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Dieselgate, 400 mila contro Volkswagen: in Germania non basta un’aula di giustizia

All’udienza del 30 settembre appuntamento in un centro congressi a Braunschweig

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Il giorno del giudizio è fissato. La data è lunedì 30 settembre, ore 10, appuntamento in una sala congressi a Braunschweig, cittadina di 250 mila abitanti nella bassa Sassonia. La «carica dei 400 mila» contro Volkswagen avverrà fuori da un’aula di Giustizia, ma soltanto per mancanza di spazio. Servivano almeno 500 posti per ospitare gli avvocati degli acquirenti che hanno citato in giudizio il colosso automobilistico tedesco per il «dieselgate». Ci saranno anche 70 posti riservati ai giornalisti, estratti a sorte in base al tipo di «media». 

In Italia, la questione è ancora impantanata nella fase delle consulenze in varie procure, che poi hanno fatto quasi tutte confluire le inchieste a Verona, dove ha sede l’importatore nazionale del marchio tedesco. Ma i tedeschi fanno sul serio. Alcuni acquirenti avevano già fatto causa, ottenendo risarcimenti oltre le aspettative. Come la sentenza dei giudici di Hildesheim, che ha obbligato Volkswagen a restituire 26 mila e 499 di euro al proprietario di una Skoda «Yeti 2.0 Tdi» con tre anni di vita. Oppure, la decisione del «Landgericht» bavarese di Augsburg, che ha condannato la casa automobilistica a risarcire 29 mila e 920 euro, l’intero prezzo di una «Golf Tdi» acquistata nel 2012. Ma la decisione più importante è quella legata alla sentenza della Corte Federale, nel gennaio di quest’anno.

La questione era già stata chiusa con una transazione tra il proprietario dell’auto e Volkswagen, ma i giudici hanno comunque voluto tracciare una linea, che potrebbe diventare un’indicazione per i colleghi delle corti minori: l’esistenza sulle auto di un software truffaldino è un vizio contrattuale che giustifica il diritto di recesso. Non tutte le cause sono basate sull’inadempienza contrattuale, ma la notizia sarebbe comunque favorevole per gli acquirenti. Almeno a giudicare dal sorriso dell’avvocato torinese Giorgio Faccio e del collega triestino Franco Ferletic, che hanno letto in questi giorni la mail ricevuta dal collega italo-tedesco Rodolfo Dolce. Loro hanno raccolto alcune decine di denunce, poi ci sono quelle approdate in Germania attraverso altri studi legali oppure con le associazioni di consumatori. La proporzione è di una a cento.

Negli Usa, la vicenda è già costata al colosso tedesco 23 miliardi di euro, per risarcire i proprietari dei 475 mila veicoli «fuorilegge». Con questa maxi-causa, la cifra totale potrebbe arrivare a sfiorare i 40 miliardi. Finora, la politica della casa automobilistica è sempre stata di cercare un punto d’incontro con gli acquirenti. E conoscendo la scarsa propensione all’elasticità dei giudici tedeschi, Volkswagen ha tenuto alta l’asticella dei risarcimenti. Fatti prima di arrivare alla sentenza. Per limitare i danni all’immagine.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
10/06/2019 14:39:03


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