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Si ferma la corsa di Renzi: dopo aver guadagnato parlamentari, ora inizia a perderne

Il tocco magico che dimostra nelle crisi di governo inizia ad essere a rischio anche in Parlamento

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C’è un senatore, eletto nel collegio uninominale di Firenze, ex presidente del Consiglio dei ministri, ex segretario del Partito democratico, che è stato il king maker delle ultime due crisi di governo.

Nell’agosto del 2019, quando Matteo Salvini aprì la crisi del Papeete e del Sacro Cuore Immacolato di Maria e tutto sembrava portare verso le elezioni anticipate anche per un probabile accordo fra il leader leghista e il segretario del Pd Nicola Zingaretti, Matteo Renzi ribaltò il tavolo e tracciò il solco che avrebbe portato dall’esecutivo gialloverde a quello giallorosso e dal primo governo di Giuseppe Conte al secondo governo di Giuseppe Conte, ma con una maggioranza diversa.

Nei mesi fra dicembre 2020 e gennaio 2021, il bis dell’unico vero fuoriclasse della tattica parlamentare e di Palazzo, erede delle tecniche della prima Repubblica, comunque la si pensi sulla prima Repubblica, con il ritiro della delegazione di Italia Viva dal governo giallorosso, con le ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto che hanno dato le dimissioni dall’esecutivo Conte bis.

Insomma, la storia è nota: dopo essere stato il king maker del Conte bis è stato il suo affossatore e la levatrice del governo Draghi, con le teste di Conte, del Guardasigilli Alfonso Bonafede e del commissario Domenico Arcuri come scalpi preferenziali di Renzi e vedove inconsolabili contiane che ancor oggi non si danno pace.

Insomma, gli ultimi due governi della Repubblica italiana hanno un nome e un cognome: Matteo Renzi.

Il punto è che, nonostante questi innegabili successi nel Palazzo, Renzi continua a non essere amato come un tempo nel Paese e del 42,9 per cento delle Europee 2014 con il Pd resta poco più del 2 per cento nei sondaggi di Italia Viva.

Matteo ha le spalle larghe ed ha sempre reagito con una scrollata delle stesse spalle di fronte ai numeri impietosi delle rilevazioni demoscopiche.

Ma il tocco magico che dimostra nelle crisi di governo inizia ad essere a rischio anche in Parlamento.

E vale la pena di studiare l’andamento dei gruppi parlamentari di Italia Viva, il cui fixing attuale è di 28 deputati e 16 senatori a Palazzo Madama, dove il gruppo si chiama Italia Viva – Partito socialista italiano perché il nuovo regolamento del Senato della Repubblica approvato sotto la presidenza di Piero Grasso prevede che sia possibile costituire un gruppo in corso di legislatura solo se collegato a un partito che si è presentato alle elezioni con sue liste e simbolo. Circostanza che era rispettata dal PSI, ma non dalla neonata Italia Viva.

E così il 18 e 19 settembre del 2019 si sono costituiti i gruppi parlamentari renziani in entrambi i rami del Parlamento, andati in crescendo un po’ alla volta: alla Camera dei deputati dopo pochi giorni è arrivato il leader dei “Moderati” Giacomo Portas, eletto nel Pd; in ottobre 2019 è toccato prima a Catello Vitiello, avvocato eletto nel MoVimento Cinque Stelle che in quel momento faceva parte delle truppe totiane di Cambiamo! e poi a Giuseppina Occhionero, che veniva da Liberi e Uguali.

Mica finita: perché il Natale 2019 portò in regalo a Matteo Renzi l’azzurro Davide Bendinelli, a febbraio 2020 arrivò un’altra esponente di LeU, Michela Rostan, e a maggio Francesco Scoma, anche lui da Forza Italia.

Insomma, il gruppo guidato da Maria Elena Boschi lievitava in continuazione, unico fra quelli di Montecitorio a registrare sempre il segno più nella colonna di arrivi e partenze.

E, anche a Palazzo Madama, dopo i primi nomi dei “soci fondatori” di Italia Viva, ci sono stati arrivi in corsa nelle truppe di Matteo Renzi (che peraltro è senatore e quindi funziona da calamita vivente con la sua dialettica, dimostrata anche alla ripresa dei lavori nell’intervento in aula sull’Afghanistan). Gelsomina Vono dal MoVimento Cinque Stelle, poi Annamaria Parente dal Pd, che è il grande serbatoio di Italia Viva, e Vincenzo Carbone da Forza Italia.

Insomma, fra Camera e Senato in pochi mesi Renzi ha guadagnato nove parlamentari, senza perderne nemmeno uno.

Ma il tocco magico sembra venuto meno perché – nonostante l’indiscutibile trionfo nella crisi di governo e con l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi – dal 30 settembre dello scorso anno, Renzi ha perso cinque parlamentari, senza più guadagnarne uno.

A fare da apripista nel percorso inverso rispetto a quello che ha portato alla nascita di Italia Viva è stato Nicola Carè, deputato calabrese eletto all’estero nel Partito democratico nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide, tornato al Pd per l’appunto il 30 settembre 2020 al grido di “Mi ero sbagliato e torno a casa”.

Poi, è toccato ai nostalgici di “Conte o morte” che non hanno gradito la gestione della crisi di governo e il primo a tornare alla casa piddina il 18 gennaio di quest’anno è stato Vito De Filippo, ex presidente della Basilicata, ex sottosegretario alla Salute proprio nel governo Renzi e all’Istruzione nell’esecutivo di Paolo Gentiloni.

Sempre a Montecitorio il 2 febbraio se ne è andata da Italia Viva l’ex Liberi e Uguali Michela Rostan, approdata nel Misto dopo aver confermato la fiducia a Conte fuori tempo massimo.

Ma anche a Palazzo Madama il gruppo presieduto da Davide Faraone ha avuto due perdite: il 21 marzo se ne è andato, tornando anche lui al Pd, Eugenio Comincini, senatore già scettico e corteggiatissimo da Conte al momento della fiducia di dicembre e della relazione sulla giustizia di Bonafede che è stata la vera circostanza in cui è mancata la maggioranza numerica all’esecutivo di Conte.

E il 5 agosto, appena il Senato ha chiuso per ferie, è toccato alla senatrice siciliana Valeria Sudano, eletta nel Pd e poi trasmigrata con Renzi appena è nata Italia Viva, salutare la compagnia di Matteo per approdare al gruppo Lega – Partito Sardo d’azione, prima nella storia di questa legislatura a passare con Salvini partendo dal Pd.

Matteo Renzi, dal canto suo, non si preoccupa particolarmente degli addii.

E pensa probabilmente alla prossima crisi di governo (non quello di Draghi, di cui è il più caldo sostenitore) che lo vedrà come king maker.

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
10/09/2021 12:25:38


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