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L'aretino Domenico Giani non é più il capo dei gendarmi del Vaticano

Decisiva la fuga di notizie sull’inchiesta che ha coinvolto cinque dipendenti della Santa Sede

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Il capo della gendarmeria del Vaticano, l’aretino Domenico Giani, finisce dunque anticipatamente il mandato del capo dei gendarmi. La decisione è stata presa dopo la fuga di notizie sull’inchiesta che ha coinvolto cinque dipendenti della Santa Sede.

«Avendo sempre detto e testimoniato di essere pronto a sacrificare la mia vita per difendere quella del Papa, con questo stesso spirito ho preso la decisione di rimettere il mio incarico per non ledere in alcun modo l’immagine e l’attività del Santo Padre. E questo, assumendomi quella “responsabilità oggettiva” che solo un comandante può sentire», sono state le parole di Giani. Tutto è nato della «soffiata» intorno alle indagini sulle operazioni finanziarie e immobiliari della Segreteria di Stato: la «disposizione di servizio» firmata dal comandate della Gendarmeria Domenico Giani, con tanto di nomi e foto di cinque dipendenti vaticani «sospesi cautelativamente» il 2 ottobre, era stata pubblicata dopo poche ore dal settimanale L’Espresso e quindi su tutti i media. E così Giani ha spiegato ai media vaticani: «Sono trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione del documento che era stato inoltrato ad uso interno esclusivamente per gendarmi e guardie svizzere. Come indicato nel comunicato della Sala Stampa del primo ottobre, è in corso un’indagine e le persone coinvolte sono state raggiunte da un provvedimento amministrativo. L’uscita di questo documento, pubblicato da alcuni organi di stampa, ha certamente calpestato la dignità di queste persone. Anche io come Comandante ho provato vergogna per quanto accaduto e per la sofferenza arrecata a queste persone». «Ho dedicato 38 anni della mia vita al servizio delle istituzioni, prima in Italia, e poi per 20 anni in Vaticano, al Romano Pontefice. In questi anni ho speso tutte le mie energie per assicurare il servizio che mi era stato affidato. Ho cercato di farlo con abnegazione e professionalità ma sentendomi, come il Vangelo di due domenica fa ci ricorda, serenamente un “servo inutile” che ha fatto fino in fondo la sua piccola parte».

Del resto – riporta il Corriere della Sera - c’è chi sospetta che la diffusione del documento fosse un modo per colpire il comandante, vent’anni di servizio come «angelo custode» del Papa. L’aver condotto indagini e perquisizioni, in questi anni, ha procurato a Giani molti nemici interni. La stessa indagine sugli investimenti immobiliari nasce da uno scontro interno al Vaticano tra Ior e Segreteria di Stato. Anche il comunicato ufficiale della Santa Sede parla di responsabilità oggettiva: «Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite da personale del Corpo, non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio - riservata agli appartenenti al Corpo della Gendarmeria e della Guardia Svizzera Pontificia – il Comandante Giani, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Santo Padre, in spirito di amore e fedeltà alla Chiesa ed al Successore di Pietro».

Nella nota ufficiale diramata dalla sala stampa vaticana è scritto: «Volendo garantire la giusta serenità» per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite dal Corpo della Gendarmeria, «non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio» - riservata agli appartenenti alla Gendarmeria e alla Guardia Svizzera - il comandante Domenico Giani, «pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda», ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Papa, che ha accolto le sue dimissioni. A Giani è stato contestato l’omesso controllo e la mancata individuazione della talpa, ma in realtà le sue dimissioni si inquadrano in una guerra interna che risale a svariati mesi fa e si è consumata sulla gestione di numerose inchieste delicate, dalla pedofilia alla scomparsa di Emanuela Orlandi, fino alla gestione del patrimonio e ai rapporti tra lo Ior e l’Antiriclaggio.

Notizia tratta dal Corriere della Sera
© Riproduzione riservata
14/10/2019 17:11:55


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