Opinionisti Maurizio Bragagni

Lettera 8: “Che cosa è successo dal 1994 ad oggi”

"Il paese se non fosse così legato all'Europa rischierebbe una deriva di tipo argentino"

Print Friendly and PDF

Caro Domenico,

ti scrivo con sempre maggiore interesse riguardo la situazione italiana. Il ribadire sempre le mie preoccupazioni non vuole essere un tentativo di scaricare la responsabilità morale che ognuno di noi ha verso il proprio paese d'origine, ma vuole essere un'analisi seria su quella che è la situazione attuale. Cosa possiamo fare per il paese? Il paese, come ti ho già detto in più occasioni, se non fosse così legato all'Europa rischierebbe una deriva di tipo argentino, con un populismo dopo un altro, e lo abbiamo già visto.

È l'ora di analizzare seriamente che cosa è successo dal 1994 ad oggi. I padri costituenti dichiaravano che lo Stato doveva essere uno Stato imprenditore, cioè uno Stato che avrebbe partecipato alla vita economica del paese, ma competendo nelle logiche del mercato. Fu un compromesso storico importante tra la Democrazia Cristiana di Dossetti, i socialisti di Longo e i comunisti di Togliatti. Fu un'importante novità: la terza via. I comunisti e i socialisti non potevano accettare l'associazionismo che si era formato durante il regime fascista, e quindi arrivarono a un'altra conclusione, quella dello Stato imprenditore. Da lì infatti nacquero Eni, Enel, Telecom e le grandi banche statali, che daranno aiuto all'economia italiana e sosterranno sviluppo del paese, un paese totalmente distrutto che diventerà la quarta potenza economica mondiale.

Nel 1994, con la distruzione dello status quo dopo il crollo del muro di Berlino del 1989, ci fu un tentativo annunciato del Presidente Cossiga, con le sue picconate, per cercare di dire che il sistema sarebbe imploso e che dovevamo riformarci. Non si potevano più consentire tangenti illegittime "perché tanto il nemico sono i comunisti e nessuno guarda ciò che stiamo facendo". Nessuno lo ascoltò, anzi, venne fatto passare per pazzo, cosa che non era, era solo uno che aveva visto prima degli altri quello che sarebbe successo da lì a poco. E la dimostrazione del fatto che Cossiga aveva previsto tutto questo è che uno degli ultimi atti che compie è di nominare il suo amico Andreotti senatore a vita. Fa questo perché Cossiga e Andreotti sono i due pilastri della Democrazia Cristiana, sono da sempre i referenti degli Stati Uniti e sono quelli che sono stati al governo da sempre, con cariche importanti: Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri, Ministro della Difesa, Ministro degli Interni; e conoscono i segreti dello stato. Cossiga si rende conto dell'enorme pericolo di Mani pulite, ed è il motivo per cui agisce mettendo sotto tutela il suo grande amico, nominandolo senatore a vita. Prevede anche la fine della Democrazia Cristiana, perché conosce cosa si trova alla base di essa e capisce che questa gente non vuole cambiare. Allo stesso tempo, un gruppo di magistrati del Pool di Mani pulite, con un chiaro intento ideologico, giustizialista e legittimo, di portare avanti la giustizia, inizia però a colpire in maniera univoca partiti del Pentapartito, con una struttura giuridica aberrante, un criterio che va contro ogni tipo di diritto, ma naturalmente tutti i professori di diritto di tutte le facoltà, compresa la mia, quella di Pisa, tacciono perché della stessa ideologia. Avviene, nel 1994, la distruzione della Democrazia Cristiana, e con essa la possibilità di avere regimi, governi tecnici che hanno uno scopo semplice. Avviene la svendita del sistema nazionale italiano, e immediatamente la distruzione del 36% del Pil italiano. L'Eni, ente idrocarburi, creato da Mattei e De Gasperi, un grande protagonista dell'economia italiana, una società completamente integrata, che era in grado di fare tutto e dava moltissimo lavoro in Italia, viene smembrato. Tutta la parte chimica, tutta la parte siderurgica, tutto ciò che non era il petrolio, core business dell'azienda, viene smembrata, svenduta, perdendo un enorme introito per il paese. Il più grande difensore dell'economia italiana e il 36% del nostro Pil vengono buttati via, senza nemmeno dimezzare il debito pubblico. Si vende un colosso in quel modo senza nemmeno azzerare il debito italiano. Questa cosa continua con la svendita delle autostrade a Benetton, autostrade che erano la liquidità dello Stato: soldi che entravano ed erano immediatamente disponibili per pagare stipendi, le autostrade erano la cash machine dello Stato italiano; con la svendita della Telecom, società che quando viene venduta aveva circa 5000 miliardi di capitale sociale e che oggi ne ha circa 50 milioni, perdendo una grande occasione di portare la fibra in ogni casa d'Italia, come aveva previsto un piano Telecom del 1994. Noi, circa trent'anni fa, avremmo avuto una rivoluzione tecnologica che è ancora oggi in atto, la rivoluzione della fibra. Ciò voleva dire dare al paese una possibilità incredibile, ma c'è di più, di peggio.

Questo tentativo di distruggere la Democrazia Cristiana in realtà si rivela una distruzione dello Stato imprenditore, della terza via, che aveva fatto grande l'Italia. Ciò vende l'Italia, il debito pubblico italiano, che allora era completamente interno, ha delle società, delle banche esterne, come la J.P. Morgan, che non avevano niente a che fare con la nostra storia. E tutto questo non viene fatto nell'interesse pubblico, se almeno il risultato finale fosse stato l'azzeramento del debito pubblico sarebbe stata una riforma di uno stato leggero, non più intromesso nella questione economica ma soltanto arbitro, e questo potevo accettarlo. In realtà però il debito pubblico è rimasto, le inefficienze sono rimaste e i gioielli di famiglia sono stati svenduti. Questo risentimento da parte del popolo nasce proprio da lì, e oltre a tutto questo ci fu anche una riforma elettorale, la peggiore della storia italiana, che impedisce all'elettore di eleggere il proprio rappresentante. Caro Domenico, questi due fattori, la disconnessione del deputato dal suo popolo e la svendita del patrimonio del popolo a privati interessi ci ha portato alla situazione attuale, di risentimento, di rabbia da parte di tutti. Soltanto ripristinando la connessione tra l'elettorato e il proprio eletto, con un'elezione diretta come quella inglese potremo iniziare a parlare di un rinascimento italiano. Fino a quando non ritorna la fiducia dell'elettore al proprio eletto, fino a quando non uno o alcuni, ma tutti sono responsabili di ciò che fanno, l'Italia è destinata a un destino sempre peggiore. Come diceva Montanelli, gli italiani sono dei grandi personaggi che si sapranno sempre riciclare, lo abbiamo fatto in tutta la nostra storia. Ma l'Italia è tornata serva, l'elmo di Scipio è stato buttato a terra e sta a noi raccoglierlo, ma per fare questo occorre nelle nostre coscienze e nei nostri cuori riaffermare la sovranità del popolo italiano, quindi la connessione diretta tra gli eletti e i propri elettori.

Maurizio

Maurizio Bragagni
© Riproduzione riservata
23/12/2021 08:59:08

Maurizio Bragagni

Maurizio Bragagni - Maurizio Bragagni classe ‘75, sposato con 4 figlie, ha frequentato il Liceo Piero della Francesca a Sansepolcro per poi laurearsi in legge. Finiti gli studi entra nel mondo del lavoro all’interno della Tratos di Pieve Santo Stefano, iniziando una carriera ricca di grandi soddisfazioni e traguardi raggiunti. Attualmente oltre ad essere l’amministratore delegato Tratos Uk Ltd è Console Onorario della Repubblica di San Marino in Gran Bretagna, Vice Presidente della Camera di Commercio ed Industria di Londra, Governatore del Regent Group University and College of Uk e Membro del Management Strategy Board (MSB) International Electrotechnical Committee (IEC) a Ginevra. E’ fondatore della Fondazione Esharelife, una organizzazione di beneficenza creata per aiutare alcune delle aree più svantaggiate del mondo. Il Presidente della Repubblica Mattarella lo nomina nel 2018 Cavaliere della Repubblica. E’ un’ imprenditore, editorialista di temi politico ed economici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


Potrebbero anche interessarti:

Ultimi video:

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Bisogna essere registrati per lasciare un commento

Crea un account

Crea un nuovo account, è facile!


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui ora.


Accedi

0 commenti alla notizia

Commenta per primo.

Archivio Maurizio Bragagni

Salviamo il nostro pianeta >>>

Domenico, mi candido a Sindaco? >>>

La mia Italia: come uscire dal caos con una semplice riforma >>>

La destabilizzazione della democrazia >>>

Non possiamo consentire è il cambiamento dello Ius sanguinis >>>

La democrazia >>>

In and Out Club della Marina e dell'Esercito Britannico di cui Il Principe Filippo è il Presidente >>>

Intervista a Shaun Bailey: candidato sindaco di Londra per le elezioni del 2021 >>>

Domenico and I >>>

Attende Domine et Miserere >>>