Motori Auto

La Mini compie 60 anni: la piccola inglese ha rivoluzionato il mondo delle citycar

Prodotta dalla British Motor Corporation è una delle icone di stile del ventesimo secolo

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La Mini compie 60 anni e lo fa proprio oggi, 26 agosto. Stiamo parlando, ovviamente, della versione originale arrivata sul mercato nel 1959 e non di quella rinata nel 2001 con la nuova proprietà tedesca del gruppo Bmw. La storia dell’icona dell’automobilismo inglese inizia a metà degli anni Cinquanta, quando la Crisi di Suez causa molte difficoltà nell'approvvigionamento dei carburanti e in breve tempo l'Europa si trova a secco di benzina.

Fino ad allora i consumi delle auto non erano stati un grande problema, anche perché averne una era privilegio di pochi e non certo un'opportunità delle masse. Ma nel 1956 l'attenzione verso i costi di utilizzo arrivò come un fulmine a ciel sereno e i vertici della British Motor Company decidono di produrre una vettura piccola e poco dispendiosa. Affidano il progetto all'ingegner Alec Issigonis, britannico di origine greca, che grazie al suo operato sarebbe poi diventato un mito (qui sotto, in una foto del 1969).

L'auto deve avere quattro posti e quattro ruote (ai tempi non era scontato) e utilizzare un motore già esistente. In quegli anni lo schema per le piccole auto che andava per la maggiore era motore e trazione posteriore, come nella Fiat 500 e nel Volkswagen Maggiolino. Il colpo da maestro di Issigonis è quello di spostare il motore davanti e girarlo in senso trasversale, spostando il cambio sotto di esso (la coppa dell'olio è condivisa) definendo una trazione anteriore e racchiudendo tutta la meccanica dentro il cofano.

Così i 3,03 metri di lunghezza della Mini vengono sfruttati al meglio e dentro si sta inaspettatamente comodi. Ma le soluzioni furbe sono anche altre: le sospensioni indipendenti con elementi in gomma al posto delle molle, che sono più leggeri e costano meno, oppure le ruote da soli 10 pollici per non avere parafanghi troppo grandi che rubano spazio all'abitacolo.

Il motore originale da 850 cc ha 34 CV, che per spostare i 600 kg della Mini bastano e avanzano. All'inizio si poteva comprare sia con il marchio Austin e che con quello Morris, con i rispettivi nomi commerciali che erano “Seven” e “Mini-Minor”.

Il successo non fu immediato, perché l'auto era così innovativa che poteva anche spaventare e inoltre inizialmente la qualità non era delle migliori. Ma piano piano la citycar inglese crebbe e alla fine della sua carriera, terminata definitivamente nel 2001, sono stati più di cinque milioni e mezzo gli esemplari prodotti. Tutto questo senza dimenticare il curriculum sportivodella Mini, dovuto alla sua leggerezza e agilità, caratteristiche che le hanno permesso di vincere per ben quattro volte il Rally di Montecarlo (nella foto sotto, Paddy Hopkirk durante il Monte Carlo Rally del 1964, che vinse).

Notizia e Foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
26/08/2019 17:35:32


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