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Intervista a Valerio Mancini dirigente della Pallavolo Città di Castello femminile

"Dovremo attendere il prossimo anno per tornare alla normalità"

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Un passato da giocatore e adesso attivo come dirigente della Pallavolo Città di Castello femminile: è con la cordialità che lo contraddistingue che Valerio Mancini dice “sì” alla nostra intervista sul periodo particolare che stiamo vivendo a causa dell’emergenza coronavirus.

Mancini, era giusto fermare lo sport e quando crede che si potrà ricominciare?

“E’ stato senza dubbio giusto fermarlo, come a mio avviso è giusto che non riprenda nemmeno la Serie A di calcio. Se bisogna evitare contatti di qualsiasi tipo, non era possibile fare diversamente. La miglior cosa è ora ripartire in settembre con la stagione regolare, anche se tutti aspettiamo giugno e luglio per un minimo di movimento dopo lo stop di marzo. Mi auguro quindi che si possa ricominciare lentamente in giugno, ma logica mi induce a pensare che vi sarà una ripresa solo in settembre”.

E questa ripartenza scaglionata per settori e categorie la convince?

“Bisognerebbe fare una riflessione. Hanno detto che il 4 alcuni settori ripartiranno, con penalizzazione di altri. Prendo l’esempio dei parrucchieri, che dovranno attendere l’inizio di giugno: se si occupano di un cliente alla volta e su appuntamento, andrebbe benissimo, mentre la vedo più dura per la ristorazione, dal momento che dovrà lavorare con meno posti a tavola per i distanziamenti e che quindi c’è il serio rischio di non farcela con i costi. Sono sincero: non vorrei essere in questo momento nei panni di chi deve prendere le decisioni, perché – come si dice dalle nostre parti – “come fai ne manca un pezzo!”. E in difficoltà vedo anche i titolari delle piccole partite Iva: vi sono aziende che, non avendo lavorato e incassato, poi non riescono a far fronte ai pagamenti pattuiti perché oggettivamente non ce la fanno”.

L’Umbria è stata fra le regioni più virtuose nel fronteggiare il Covid-19, ma ora è destinata a fare i conti con le perdite sul fronte del turismo, comparto che riveste un peso importante. Come la vede?

“Turismo - ma anche agenzie di viaggio e indotto – pagheranno purtroppo le conseguenze sia ora che per tutto l’anno. Anche se in luglio si dovesse riaprire, la gente rimarrebbe comunque con un minimo di titubanza dovuta alla paura del contagio. Con molta probabilità, quest’anno diverse aziende di ristorazione e anche alcuni alberghi chiuderanno, o - nella migliore delle ipotesi - attenderanno Natale per farsi un’idea sul giro di persone che vi sarà; nel caso, l’ulteriore tappa sarà la Pasqua 2021. Non dimenticando un particolare importante anche se un’attività dovesse sopravvivere: il calo sensibile dell’occupazione. Mi è venuto all’orecchio che un albergo, qualora decidesse di riaprire, lo farebbe con un personale più che dimezzato. Per le agenzie di viaggi sarà la stessa cosa”.

A quando il ritorno alla normalità?

“Per convinzione personale, dovremo attendere il prossimo anno. Dipendesse da me, un piccolo giro nelle zone d’Italia più “tranquille” dal punto di vista del virus proverei a farlo. Certamente, vale per chi è a posto economicamente, non per chi è rimasto senza stipendio oppure beneficia dei 600 euro, per cui credo che l’80% degli italiani se ne starà a casa. Il tutto, sperando che nel frattempo il virus vada scemando, perché c’è chi sostiene che in ottobre-novembre tornerà in forma ancora peggiore e allora l’unico rimedio diventa il vaccino”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze?

“Fra i risvolti positivi, la riscoperta dei valori della vita e della famiglia. Il tenore che avevamo raggiunto era tale che avevamo cominciato a dare per scontate determinate cose e che il tempo giornaliero non ti bastava più. Una corsa frenetica e continua. Ora, torneremo ai tempi di una vita più lenta, nella quale saremo felici avendo di meno. Dal 31 gennaio scorso io sono in pensione: un po’ per questo motivo, un po’ per l’emergenza coronavirus, ho smesso di portare l’orologio. In casa parliamo, chiacchieriamo e a volte c’è anche qualche piccolo screzio: d’altronde, vivo con moglie e due figlie, tre donne in totale, per cui sono in minoranza”.

Redazione
© Riproduzione riservata
02/05/2020 09:04:51


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