Opinionisti Giorgio Ciofini

Gragnone vor ever

Pedalare lungo una valle baciata dalla natura e alla botteghina assaggiare il Paradiso

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Al giorno d’oggi pe’ le terme si va a Chianciano, Bagni Vignone e Rapolano, il secolo scorso a Montione ma, ai tempi de’l’etruschi e dei romani, s’andava al Bagnoro a fare i bagni d’oro ‘n do’ ancora non si metteva il rame. Come dichiara il nome stesso, infatti, ci si faceva i balnea e non c’è neanche bisogno d’aver studiato latinorum per tradurre. Una delle mie passeggiate preferite in biciletta è proprio in quelle zone ricche di storia, di campi e di colline, che dal convento di Santa Maria salgono a Gragnone, da dove non per niente viene la stirpe dei Ciofini. Sarà il richiamo della foresta, o l’antichi lari domestici che mi chiamano quassù? Boh! Di sicuro è un percorso antichissimo, come ci ricorda il Tafi nel suo oramai introvabile best seller Immagini d’Arezzo. Cominciava lungo il Castro davanti alla Parata e, passando per Le Pietre, in aperta campagna incrociava l’antica via per Castelsecco, che da l’alto guarda la verde valle del Bagnoro. Da queste parti s’era fatto la villa, non per niente chiamata ‘l Bagno, anche Gian Francesco Gamurrini, il grande archeologo e bibliofilo aretino. Io passo, come dicevo, dal convento di Santa Maria e sotto villa Wanda, più ‘n là atraverso il ponte sul Vingone sotto la superstrada e m’inoltro ‘n una passeggiata piena della nostra storia, che se ce vai in primavera si mescola al profumo dei ciliegi in fiore e ti dà anche ‘n po’ al capo inebriandoti di vita e d’aretinità. Santa Firmina, paese antichissimo de la Santa che per la leggenda subì ‘l martirio con Donato, m’accoglie di primo mattino e mi guarda da’l’alto ‘n basso sorridente e comprensiva come una vecchia amica. Io ricambio ma sto alla larga perchè da ‘ste parti, come alle Poggiola e a Chiani, non possono star fermi co’ le mani e unn’se sa mai. Qui, oltre Ristoro e fra’ Guittone nacque anche ‘l mi’ fratello, cosa anche più ’mportante per me, perché ognuno vive soprattutto della sua storia. La mia è passata da questo paese dove mio padre si sposò la prima volta e anche le casine agrappolate nella salita hanno ‘n che di familiare. Saluto il campanile dell’antica chiesa alto e aguzzo come la nostalgia, scanso l’erta che sale a picco com’il sole d’estate e svolto a sinistra verso ‘l Bagnoro, lungo il percorso della vecchia ferrovia per Sansepolcro e Fossato di Vico. Qua e là ne resta qualche traccia in un muretto, ‘n un pezzo di ponte rimasto incastrato chissà come dentro ‘n fosso lungo la strada. Si va in salita, ma le pendenze sono più che umane, mentre si sale non tolgono ossigeno al cervello e lo sguardo può frugare ogni anfratto della vallata. A parte qualche villetta che s’è ‘ntrufolata, andando si può godere dell’aria e de gli stessi panorami che videro l’etruschi, i romani e i longobardi, ch’essendo tutti popoli gaudenti, godettero della bellezza e dei frutti che qui offre generosa la natura. Proprio quand’arivi al cartello del Bagnoro, fai ‘n paio di curve e controcurve, passi il ponticello sul Valtina e t’artrovi davanti a Sant’Eugenia, la pieve più antica che c’è nell’aretino. Quando ti s’è riavuto dalla meraviglia e finalmente hai ripreso a pedalare, s’alzi l’occhi, vedi spuntare tra le chiome dei pini e i tetti delle case l’arce di Castelsecco, che da millenni sorveglia tutto dall’alto com’un nume tutelare. Arivi in fondo alla stradina che costeggia il torrente, fai ‘na curva a gomito, svolti a destra un po’ rinconglionito da tutte ‘ste visioni e risalì il Vingone senza manco sentire la fatica, come a pedalare tra le nuvole fino a uno slargo co‘ na maestadina che porta a l’abitato di Gragnone, ma tiri diritto costeggiando il grande complesso delle ville Albergotti e Pandolfini e, finalmente, arrivi al traguardo della botteghina che sta in cima a’la strada asfaltata, a quattro passi dal cartello per il parco di Lignano. Qui rimetti i piedi ‘n terra, apoggi la biciletta al muro e ti regali due sleppe di pane col prosciutto d’una volta e un bicchiere di rosso generoso, che ti riconciliano co’ la vita e ti fanno pensare che se c’è un Paradiso ‘n terra, dev’essere di sicuro da le parti di Gragnone.      

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
27/09/2018 18:03:05

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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