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A Sestino una Pieve sopra un Senato

Quando si entra dentro la Pieve, si viene colpiti dall’atmosfera che parla e sussurra

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Non capita spesso, ma cambia anche la storia e quella della Pieve di San Pancrazio di Sestino è tipica. “A vederla da fuori potrebbe allontanare l’attenzione – spiega lo storico locale Giancarlo Renzi - perché appare in forma semplicissima: una facciata alla “abruzzese”, un tetto a capanna e un campanile senza pretese. Ma intanto una gigantesca colonna in travertino, che regge una passerella ad archi, si prolunga lontano. Elementi che conferiscono un primo fascino, ma camminando attorno a questa struttura emergono altre sorprese: si incontra la base di un antico campanile rotondo, con massi d’epoca romana. L’abside a filari perfetti di pietre arenarie sorprende per la sua eccentricità: si è mossa nei secoli, piegandosi come per sfuggire a uno “scivolone” verso il fiume Foglia. Quando si entra dentro la Pieve, si viene colpiti dall’atmosfera che parla e sussurra. Il presbiterio è alto, la cantoria è sagomata da lesene di una antichità che tramanda una leziosità particolare dello scalpello sulla pietra. Ma sono anche due semiarchi, quasi a livello del pavimento, che suggeriscono riflessioni. E invitano a scendere dentro ambienti che non ti immagini. Si scende, per entrare in uno spazio arricchito da frammenti architettonici di varie epoche; uno scalino d’epoca romana introduce in una preziosa cripta con archetti ciechi in stile ravennate, sorretta da una semicolonna in marmo, romana e sormontata da un capitello del periodo longobardo. Si prosegue e si trovano tracce di pavimentazione a mosaico. Nelle pareti, numerosi reperti di plutei e decorazioni, risalenti all’VIII-IX secolo dopo Cristo. Segni chiari di un insieme di strutturazioni architettoniche e varie utilizzazioni antiche, ma studi effettuati da Antonio Minto, Albino Secchi, Luigi Tondo e poi Luciano Marchetti raccontano la storia in tutti i suoi aspetti. Le indagini archeologiche documentano, infatti, che esisteva nel sito dell’attuale Pieve la Curia romana del periodo di Augusto, ossia il luogo dove si riunivano gli “amministratori” del Municipium e dove si veneravano gli Dei protettori della comunità, come il “Genius Curiae”. E ciò lo attesta . Fra le altre documentazioni, un cippo romano del 375 dopo Cristo, dedicato in quell’anno da Vesenio Frontiniano al “Genius Loci” e al “patrono pagano” del municipium sestinate. Con una straordinaria capacità di “contrasto” – aggiunge Giancarlo Renzi - tale cippo oggi sorregge la pietra mensuale dell’altare maggiore, costituito da una pietra che a sua volta racconta la storia delle riedificazioni della Pieve avvenuta nel 1251. E il patrono scelto, San Pancrazio, è martire di un paganesimo che non voleva competitori. Il substrato degli edifici romani è emerso con straordinari reperti d’epoca imperiale: pavimentazioni in cotto, rocchi di colonne stondate, il “castellum aquae” ossia il deposito dell’acquedotto romano, fatto costruire dalla famiglia senatoriale dei Voluseni. La toponomastica stradale, epigrafi appese in vari edifici e stemmi di Capitani del Sasso di Simone incastonati in pubbliche pareti raccontano al cittadino, ma anche al visitatore, momenti di una storia antica. La “Diocesi Nullius” fu eretta come piccola diocesi autonoma, che dipendeva direttamente dal Sommo Pontefice e che aveva competenze sulle attuali chiese del Comune di Sestino e di Belforte all’Isauro. Questa storia antica è memoria archeologica - conclude lo storico – e c’è altro da riscrivere sulla documentazione oramai dimenticata in carte sepolte in più archivi italiani e vaticani, che andrebbero rispolverati e celebrati con enfasi e orgoglio di comunità locale, perché è il periodo che ha segnato la vita religiosa, sociale, economica e artistica”.

Redazione
© Riproduzione riservata
03/01/2021 09:10:52


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