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Coronavirus, la Lega contro il “superdecretone” del governo: non ci stanno consultando

Il centrodestra lamenta di aver saputo dalla stampa del rinvio delle elezioni amministrative

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Non solo chiudere tutto, ma anche rinviare tutto. Altro che clima di unità nazionale, la Lega accusa il governo per come sta lavorando alle misure del “superdecretone” per fronteggiare l'emergenza coronavirus «sia nel merito che nel metodo». Quello che doveva essere un provvedimento «snello e con poche priorità» in grado di intervenire sull'urgenza sanitaria e fiscale, spiegano dal Dipartimento Economia del Carroccio, sta diventando un provvedimento «omnibus», una vera e propria manovra. Matteo Salvini continua a chiedere «un blocco per tutto il 2020» di tasse e versamenti per le imprese, oltre alla chiusura di tutte le attività non strategiche e al taglio drastico dei trasporti. I tecnici del governo sono al lavoro e dopo lo slittamento di ieri anche stasera il Consiglio dei ministri non ci sarà. Al momento la riunione è fissata per domattina. L'ultima bozza è lievitata a 122 pagine e la trattativa tra i partiti e i ministeri, che hanno presentato tantissime proposte, continua serrata, insomma è probabile che l'esecutivo giallorosso si prenda ancora un po' di tempo per limare le ultime norme e trovare la quadra dentro la maggioranza. Perciò, a quanto si apprende, sta prendendo piede l'ipotesi di portare a Palazzo Chigi domani un decreto solo con le misure per la sanità, la Protezione civile e con il rinvio delle scadenze fiscali; per poi riconvocare il Cdm a inizio settimana e varare il pacchetto più corposo. Tra i nodi ancora da sciogliere, la riduzione delle bollette energetiche, gli indennizzi per gli autonomi e la sintesi definitiva sui congedi per i genitori. La tensione tra governo e opposizione resta alta, nelle prossime ore è atteso un nuovo confronto in videoconferenza sulla messa a punto della bozza del decreto tra il ministro dell’Economia Gualtieri e gli esponenti del centrodestra che lamentano di non essere consultati e di aver appreso solo dalle agenzie la notizia del rinvio delle elezioni regionali, comunali e del referendum. Altro tema che contribuisce ad alimentare le tensioni è il raggio d'azione del commissario straordinario all'emergenza Domenico Arcuri, che ha ampi poteri di deroga nella Sanità, facoltà che i governatori leghisti di Lombardia e Veneto guardano con preoccupazione perché temono di essere scavalcati, soprattutto a livello finanziario. Ed è anche per questo che ogni giorno Salvini e i suoi alzano il tiro: «Siamo sull'orlo del baratro e rischiamo di caderci dentro. I fatti ci hanno dato ragione, perché ora il governo non ci ascolta e chiude tutto?», attacca Roberto Calderoli. Anche Forza Italia, con la capogruppo al Senato, Annamaria Bernini, tiene alta la pressione sul premier Conte: «L'ultimo decreto del governo ha lasciato troppe zone d'ombra: è vero che non si può bloccare il Paese, ma restano maglie troppo larghe per le attività produttive che possono restare aperte e occorre una vigilanza più ferrea sui movimenti da nord a sud che sono ripresi in modo allarmante. Al di fuori dei settori strategici, blocchiamo tutto, ma proprio tutto, per una settimana, anche per scongiurare il contagio al Sud che sarebbe uno tsunami». Il lockdown totale del Paese resta però uno scenario estremo che Palazzo Chigi non vuole prendere in considerazione, pur se a rilento l'Italia deve andare avanti e per farlo servono l'energia, i carburanti, i trasporti e la logistica. 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
14/03/2020 22:16:34


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