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Intervista esclusiva con il velista tifernate Alessio Campriani

Un bancario con la grande passione per la vela e per le imprese audaci

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Bancario con la grande passione per la vela e per le imprese audaci. Alessio Campriani da Città di Castello ha sfidato le correnti dell’Atlantico e i mari gelidi dell’Antartide, ma anche lui – come tutti noi – ha adesso una sola avversità da sconfiggere, chiamata coronavirus. Vele ammainate per il singolare personaggio tifernate, che ha allora pensato di indossare un’altra prestigiosa e nobile veste, quella del volontario.

Campriani, si è fatto un’idea sull’origine e sulla provenienza del virus?

“L’idea mia è che certamente il virus non abbia carattere scientifico, per cui ritengo ragionevole credere a quello che ci stanno dicendo. Che poi provenga da laboratorio oppure derivi dagli animali, poco mi conta; indipendentemente da ciò, sto cercando di essere il più possibile ligio ai protocolli. È possibile che all’inizio la reale portata del problema sia stata sottovalutata, ma siccome mi tengo tuttora in contatto con gli amici velisti di Germania, Russia e Olanda, posso confermare che qui in Italia siamo stati i primi a sottoporci al “lockdown”. Il picco di Bergamo potrebbe anche avere una precisa spiegazione. Mi spiego meglio, anche se siamo nel campo delle pure ipotesi: in pochi, forse, sanno che a Bergamo c’è un aeroporto, magari perché è poco conosciuto. E comunque viene spesso utilizzato come base di transito; vicino a questo scalo, vi è in assoluto uno fra i più grandi centri commerciali della Lombardia. Spesso ci sono stranieri che, fra un atterraggio e un nuovo decollo, sono costretti ad attendere anche 3-4 ore e pare che in questo lasso di tempo abbiano l’abitudine di farsi un giro all’interno della megastruttura. Diciamo quindi che nel calcolo delle probabilità potrebbe essere rientrato anche questo particolare”.

Voi velisti avete scelto una linea di condotta ben precisa: quale?

“Sono critico verso il comportamento di alcuni professionisti della vela e dell’ambito al quale appartengo. Come persona che, attraverso la vela, mi sono fatto conoscere in vallata, mi sono allineato con quei colleghi che hanno deciso di tenere un profilo molto basso: nessun racconto delle mie avventure su Facebook, né tantomeno anticipazioni sui programmi futuri. Ritengo che tutto ciò in questo momento sia poco appropriato”.

Quali le ripercussioni del momento sulla sua professione quotidiana e in che modo ha ritenuto di dare una mano alla collettività in questo difficile momento?

“Per ciò che riguarda il mio impiego di bancario, lavoro due giorni alla settimana e il tempo libero di cui usufruisco l’ho messo al servizio della comunità, iscrivendomi alla Croce Rossa di Città di Castello, dove ho trovato un ambiente molto sano. In questi giorni, mi occupo di banco alimentare e di spesa solidale all’uscita dei supermercati. Porto con onore la casacca della Croce Rossa, della quale ho appreso le norme comportamentali e ai signori che vanno a far spesa chiedo, assieme agli altri volontari, se desiderano lasciare qualcosa a chi ne ha bisogno. Sono grato alla Croce Rossa e al suo presidente, Francesco Serafini, per avermi dato questo opportunità; peraltro, nelle foto scattate per informare tutti sulle iniziative dell’associazione in questo periodo, hanno messo anche il mio volto: è quindi un’esperienza che mi sta dando tantissimo”.

In che maniera, a suo parere, ha operato il governo nazionale per fronteggiare l’emergenza?

“E’ difficile stabilirlo, ma non credo assolutamente che le disposizioni messe in atto siano state dettate da una cattiva volontà. Un attacco di questo genere era inatteso e quindi non è semplice trovare il bandolo della matassa, per cui ribadisco: l’impegno è da rimarcare e lo dice uno che sul piano politico, o ideologico che sia, non si trova in sintonia con la coalizione dell’esecutivo. Semmai, sarebbe opportuno auspicare un’unità di intenti trasversale, senza assistere a quei punzecchiamenti fra i partiti dettati solo da logiche elettorali”.

Che tipo di “mondo” ci dobbiamo attendere da ora in poi e nella fase post-pandemia?

“Anche seguendo le indicazioni di mio padre, medico, dico che ci riprenderemo la normalità solo quando vi sarà un vaccino funzionante. La “fase 2” sta diventando di fatto indispensabile e da bancario vedo già le problematiche oggettive che stanno affliggendo le piccole e medie imprese. È pertanto necessario rimettere in moto i principali canali produttivi: la gente deve ricominciare a lavorare e a riprendere lo stipendio per portare a casa il “pane”. Se non entrano i soldi, come si fa a pagare le utenze? Penso quindi - e soprattutto mi auguro - che in maggio si riparta, seppure con velocità diverse: l’Alta Valle del Tevere, per esempio, è una realtà a suo modo felice nel contesto di questo dramma”.   

Redazione
© Riproduzione riservata
20/04/2020 08:24:44


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