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Garantire in Umbria l’attuazione della legge 194/78 e delle linee di indirizzo sull’aborto medico

A Città di Castello, ordine del giorno di 5 consiglieri comunali donne

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“Attivarsi affinché tutti gli ospedali della regione possano garantire la somministrazione dei farmaci per l’aborto medico, oltre al chirurgico, con adeguate garanzie di privacy, con orari, strutture e personale adeguato e formato”. E’ quanto chiedono al sindaco Luciano Bacchetta, alla giunta e ai componenti dell’assemblea elettiva tifernate le consigliere comunali Letizia Guerri (Pd, nella foto)), Benedetta Calagreti, Tiziana Croci, Ursula Masciarri (Psi) ed Emanuela Arcaleni (Castello Cambia) nell’ordine del giorno con il quale sottopongono anche l’esigenza di “garantire la possibilità, in maniera conforme al parere del Ministero della Sanità 2020, di eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza presso ambulatori, poliambulatori e consultori”, di “implementare i servizi consultoriali, laddove necessario, e promuovere campagne di informazione e di educazione sessuale e sentimentale da parte di operatrici ed operatori qualificati e specializzati”. “Realizzare in Umbria la piena applicazione della legge 194/78, delle linee di indirizzo sull’aborto medico del Ministero della Salute e contrastare le modifiche alla legge regionale 04/09/2015 n.11” è l’obiettivo dell’iniziativa, motivata dalla constatazione che “in Umbria, ad un anno dalla grande manifestazione di Perugia del 21 giugno 2020 che ha mobilitato migliaia di donne, di giovani e persone di tutte le età, la Legge 194 e le Linee di Indirizzo nazionali sull’aborto farmacologico che ne sono scaturite non vengono ancora applicate”. “In molti comuni umbri e, soprattutto, nelle due città più grandi dell’Umbria, Perugia e Terni, gli ospedali universitari non hanno mai iniziato la somministrazione della RU486 per le interruzioni volontarie di gravidanza (a Terni non è possibile effettuare nemmeno l'interruzione chirurgica) e, di conseguenza, non vengono formati nemmeno gli studenti di Medicina su metodologie che ormai hanno da tempo superato per sicurezza e convenienza l'interruzione volontaria di gravidanza chirurgica in tutti i Paesi d'Europa”, sostengono Guerri, Calagreti, Croci, Masciarri e Arcaleni. “La Regione Umbria a settembre 2020, a differenza di altre, ha deciso di non permettere l’aborto medico nei consultori e nei poliambulatori, così come non somministra contraccezione gratuita a differenza di altre regioni quali Toscana, Emilia Romagna, Puglia e Piemonte”, rilevano le firmatarie dell’ordine del giorno, nell’evidenziare che “la proposta di legge regionale n. 584 del 2020 intende modificare la legge regionale 09/04/2015 n.11 del Testo Unico in materia Sanità e Servizi Sociali, al fine di imporre una sola figura di famiglia, composta da uomo e donna, di privatizzare i consultori e aprire l'accesso a gruppi anti-choice, al solo scopo di intercettare le donne che richiedono aborto e contraccezione, con una grave violazione del diritto e della privacy”. Segnalando “il richiamo del Consiglio d'Europa all'Italia per le inadempienze sulla Convenzione di Istanbul per le quali si richiedono misure immediate e con scadenza a tre mesi”, Guerri, Calagreti, Croci, Masciarri e Arcaleni sottolineano che “il dato del ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza scende in misura maggiore nei territori dove i contraccettivi sono gratuiti, a tutela della salute riproduttiva delle giovani generazioni e delle donne, con programmi specifici di educazione alla salute e di educazione sessuale, con interventi mirati alla prevenzione delle interruzioni volontarie di gravidanza, dell’HIV e delle malattie sessualmente trasmesse, favorendo scelte informate e consapevoli verso la contraccezione con il supporto di personale formato dei Consultori (anche con la somministrazione gratuita dei contraccettivi) e programmando corsi di formazione specifici in grado di raggiungere tutte le persone, senza esclusioni”.

Redazione
© Riproduzione riservata
20/07/2021 14:06:02


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