Opinionisti Giorgio Ciofini

Il Bellachioma: giornalista e grande pistolero: tirava solo alle femmine

Era ‘n cacciatore di quelli che tirava a’ le passere col suo cannone

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Pioniere nella corsa all’ovest delle tv quando le diligenze si fermavano sotto la Galleria del Corso sede storica di Teletruria, fu anche un gran pistolero. Ma tirava solo alle femmine.

                L’occhiale a culo di bicchiere, la bocca a quello de’galina, il capello lungo e liscio come ‘no scotch senza ghiaccio, ‘l naso lungo e prominente più de’l’Argentario, il Bellachioma è stato il Tg de ‘Rezzo  ne l’anni dei pionieri, quando il Berlusca faceva l’edile. Fu il proto giornalista della tv locale che, senza ‘l Mauro, da’ ste parti un nasceva neanche. Erano i tempi de’ l’Antenati quando il Bella, co’ la clava, s’afacciava in quella scatulina, per raccontare a’ l’aretini com’andavano le cose. Praticamente, a l’epoca, senza aver visto a Teletruria il Bellachioma, unn’se poteva neanche vire a letto. Gli s’era tutti dimolto afezionati e il lato femminile andava ‘n brodo de giuggiole. A vedello così professionale a fare il mezzobusto a Telentruglia, non c’era ‘na mamma de ‘Rezzo che non l’avrebbe dato la su’ cittina per regalo. Sognavono tutte d’avello per genero e meno male che ‘l Bella aveva tutte l’intenzioni, tranne quella de sposasse. Ma le mamme ignoravano ch’era come mister Hyde. Appena fuori dalla telecamera se cavava la maschera e diventava dottor Jekyll mostrandolo gnudo, come mamma l’aveva fatto. Per rimettere ‘n piedi qualche signorina bonasera, ch’ogni tanto dava di straforo una sbirciatina ‘nteressata, ce volevano i sali a sfare. Comunque fori dallo schermo, il Bella diventava ‘n cacciatore di quelli che tirava a’ le passere col suo cannone e unn’ho mai capito come faceva a sapere ch’eron femmine. Era un grande ornitologo, almeno fin’a quando convolò a giuste nozze e andò a stare a San Giustino, propio sotto le valli che son sette com’i saggi. Da quel giorno, il Bella, cambiò di punto in bianco i connotati senz’andare dal chirurgo estetico, che pu’ a quei tempi un c’era neanche. Praticamente passò dalla notte al giorno, nel senso che prima faceva de’la notte il giorno e dopo andava a letto co’ le galine. A parte il matrimonio, ci fu ‘n altro cambiamento radicale che lo rivoltò com’un calzinotto. Era nato per fare il mezzobusto e, quando passò dallo schermo a la stampa del Corriere, non s’arcapezzò più. Sapeva leggere le notizie del Tg meglio di Giorgino, ma aveva mille problematiche nello scrivere perch’era un gran pignolo. Prima d’autorizzare una parola ‘n un pezzo, doveva consultare una decina di vocabolari d’italiano e avere ‘l conforto di tutt’i colleghi presenti in redazione. Praticamente non c’era parola che gli venisse in mente che un te chiedesse: “Come se scrive?” Se capitavi al giornale quand’il Bella doveva fare un titolo o anche ‘n occhiellino, ti toccava fare l’orlo e il cucito com’a le Leboline. Senza lo Sciurpa che, da’la stanza della direzione tonava, che Giove da l’Olimpo era un dilettante, il pezzo del Bella dovev’ancora uscire. Quando è vito ‘n pensione, è stato come quand’è caduto il muro di Berlino: è cambiato il mondo, Teletruria è diventata Televersiliana e al Corriere gliè successo com’al Bella quando s’è sposato. Di lui, nei luoghi di lavoro, assai più del giornalista si rimpiange il sindacalista. Fu ‘l nostro Luciano Lama, difensore strenuo dei diritti e de’li stipendi della libera stampa, che senza ora viene tratta come quelli dei call center. A’la fine al Corriere si rimpiange da murire il Bella, che ce struniva coi su’ dubbi amletici sull’ortografia, ma ce faceva fare ’na vita da nababbi.

Redazione
© Riproduzione riservata
28/11/2018 12:25:36

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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