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Filiera del tabacco: dopo Città di Castello la protesta di liberi agricoltori si sposta in Veneto

La situazione del settore tabacco sta vivendo una crisi senza precedenti

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Una delegazione  di  liberi agricoltori, che coltivano tabacco in  Veneto, oggi 28 settembre 2021 hanno incontrato, a Bovolone, il Senatore Centinaio, sottosegretario al MIPAAF con delega al tabacco,  per manifestare la loro preoccupazione sul futuro del settore.

La scorsa settimana a Città di Castello, un’altra delegazione incontrava il Senatore Salvini per manifestare uno stato di disagio e la stessa preoccupazione.

L’iniziativa di far sentire la propria voce,ha avuto origine da un gruppo consistente di produttori di tabacco dell’Umbria e del Veneto, appartenenti alle diverse associazioni di categoria (Coldiretti, Confagricoltura e CIA), cui hanno prontamente aderito molte altre aziende.

La situazione del settore tabacco, in particolare quella della produzione in tutte le aree tabacchicole italiane, sta vivendo una crisi senza precedenti e se la politica non adotterà provvedimenti seri e tempestivi, nessun futuro si può immaginare.

Interventi urgenti e necessari per la difesa del settore tabacco

·     Riconoscimento dei maggiori costi di produzione prima dell’inizio dei ritiri della campagna 2021. I costi di produzione in questa campagna produttiva sono aumentati in modo anomalo con incrementi importanti in particolare quelli energetici, la manodopera, le attività agronomiche e gli input chimici. Da una prima valutazione si stimano aumenti di circa 50 € a quintale di prodotto finito.

·     La definizione con il MIPAAF degli accordi pluriennali, in rapporto al loro market share, con le manifatture che  non si sono ancora impegnate e che vendono sigarette in Italia;

·     La sostenibilità per le aziende con prezzi del tabacco greggio comparati ai reali costi di produzioni;

·     Analisi e monitoraggio dei costi di produzione da parte di ISMEA;

·     Rivedere con urgenza la nuova PAC sul tabacco.

·     Misure di intervento a sostegno del settore con politiche regionali e nazionali.

·     Politiche Europee e Nazionali con azioni di supporto alla diversificazione per la creazione e lo sviluppo di attività laubor intesive nelle aziende tabacchicole

I tabacchicoltori sono pronti a fare investimenti per ridurre, utilizzando fondi strutturali regionali del PSR, i costi di produzione e implementare la transizione ecologica, la ricerca, la sperimentazione e mantenere la sostenibilità nei distretti; se non ci saranno le condizioni di sostenibilità economica saranno costretti a richiedere un piano di riconversione per non incrementare ulteriormente gli indebitamenti accumulati negli ultimi anni. Pertanto, se la politica non riuscirà a trovare una sintesi con le multinazionali, si dovrà inevitabilmente pensare ad un piano di RICONVERSIONE serio, con risorse economiche a fondo perduto, già dal prossimo anno, alle aziende storiche che hanno coltivato negli ultimi anni. Chiaramente tale riconversione, se avvallata dalla politica, sarà causa della perdita di posti di lavoro per migliaia di operatori del settore che, difficilmente, troveranno una ricollocazione nei territori tabacchicoli.

 

I numeri del tabacco Italiano

·          1° Paese produttore europeo (>30% share)

·          10° esportatore mondiale

·          Produzione: 47 Milioni di Kg/anno - PLV: 140 Milioni di Euro/anno;

·          15.000 Ha coltivati da circa 2.000 aziende agricole

·          40.000 addetti (coltivazione, prima trasformazione e indotto) Manodopera generata: 200-600 ore/Ha/anno - >50% lavoro femminile

·          L’incasso annuale per l’erario tra accise e IVA sui tabacchi è di circa 14 miliardi di euro

·          La quantità di tabacco prodotta in Italia è sufficiente a coprire solo il 50% rispetto a quello fumato nel nostro paese. La restante parte del tabacco contenuto nelle sigarette è prodotto fuori dall’Europa.

·          Il tabacco italiano realizza i più elevati standard mondiali in termini di integrità, buone pratiche agricole e di lavoro, non esistono i problemi di lavoro minorile, deforestazione, inquinamento, etc. che invece hanno i paesi concorrenti.

Redazione
© Riproduzione riservata
30/09/2021 06:13:17


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