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Il Cdm alle prese con la riforma del processo penale

Draghi, che vorrebbe chiudere oggi, sta provando a mediare

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La riforma del processo penale di nuovo alla prova del Consiglio dei ministri, iniziato con un paio d’ore di ritardo, gli ultimi ad arrivare sono stati i ministri pentastellati. Il premier Mario Draghi ha intenzione di chiudere il dossier oggi stesso, per fare in modo che il provvedimento arrivi nell'Aula della Camera già domani. C’è stata un'ultima mediazione, il premier ha incontrato i ministri per fare il punto prima dell'inizio del Cdm che era in programma per le 11,30.

Il presidente del Consiglio nelle ultime 24 ore ha sentito tutti i leader della maggioranza, spingendo affinché si raggiunga una convergenza per evitare ulteriori dilazioni. Ieri Salvini ha prospettato il punto di caduta, ovvero inserire una lista di reati imprescrittibili, dai reati di mafia a quelli sulla violenza sessuali e sulla droga. «L'opera di mediazione tra governo e partiti è in corso, speriamo di chiudere entro oggi», ha ripetuto anche oggi. Ma l'«exit strategy» ancora non trova l'accordo unanime delle forze della maggioranza. Il Movimento 5 stelle e' in fibrillazione, chiede che si tenga conto, per esempio, anche degli eco-reati e mette l'accento su altri punti controversi della riforma; Forza Italia con il coordinatore Tajani invoca soluzioni garantiste ma in generale chi ha appoggiato il provvedimento uscito dall'ultimo Consiglio dei ministri non nasconde le perplessità per una sintesi che in ogni caso - questa la tesi - snaturerebbe il principio dell'improcedibilità.

In attesa che si arrivi ad un'intesa in Consiglio dei ministri è slittata la riunione della conferenza dei capigruppo a Montecitorio. Intanto il presidente in pectore M5s, Conte, è alla Camera dei deputati per incontrare i rappresentanti della commissione Giustizia del Movimento. Il tema della giustizia resta centrale mentre le riforme della concorrenza e del fisco sono slittate definitivamente a settembre proprio per evitare di mettere troppa carne al fuoco. Ma nella maggioranza c'è fibrillazione pure sui decreti da convertire, ieri a palazzo Madama sul dl semplificazioni sono venuti a mancare diversi voti pentastellati. Un altro segnale di un malessere interno al Movimento rispetto alla linea del governo. Oggi ha abbandonato il gruppo la senatrice Botto ma in molti vorrebbero prendere una strada diversa dall'appoggio a Draghi e sfilarsi. C'è però nel Movimento chi avalla la tesi che occorrerà comunque aspettare le amministrative (oggi in Cdm potrebbe essere decisa la data del 3 ottobre) per non rompere il patto con il Pd o attendere le elezioni del prossimo presidente della Repubblica. M5s si appresta a votare il nuovo statuto (il pronunciamento sulla piattaforma ci sarà il 2 e 3 agosto) ma sarà dirimente l'esito della partita sulla giustizia per capire quale sarà l'atteggiamento M5s a pochi giorni dall'entrata in vigore del semestre bianco. I ministri pentastellati Stefano Patuanelli e Federico D'Incà, hanno incontrato Conte.

Mafia, droga, terrorismo e violenza sessuale. Sarebbero questi i reati per i quali si prevedono delle «proroghe» alla durata del processo di Appello e Cassazione, rispetto alle nuove norme sulla improcedibilità su cui punta il ministero della Giustizia. Si starebbe valutando la possibilità che, in presenza di procedimenti complessi, relativi ai reati di mafia, droga, terrorismo e violenza sessuale, si preveda un tempo maggiore per i successivi gradi di giudizio.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
29/07/2021 14:14:42


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