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Gli ultimi insegnanti nell’Alta Marecchia

La speranza per le nuove generazioni é quella di riscoprire i valori dei loro padri o nonni

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Gli edifici scolastici elementari di Fresciano, Pratieghi e Caprile, località del Comune di Badia Tedalda, fecero il loro debutto agli inizi degli anni Sessanta per chiudere poi la porta una ventina di anni dopo. Ognuno di essi è meritevole di un approfondimento: un pezzo di storia nell’ampio puzzle dell’Alta Marecchia, il quale inevitabilmente - senza questo - risulterebbe incompleto. Siamo agli inizi del boom economico: nelle nostre campagne nascono scuole spesso pluriclasse, che per decenni formano gli alunni in termini di istruzione. Nella frazione di Fresciano, l’edificio elementare è uno stabile in alluminio, posizionato sopra una piattaforma in cemento. Si entra dal retro, al suo interno si trovano le due aule pluriclasse: a destra la segreteria, a sinistra i bagni di servizio. La scuola chiude la porta nel 1985 e l’ultimo maestro è Piero Badii, trasferito nella vicina frazione di Pratieghi dove la scuola aveva fatto il suo debutto all’inizio degli anni sessanta. Il manufatto è posizionato in mezzo a un’area verde: l’ingresso sulla sinistra, le due aule interne pluriclasse, di lato la segreteria e i servizi igienici. Cessa la sua attività nel 1989 e il maestro Piero Badii viene nuovamente trasferito, questa volta direttamente a Badia Tedalda. Anche a Caprile, la scuola elementare è stata edificata nei primi anni Sessanta. Si entra dal cancellino, si percorrono pochi metri per superare due scalini d’ingresso: il corridoio divide l’aula pluriclasse dalla stanza della segreteria utilizzata dai maestri per programmare la giornata di lezione; all’estremità del corridoio, sulla destra, i bagni per i bambini; di lato, il piccolo appartamento utilizzato dal maestro in caso di permanenza. Fuori, il giardino adibito a giochi vari adoperato dagli scolari nel momento della ricreazione. Qui l’attività scolastica chiude per sempre nel 1990: l’ultima maestra è Maria Blasi che arriva da Palazzo del Pero, scomparsa prematuramente da circa un decennio. Oggi, questi vecchi luoghi sono adibiti a circoli ricreativi: sembra un mondo lontano, seppure alla fine siano trascorsi solo pochi decenni. Nel nostro territorio le frazioni erano piccole, ma stranamente piene di bambini: la maggior parte degli alunni erano figli di contadini, tantoché le aule erano sempre piene e affollatissime. Sono scuole isolate tra i monti, quelle in cui si andava a piedi con un ciocco di legna sottobraccio; quando non tutti potevano frequentarla, gli insegnanti erano dei veri pionieri e se qualcuno era impossibilitato a frequentare le lezioni, questi andavano nelle case. La scuola ti tirava giù dal letto da ottobre a giugno e ti accompagnava in un percorso abbastanza lineare per tutto l’anno. L’insegnante era unico, uno per ogni classe su tutte le materie e solitamente non cambiava mai; si impegnava a trasmettere il sapere, il leggere, lo scrivere e il fare i conti. Era in grado di trasmettere la sua conoscenza, ma anche una profonda parte di sé stesso, della propria vita e della propria anima. Ogni banco era provvisto di calamaio, riempito quotidianamente d’inchiostro nero. La valutazione degli alunni era in voti da 0 a 10; l’insegnante correggeva usando un lapis per metà rosso e per metà blu. Le pagelle scolastiche venivano consegnate alle famiglie e riportavano i voti per ogni materia, nonché la valutazione della condotta che corrispondeva all’attuale voto di comportamento. In questo territorio si hanno notizie documentate fra la fine dell’Ottocento e l'inizio del Novecento, quando si camminava sui sentieri e non c’erano ancora le strade carrozzabili; le aule erano dislocate in stanze spesso di fortuna, prese in affitto in qualche abitazione sparsa qua e la. Un po’ come accadeva per la località della Svolta del Podere, oppure quella del Borgo di Arsicci: aule di fortuna che furono chiuse alla fine degli anni ’50 e sostituite da edifici più adeguati nelle varie frazioni. Queste righe richiamano alla memoria la formazione scolastica di quei tempi in fazzoletti di terra appenninica; se non fosse ricordata, finirebbe per sempre nell’oblio. La speranza per le nuove generazioni sarebbe quella di riscoprire ciò che sono stati i valori dei loro padri o nonni, facendone tesoro per sempre!

Notizia tratta dal periodico Eco del Tevere
© Riproduzione riservata
11/01/2019 15:52:27


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