fare sia l'eliminazione di qualunque concorso pubblico a qualunque livello. Il che vuol dire, prima di tutto, anche l'eliminazione del valore legale di ogni titolo di stato, l'eliminazione legale del valore stesso del diploma, della laurea, come valore di titolo di stato. Soltanto così, eliminando completamente la presenza della burocrazia dello stato dalle attività e dai concorsi pubblici dell'attività della Repubblica noi potremo avere finalmente cittadini con un unico cuore, perché non più il cognome, non più l'appartenenza politica ma soltanto il merito possa trionfare. In Inghilterra ho imparato che il merito di uno è la gloria di tutti, questo è quello che io da sempre mi ripeto e ripeto ai miei ragazzi. Il merito, solo ed esclusivamente il merito, il che non vuol dire io non sia dovuto scendere a compromessi  per motivi di affari per dover premiare non il merito ma l'opportunità, ma la coscienza del merito ha fatto sempre si di non fare mai un torto a chi ha il merito. Se ho dovuto premiare uno per motivi di opportunità, a disfavore di uno che aveva merito, ho premiato anche colui che aveva il merito, perché il merito va difeso e per difenderlo va eliminata la decisione pubblica del merito, che ha trasformato qualunque concorso non nella selezione del migliore o di chi aveva il merito, ma nella selezione del più stupido e lo dico con tutto il cuore su questa parola. Abbiamo consegnato il paese alle mafie: se c'è un posto da primario in Sicilia, un grande amico mi diceva che non il più raccomandato o il più bravo vincerà ma il più stupido perché quando uno è stupido le organizzazioni criminali possono fare quello che devono fare senza nemmeno coinvolgerlo, senza nemmeno avere la sua complicità, possono tranquillamente agire perché tanto è talmente stupido che neanche si accorge di quello che gli stanno facendo. Noi abbiamo consegnato Italia a massa di ignoranti e incapaci, e questo è dovuto al sistema non del merito ma dello stupido.

La stessa scuola, pubblica, seleziona attraverso un sistema di concorso pubblico su cui ormai non c'è più nulla da dire, basta avere un qualunque pezzo di carta e aspettare, arrivare in graduatoria ed essere chiamato a diventare professore. Ci sono stati amici miei hanno superato esami di latino a forza di calci nel sedere e che si sono poi laureati in lettere moderne, a cui viene affidata la cattedra di latino e italiano, gente che non sapeva scrivere una lettera in maniera decente, gente che durante il liceo aveva, se tutto andava bene, la media del 4 a tutti i compiti di italiano e le versioni di latino. Sicuramente il corso di lettere moderne e l'università fatta con un solo esame di latino forse, sono molto più validi di cinque anni di superiori . Ricordo la mia professoressa di latino, poteva parlarlo, respirava latino. Questi moderni non sanno nemmeno di ciò che parlano, eppure questa persona, e come lei altri illustri esempi, all'età di 45 anni dopo aver lavorato tutta la vita nelle aziende private facendo la segretaria, il commerciante, viene chiamata a ricoprire una cattedra di italiano in una scuola pubblica all'età 45 anni senza un corso di formazione, un minimo di preparazione. Cosa andrà mai insegnare a questi ragazzi? Che tipo di educazione potranno mai ricevere da una persona che ha fatto un concorso 20 anni fa e che oggi viene chiamata a insegnare, ad educare. Ex-duco, tirare fuori, ma cosa volete che tiri fuori che non si ricorda neanche da dove viene. Ma può studiare certo: legge un libro, lo va ripetere a pappagallo, ma questa è educazione? Questo è il sistema della scuola pubblica italiana? La scuola dove tutti hanno diritto che cosa, a rimanere asini? Una scuola in cui l'inglese viene introdotto troppo tardi, sicuramente non alle elementari perché nessuno lo sa parlare. Poi naturalmente ci lamentiamo se le famiglie per bene, le famiglie che possono, le famiglie che vedono più lontano delle altre mandano i figli in scuole private pagando soldi perché la scuola pubblica non insegna, la scuola pubblica non prepara, la scuola pubblica è soltanto un grande parcheggio per disoccupati, un modo per dare ai disoccupati un titolo e un lavoro, e tutto questo perché esiste un concorso pubblico, perché il preside non può chiamare chi lui ritiene che debba essere chiamato, il giovane laureato e bravo oppure la persona esperta ha insegnare una materia, ma deva attingere, come durante il tempo del fascismo, da concorsi pubblici. Ma chi l'ha detto, ma chi l'ha detto che facendo un concorso pubblico si ottiene il meglio. Facendo un concorso pubblico si spendono soltanto i soldi per fare i concorsi pubblici, si costruiscono sistemi di clientelismi, di ruberie, e basta, soltanto questo. Ma chi l'ha detto che per diventare avvocato uno debba fare l'esame di stato, ma che roba è? Uno è laureato in giurisprudenza, fa il tirocinio e dopodiché va  a esercitare. Se diventerà un avvocato saranno i suoi clienti a deciderlo. Ma perché deve fare l'esame di stato, un esame rubato, falso in cui se uno conosce membri della commissione viene aiutato, in cui abbiamo visto come, per creare situazioni difensive, uno prende e va in Romania o Spagna, si riconosce la laurea lì e poi torna in Italia, si fa registrare per fare l'esame di stato. Ma perché, chi l'ha detto? Qual è il criterio per cui un esame inutile, costruito il tempo delle corporazioni dei fascisti, debba essere mantenuto? "Un esame per la tutela dei cittadini"… ma che, se uno non è in grado di fare l'avvocato morirà di fame. Certo che il cittadino al diritto di essere tutelato, ma l'appartenenza all'ordine degli avvocati è una garanzia? Secondo voi il cittadino seleziona in base all'appartenenza all'ordine degli avvocati, per mantenere di nuovo un'altra generazione di mangiapane che hanno costruito il loro i piccoli poteri? Perché questa è l'Italia, è il paesello del gessetto. Che cos'è il gessetto? Una volta i bidelli dovevano aprire la scuola, pulirla, spazzarla e controllare l'ordine e la disciplina fuori dalle aule, oggi non fanno più nulla di questo, l'unica cosa che fanno è portare il gessetto agli insegnanti, e in conseguenza di questo si crea ovviamente il potere del gessetto, perché se te mi rimani simpatico io ti do il gessetto. In alcune zone dell'Italia, in un famoso film di Fantozzi e di Paolo villaggio, " Io speriamo che me la cavo", il bidello a Napoli vende i gessetti e insieme a quello altre attività. Siamo tutti ridotti schiavi del sistema del gessetto.

L'unica vera riforma necessaria per il paese è l'eliminazione di tutti gli esami di stato, tutti i concorsi pubblici. Tutto deve essere fatto a chiamata diretta, con una chiara responsabilità in tutti i settori di chi chiama, di rispondere di ciò che fa. Affinché questa chiamata non sia un arbitrio moltissimi dei settori devono diventare settori di interesse privato. Chi ha detto che la scuola deve essere di proprietà dello stato? Il servizio pubblico che deve essere garantito ai cittadini della Repubblica, può essere benissimo gestito, anzi economicamente è vantaggioso, dalle scuole parastatali, o paritarie. Il costo è minore, l'attività è maggiore, il controllo dei dipendenti è più adeguato e soprattutto vi è un risparmio enorme per lo Stato. Questa riforma che io ti dico comporta la rinascita dell'Italia e la fine del servilismo e del privilegio. Per fare questo occorre rimuovere stato da ogni attività non necessaria per la Repubblica, lo stato deve essere soltanto il garante dei diritti fondamentali che la costituzione italiana garantisce, ma senza agire in prima linea., iniziando dalla scuole. La costituzione italiana stabilisce che il diritto all'educazione spetta ai genitori, e come tali noi dobbiamo mettere i genitori nella condizione di scegliere. Come? Pagando, qualunque sia la cifra, a seconda della scelta del genitore. Il genitore sceglie l'istituto X, lo Stato paga l'istituto X il genitore sceglie l'istituto Y, lo Stato paga l'istituto Y. Gli istituti pubblici vengono trasformati in fondazioni private a cui viene dato in carico al Consiglio d'amministrazione della fondazione la gestione, dunque l'arruolamento degli insegnanti, senza concorso pubblico. In questo modo le scuole che inizieranno subito ad essere distinte tra le scuole capaci di dare un'educazione propria e le scuole incapaci di dare un'educazione propria, dovuto agli insegnanti. Queste ultime inizieranno così a selezionare il proprio personale con un unico criterio, il migliore, perché se non ho il migliore, se non insegno inglese o se alcune materie non vengono insegnate in inglese fin dall'inizio, la gente non mi manda i figli e io quindi non riscuotere i soldi dallo Stato, e io quindi non riesco a pagare gli stipendi.

L'eliminazione di questo elemento del non merito, l'introduzione quindi della responsabilità diretta di tutti, l'eliminazione del concorso pubblico dei professori e di tutti gli altri ordine, comporteranno l'eliminazione della corruzione e di conseguenza la possibilità che il merito non prevalga ma che si inizi a fare strada. Ci vorranno anni, se non secoli, generazioni prima che il merito venga riconosciuto come unico criterio che una società civile e veramente democratica debba perseguire. Questa riforma, che è semplicemente una riforma della pubblica amministrazione, con l'eliminazione, ripeto, di qualunque concorso pubblico, può anche essere applicata all'esercito. Qualcuno si potrebbe chiedere: con che criterio facciamo allora l'esercito? Con gente che va a fare il servizio militare gratuitamente per un anno, venendo educata e poi i superiori, che hanno avuto modo di conoscere la persona, decidono se prenderla e farla partecipare alla selezione per l'accademia militare. Quindi se tu vuoi fare il carabiniere o il poliziotto, fai un anno volontario, gratuitamente, dove ti viene dato soltanto vitto e alloggio, dove ti viene insegnata disciplina. Se dopo questo anno, i tuoi superiori ritengono che tu sia all'altezza, ti prendono e ti fanno continuare quel tipo di carriera, sapendo che poi sarai tu ad andare in guerra con loro, perché l'esercito e volontario, e di conseguenza ogni tanto qualche guerricciola c'è da fare, perlomeno negli aiuti umanitari all'estero. È evidente che dovranno selezionare uno bravo, perché se mettono un imbecille i nostri rischiano di morire e logicamente la responsabilità che noi dobbiamo andare a implementare è una responsabilità in cui qualora qualcosa di grave si verificasse a qualcuno a causa di un ufficiale incapace, è evidente che chi lo ha mandato in guerra e non lo ha rimosso ne avrebbe la responsabilità. Un semplice criterio di cooptazione controllato. Vuoi che questa persona entri? Bene, ma se succede qualcosa ne rispondi anche tu.

La magistratura è l'unico caso in cui dovremmo ripensarla bene. Si può fare a due livelli. Nessuno può diventare magistrato senza aver operato almeno 10 anni come avvocato in entrambi i livelli. Nel primo caso la magistratura diventa nomina da parte del ministero competente, come viene negli Stati Uniti, e questa situazione non mi dispiacerebbe sinceramente. Nel secondo caso possiamo prevedere che i magistrati vengano eletti dal popolo. Certo, questo comporta un enorme rischio soprattutto in alcune zone dell'Italia, dove potrebbero esserci infiltrazioni mafiose nella magistratura. Ma la questione di fondo è: non ce ne sono già? Non ci sono già infiltrazioni mafiose nella magistratura? Non ci sono già magistrati che si sono venduti le cause? Non ne abbiamo già avuto esempio? L'infiltrazione può avvenire prima o dopo, non prendiamoci la scusa dell'ignoranza del popolo, dell'incapacità del popolo. Io non sto dicendo che popolo becero e stupido ha consegnato l'Italia a degli incapaci, io sto dicendo che noi abbiamo consegnato l'Italia a degli incapaci. Dobbiamo rendercene conto, abbiamo fatto un errore, e come facciamo a rimediare? Dobbiamo per forza fare una riforma, ripeto, che elimina lo stato e l'interesse di stato da qualunque settore economico. Soltanto così riusciremo a eliminare la concussione e la corruzione, che sono i veri mali del nostro paese.

Per questo sulla magistratura, o un'elezione diretta o una selezione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura su titoli, ma sempre soltanto dopo 10 anni di esercizio dell'attività forense privata. Questo farà sì che esistano dei magistrati che comprendono attività forense e di conseguenza comprendono la necessità della controparte e non dei ragazzini giovani e inesperti che si credono Dio in terra perché non devono rispondere a nulla e a nessuno, e che con il loro atteggiamento, superficiale e anche ideale, non fanno altro che un danno enorme non solo alla magistratura, ma tutti martiri che la magistratura ha avuto nella difesa delle istituzioni della repubblica. E ti parla uno caro Domenico che, come sai, ha studiato giurisprudenza e che aveva grande rispetto umano per Falcone e Borsellino. Ricordo ancora quando morirono, quando io, rappresentante dell'istituto superiore decisi di fare un congresso, misi in campagna elettorale, un congresso per raccontare la storia di questi due grandi magistrati, e i ragazzi della sinistra mi fecero un manifesto contro che era un manifesto con su scritto "Maurizio Bragagni qui giace per avere combattuto la mafia", simbolo e spregio del fatto che io volevo onorare queste due persone e loro lo consideravano come un tentativo di esaltare due singoli rispetto alla magistratura tutta. Questo è sempre stato l'esempio del problema della sinistra: criticano tutto per poi abbracciarlo, hanno criticato il Patto Atlantico, l'Europa per poi diventarne i più grandi sostenitori, hanno criticato le riforme della casa per poi diventarne sostenitori. Vuoi essere sicuro di fare una cosa giusta? Assicurati che i sinistri, o i sinistri del momento, perché cambiano nome ma rimangono sempre i soliti, un'eresia antica, l'eresia ariana di non credere nell'incarnazione del Cristo, ti siano contro. Vuol dire che stai facendo sicuramente la cosa giusta, anche perché poi ce ne saranno a favore nel giro di dieci anni. Questa è la storia d'Italia.

Come dicevo, per tornare alla vera unica riforma, è l'eliminazione dei concorsi pubblici a qualunque livello. Come abbiamo detto nella scuola, nell'esercito, nella magistratura, con la nomina da parte del Consiglio Superiore della Magistratura di magistrati solo per titoli, lo possiamo anche continuamente dire in qualunque tipo di concorso, in molti casi vogliamo logicamente il ritiro dello stato dall'attività che deve essere fatta. L'abbiamo detto per la scuola, occorre consentire la trasformazione e la nascita di fondazioni che gestiscono, come in Inghilterra, la scuola come se fosse un'attività privata, in modo tale che non ci sia più un concorso pubblico ma che uno possa essere chiamato alla cattedra in base a dei criteri di merito, e soprattutto a criteri di rendere famosa l'università o la scuola per poter attrarre i migliori studenti e quindi attrarre i soldi dello Stato, cioè lo Stato paga dove tu vai e di conseguenza, logicamente, tu tenterai di andare dove c'è il meglio.

L'altra cosa è sicuramente nella sanità, stessa cosa. Invece di avere ospedali statali bisogna avere ospedali di natura privata, dove naturalmente il servizio pubblico è garantito, lo stato paga il servizio al privato. Lo paga come? Semplicemente tu vai dove vuoi andare e chi ti dà il servizio viene pagato, consentendo ai dottori di essere selezionati dall'amministratore delegato dell'ospedale in base a un criterio di meritocrazia. Dopodiché, se l'ospedale non va avanti fallisce e chiude, semplicemente questo. Lo stato non interviene nel salvataggio di strutture che non devono esistere. Naturalmente se devono esistere dei centri di eccellenza statali, come può essere il MIT, oppure come può essere un ospedale per malattie infettive rare, del quale sarebbe impossibile la gestione privata, la gestione della selezione del personale è di esclusiva competenza del dirigente nominato dal politico per consentire che tale l'ospedale funzioni. E qualora non funzioni, è evidente che il politico e di conseguenza il dirigente nominato dal politico sono responsabili per il suo malfunzionamento, e la gente deciderà cosa succede loro nelle elezioni successive. Quindi, per evitare qualunque tipo di speculazione, basta che ci sia la responsabilità, l'accountability come si dice nel mondo anglosassone. E questa accountability fa si che ci sia una evidente, diretta responsabilità della persona politica che deve nominare il dirigente che poi gestisce l'ospedale. Quindi, se l'ospedale rimane pubblico, il presidente della regione competente nomina il dirigente amministrativo, il quale nomina i dottori, ed è evidente che nelle elezioni successive, qualora questa cosa non sia gradita al popolo, eliminando il responsabile politico si elimina anche quello amministrativo e i dottori incapaci del loro lavoro. Dovunque rimane lo stato, che ci sia la nomina diretta, in modo tale che sia chiara la responsabilità, in modo tale che uno debba firmare, che si veda se tu hai nominato o non hai nominato tuo figlio, o se tu hai nominato o non hai nominato l'amico degli amici. Ciò soltanto dove il privato non voglia rimanere. Lo Stato deve ritirarsi da qualunque attività economica produttiva. Questo comporterà un risparmio enorme alle spese di Stato e allo stesso tempo l'eliminazione, come ho già detto, della corruzione. Detto questo, come vedi l'ho tirata un po' per le lunghe caro amico mio, ma questo è l'unico vero modo che io vedo per poter portare la patria nostra alla modernità, senza dover essere frenati dalle forche caudine dell'impossibilità di rinnovamento, che ormai attanagliano in maniera quasi moribonda la Repubblica nostra.

Quando il presidente Cossiga iniziò, negli ultimi due anni del suo settennato, a picconare il sistema della Repubblica ammonendo che, crollando il muro di Berlino, il rischio del crollo delle istituzioni era imminente, nessuno lo ascoltò, lo presero per pazzo e lo costrinsero alle dimissioni. Il risultato fu che lui lasciò, fu eletto Scalfaro, imposto dalla morte del grande giudice Falcone nella strage di Capaci, e subito dopo quello che si verificò fu Mani pulite, cioè il crollo del sistema che aveva mandato avanti la Repubblica Italiana per gli ultimi quarant'anni. Noi ci troviamo di fronte alla stessa situazione, ma questa volta non c'è una magistratura in grado di fare una polizia come fece nel '94, una polizia politica o per lo meno una polizia, non c'è più l'esercito pronto a risolvere le situazioni come in sud America con colpi di stato, non c'è un partito forte, in grado di rimanere al potere, abbiamo visto i 5 Stelle, la  Lega, tutti salire e scendere nel giro di pochissimo. Il rischio che noi abbiamo oggi è veramente un rischio strutturale di trovarsi in una situazione di blocco civile, di morte civile.

Se vogliamo evitare questo, occorre veramente mettere insieme tutta la gente di buona volontà per impegnarsi a una semplice riforma, la rimozione dello stato dai luoghi economici. Solo così potremo evitare la fine della Repubblica Italiana e la sua morte civile, che sarebbe ancora peggio, perché sarebbe l'aver consegnato la Repubblica nelle mani non del popolo sovrano, come recita il primo articolo della costituzione, ma nelle mani delle forze esterne, che grazie all'Europa guidano la politica economica del paese senza essere stati eletti e senza far parte del corpo elettorale. L'organo che doveva essere controllato da noi come italiani, cioè l'Europa, è diventato l'organo che oggi ci controlla e ci comanda, la sovranità è stata invertita e ciò comporta la fine di uno stato repubblicano. L'Inghilterra lo ha capito e se ne è andata, il rischio è che se noi non riformiamo noi stessi e se non agiamo a livello europeo con questa operazione che deve far sì che il controllato diventi il controllore, si arriverà alla fine dell'Europa, alla fine della Repubblica e alla guerra civile, nella migliore delle ipotesi, o la guerra europea, nella peggiore delle ipotesi.

Sfortunatamente come tu sai io non ho mai visto e mai creduto nelle riforme del sistema dal sistema. In questo caso auspico, e per questo ti scrivo, che il sistema comprenda che è arrivata la sua fine, e che per non finire sotto le macerie della guerra civile o della distruzione di una guerra europea serve riformarsi, e riformarsi per sempre, cioè eliminare la presenza dello Stato da qualunque attività economica. Solo così si potrà avere una Repubblica libera, che viva solo sulle tasse dei propri cittadini e si strutturi solo su quello che può permettersi basandosi su tali tasse e non su clientelismi politici per il mantenimento del potere locale e del proprio privilegio. Allo stesso tempo spero e prego la Vergine Maria che da sempre proteggere la nostra Repubblica e la nostra nazione, che si possa arrivare a una riforma di essa in maniere e tempi veloci.

Questo sistema di riforme immediatamente porterebbe una sinergia con le nostre forze, che sono i nostri giovani, i nostri ragazzi, i nostri migranti, che non dico siano i migliori ma sicuramente sono i più coraggiosi, quelli che invece di subire la situazione italiana vanno all'estero proprio per far sì che il loro merito sia riconosciuto. È per questo che questa mia affermazione parte proprio da questo elemento: il merito dei nostri ragazzi all'estero è riconosciuto. La mia storia stessa ne è un esempio: come è possibile che io, figlio di nessuno, sia arrivato dove sono arrivato, fino a raggiungere anche le vette del partito conservatore britannico, fino a diventare un membro del Leader Group del partito conservatore britannico, fino a diventare Console di una Repubblica che mi stima come la Repubblica di San Marino, fino a vincere il "Queen's Award", fino a diventare Cavaliere per meriti? Perché ho trovato un terreno fertile al merito che è il sistema britannico ed è appunto questo sistema, che ultimamente ho iniziato a vedere e studiare, che ha questo elemento, ha eliminato la burocrazia perché altrimenti sarebbe il peggior sistema burocratico del mondo. La burocrazia britannica non è efficiente rispetto a quella italiana. La burocrazia britannica, come tutte le burocrazie, è peggiore di quella italiana tanto è vero che quando si va in un sistema burocratico britannico ci si accorge subito che è molto peggio di quello italiano, perché non essendo corrotto non ha una fine. Se vai dentro a una macchina burocratica britannica ti schiacciano come ti schiaccerebbe qualunque sistema burocratico, perché la burocrazia per definizione deve mettere dei processi, devi seguire dei sistemi e se questi sistemi non sono seguiti si ribella. L'Inghilterra, per risolvere i suoi problemi, hai eliminato la burocrazia da ogni attività economica, rilanciando l'economia stessa. È per questo che il merito si può avere in un'università, dove in Italia non si ha, perché ha trasformato le università in promotori di merito, cioè in macchine che devono produrre denaro, in attività private, e di conseguenza le ha liberalizzate e ha consentito loro di nominare chiunque vogliono. È evidente che poi vanno a nominare i migliori, perché altrimenti non sopravvivono. Stessa cosa nel sistema sanitario, dove in Inghilterra moltissimi dei nostri ragazzi possono esercitare la loro professione. Quando in Italia nemmeno riuscirebbero a operare un'appendicite, in Inghilterra diventano chirurghi del cervello di fama internazionale.

Questa riforma consentirebbe ai nostri ragazzi più coraggiosi, che hanno lasciato il paese alla ricerca di un'opportunità  perché esausti di questo sistema, perché insofferenti, oppure perché comprendevano che se fossero rimasti avrebbero commesso delle sciocchezze, di riavvicinarsi alla nostra patria. Questi ragazzi hanno preferito andare all'estero per tentare e ci sono riusciti, questa è la dimostrazione che se eliminiamo la burocrazia non solo miglioriamo la nostra repubblica, ma iniziamo l'introduzione di un principio, il principio del merito che quindi consentirà veramente la trasformazione dei cuori d'Italia. E allo sesso tempo con questa semplice riforma andiamo a mettere in campo una riforma economica che consentirà il rilancio della Repubblica e dell'economia d'Italia nei prossimi cinque anni. Quest'anno abbiamo perso il 23% della nostra produzione, e questo continuerà per i prossimi anni se no non modifichiamo la politica economica del paese. Se non facciamo questo, ci troveremo ad essere assolutamente danneggiato, di serie B, in Italia e in Europa. Avremo prima o poi una tassa patrimoniale per pagare debiti fatti in maniera così scellerata e avremo prima o poi il fallimento dello stato, con i conseguenti sconvolgimenti sociali che questo porterà, come ho detto con la guerra civile, perché una volta che molti perderanno i propri introiti, c'è la propria pensione che, per motivi inflazionistici, per motivi di svalutazione economica o per motivi ancora peggiori di fallimento dello Stato, non riceveranno più, non credo che ne saranno lieti. Vedendo che non c'è più nulla da tassare se non le lacrime il rischio di un fallimento economico è altissimo, quindi questa riforma consentirà di recuperare miliardi da mettere immediatamente al servizio della repubblica, riducendo i costi dello Stato e ridimensionando lo Stato in un momento in cui quest'ultimo rischia di saltare proprio per l'indebitamento e l'inefficienza del suo sistema. Allo stesso tempo consentirebbe di richiamare forze capaci, che hanno vissuto questa esperienza di merito, dall'estero per poter rilanciare la Repubblica. L'Italia libera dalla burocrazia di chiunque, in questo caso gestita da Roma, ma sarebbe burocrazia anche se gestita da Torino o da Milano, l'Italia libera dai burocrati consentirà la rinascita economica necessaria per poter ripartire e dare speranza e di nuovo ricchezza a un paese che comunque contiene ancora l'80% delle meraviglie del mondo, non perché le abbiamo costruito recentemente, ma perché sono patrimonio culturale che i nostri avi ci hanno dato. Per cui se noi saremo soltanto un decimo del livello dei nostri antenati potremo far rinascere il paese.

Come vedi nonostante ti ho detto in più occasioni del mio disinteresse per l'Italia, in realtà il mio cuore è il mio pensiero vanno ad essa in ogni momento e come vedi ci sarebbe una soluzione, la soluzione c'è, e serve che persone come te, di buona volontà, si mettano insieme per poter perseguire l'obiettivo finale: il bene supremo della nazione e della Repubblica, nell'interesse della pace e della libertà che ci sono state tramandate dai nostri padri costituenti e dal nostro sacrificio. I nostri avi da lassù si aspettano che compiamo un atto di semplice eroismo, cioè una riforma pacifica della Repubblica Italiana senza toccarne la costituzione ma soltanto l'uso e il costume del concorso pubblico mafioso, cioè la sua abrogazione.

 

Redazione
© Riproduzione riservata
23/08/2021 08:57:57

Maurizio Bragagni

Maurizio Bragagni - Maurizio Bragagni classe ‘75, sposato con 4 figlie, ha frequentato il Liceo Piero della Francesca a Sansepolcro per poi laurearsi in legge. Finiti gli studi entra nel mondo del lavoro all’interno della Tratos di Pieve Santo Stefano, iniziando una carriera ricca di grandi soddisfazioni e traguardi raggiunti. Attualmente oltre ad essere l’amministratore delegato Tratos Uk Ltd è Console Onorario della Repubblica di San Marino in Gran Bretagna, Vice Presidente della Camera di Commercio ed Industria di Londra, Governatore del Regent Group University and College of Uk e Membro del Management Strategy Board (MSB) International Electrotechnical Committee (IEC) a Ginevra. E’ fondatore della Fondazione Esharelife, una organizzazione di beneficenza creata per aiutare alcune delle aree più svantaggiate del mondo. Il Presidente della Repubblica Mattarella lo nomina nel 2018 Cavaliere della Repubblica. E’ un’ imprenditore, editorialista di temi politico ed economici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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