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Meloni e il magic moment: più forte in Europa e anche in Italia

Successo per Pd e Avs. Crollano i 5 Stelle

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La destra avanza in tutta Europa ma si rafforzano i Popolari. Macron scioglie il Parlamento e chiede ai francesi il voto. La leader di Fdi è l’unica che guida un governo che cresce. Difficile pensare che possa restare fuori dal nuovo ordine di Bruxelles. Testa e testa Lega e Forza Italia. Pd sfiora il 26%, quasi quattro punti in più. Verdi e sinistra quasi al 6. Fuori da tutto Renzi, Bonino e Calenda. Meloni: “In Italia è tornato il bipolarismo”. E se esiste un po’ di centro, se lo è preso Tajani

È un terremoto in Europa dove avanzano le destre e questo spinge nella notte europea prima il presidente Macron e poi l’omologo belga De Roote a sciogliere i rispettivi Parlamenti. Il messaggio è chiaro: volete veramente che le destre siano maggioranza nei nostri Paesi? Allora prendervi la responsabilità e andate votarli.  

Un po’ meno in Italia dove comunque si registrano scosse importanti sia a destra che a sinistra. Nella maggioranza si rafforzano la leadership di Giorgia Meloni e l’asse con Antonio Tajani e i moderati di Forza Italia che supera la Lega e apre il caso che ha due facce ma la stessa medaglia: Salvini/Vannacci. Nel centrosinistra ottima performance del Pd e della segreteria Schelin e dell’Alleanza Verdi e Sinistra mentre esce con le ossa rotte il Movimento 5 Stelle. Possiamo dire che le mire di Giuseppe Conte di tornare a Palazzo Chigi come leader del centrosinistra sono state definitivamente sepolte nella notte europea.

Metà lontani dalle urne

Il primo dato numerico riguarda è l’affluenza: in Italia hanno votato il 49,69 % degli aventi diritto e l’astensionismo è, quindi, il primo partito. Mai così pochi sono andati alle urne, nel 2019 furono il 54,5 per cento. Era il voto più importante eppure il 50 per cento non ha capito, non è stato interessato oppure non ha trovato l’offerta politica consona. È un dato che deve interrogare tutti i leader di tutti i partiti.

La prima analisi politica deve riguarda l’Europa. Avanzano le destre (in Francia è il primo partito, in Germania è il secondo, in Austria il primo) ma il Parlamento europeo è sempre più frammentato e faticherà a trovare equilibri stabili nei prossimi cinque anni. La “grande coalizione” tra popolari (Ppe), socialisti (S&D) e liberali (Renew), che ha dominato il Parlamento negli ultimi trent’anni, ne esce ridimensionata anche se mantiene la maggioranza. Tengono popolari e socialisti, scendono i liberali, crollano i verdi. Ursula von der Layen, la Spitzenkandidaten dei Popolari, ha commentato nella notte: “Oggi è un buon giorno per il Partito Popolare Europeo: abbiamo vinto le elezioni. Siamo di gran lunga il partito più forte, siamo l’ancora della stabilità e gli elettori riconoscono la nostra leadership”.

Terremoto europeo

Il Ppe ha addirittura aumentato i seggi sfiorando i 180 seggi, 5-6 in più della consiliatura uscente. A livello nazionale, la crescita delle destre ha provocato un terremoto. Il presidente francese Macron ha sciolto il Parlamento e annunciato nuove elezioni per il 30 giugno.  “Rimetto nelle mani dei francesi il Parlamento” ha detto il presidente davanti al tracollo del suo partito (15%), nei fatti raddoppiato da Bardella, il giovane (28 anni) pupillo di Marine Le Pen. Una mossa che punta a responsabilizzare l’elettorato con elezioni anticipate.  Il premier belga, il liberale De Croo, perde le elezioni e si è dimesso in lacrime.  Non è ancora chiaro se e quanto l’arretramento della “grande coalizione” possa mettere in discussione la ricandidatura di Ursula von der Leyen. La maggioranza assoluta dell’Europarlamento conta 361 seggi (su 720). La grande coalizione, sulla base dei dati disponibili alle 6 di questa mattina, può contare su 404, una soglia che dovrebbe mettere al riparo da franchi tiratori. Il centrodestra - Popolari, Conservatori e Identità e democrazia - arriva a 319. Non ha quindi la maggioranza e non può governare.   I prossimi giorni forniranno i primi elementi per capire dove vorrà guardare la nuova maggioranza europea. Ci sono alcune certezze: i Popolari hanno detto “mai alleanze con i filuputiani, gli anti Nato e le destre estreme”. A naso, o si divide il gruppo di Identità e democrazia, o Salvini, per dirne una, dovrà rimangiarsi molte scelte e invettive. Allo stesso tempo, i Socialisti e democratici hanno firmato un documento tre settimane fa in cui dicono “mai con le destre, anche se ammorbidite come vorrebbero sembrare i Conservatori”.

I negoziati per la nuova Ue

Va anche detto che la mossa di Macron prelude ad una nuova maggioranza del governo e del Parlamento francese a guida della destra di Marine Le Pen e affidata magari al giovane Bardella. Se così sarà, le trattative per la scelta delle nuove cariche europee, avranno al tavolo due forze di destra al governo nei rispettivi paesi.  

I negoziati inizieranno subito. Ci sarà già un primo appuntamento ufficiale il 17 sera, subito dopo il G7, di tutti i 27 leader. Il Consiglio europeo a giugno e poi il Parlamento europeo a luglio dovrebbero essere già in grado di scegliere il nuovo Presidente della Commissione e, successivamente, i suoi Commissari.  Di sicuro Bruxelles vuol fare presto, prima di sempre, perché l’Europa deve essere pronta e funzionante almeno entro settembre, prima che gli Stati Uniti eleggano il nuovo presidente e chiarendo una volta per tutte, alla fine di questo lungo anno elettorale.  il nuovo ordine mondiale.

La scialuppa italiana

Nel terremoto europeo, l’Italia sembra una scialuppa che naviga in acque tutto sommato tranquille. Il microcosmo del sondaggione nazionale appare certo piccola cosa rispetto alle notizie che arrivano dalle capitali europee. L’Italia ha senza dubbio anticipato il vento e l’onda che soffiano da destra nelle ultime politiche. A maggior ragione è interessante misurare lo stato di salute della maggioranza e delle opposizioni nazionali.

La maggioranza tiene e anzi guadagna qualche punto percentuale rispetto a un anno e mezzo fa (più o meno il 46% contro il 43% del 2022). Giorgia Meloni supera il sondaggio con pieni voti: il 28,5%, due punti e mezzo percentuali in più. “Questa notte è ancora più emozionante e importante di quella delle politiche di un anno e mezzo fa” ha detto la premier nella sala del comitato elettorale all’hotel Parco dei Principi, la stessa appunto delle Politiche. “Allora eravamo una speranza, oggi gli elettori ci hanno detto che siano una realtà”.  Il governo quindi va avanti sempre più convinto di aver intrapreso la strada giusta. Non è chiaro quale, soprattutto dal punto di vista economico considerate le scadenze in arrivo tra manovra correttiva e nuovo Patto di stabilità.

Dato clamoroso. Poi corretto

In un primo momento, fino alle 2 del mattino, girava un dato clamoroso: Forza Italia al 10 per cento, anche sopra: la Lega all’8. Col passare delle ore la distanza tra i soci di maggioranza si è ridotta fino ad estinguersi (quasi) intorno all’8 e il 9 per cento. Un testa a testa per cui solo oggi sarà possibile dire chi è il terzo e il quarto partito della coalizione.. Tajani e Salvini si sono detti entrambi molto sodisfatti.   Il leader di Forza Italia, che ha ricordato Berlusconi “di cui noi siamo gli eredi anche se ci hanno preso in giro per averlo messo nel simbolo”, si è definito “il centro in Italia”. Quello che volevano fare Renzi e Calenda che invece, come vedremo, hanno entrambi fallito. Il leader della Lega ha parlato di un partito “vivo e vegeto”. Ma poi ha attaccato Bossi ("curioso vedere l’ex segretario del partito che dice di andare a votare per un altro”), ha esaltato la scelta di Vannacci, criticato la Francia e Macron, è convinto che “presto cambierà tutto”. Insomma, un leader intenzionato già da oggi a farsi sentire e ad avviare una nuova campagna elettorale per le prossime politiche. Quelle del 2027.  

La vittoria di Schlein

Il centrosinistra invece esce dalle urne europee ancora più diviso e frantumato per colpa, soprattutto, del Movimento 5Stelle che si ferma sotto il 10% e rischia di perdere le due città al voto dove governava, Caltanissetta e Campobasso.

Il Pd di Elly Schlein è saldamente il secondo partito italiano e supera il 25 per cento, tre punti in più del 2019.  Schlein e Meloni hanno avuto ragione a puntare tutto sullo scontro diretto fra le due lady della politica italiana polarizzando così la campagna elettorale e i suoi messaggi. “Siamo tornati ad essere un paese chiaramente bipolare” ha osservato soddisfatta Meloni che si è tolta di torno il problema del Centro di Renzi e Calenda, il fu Terzo Polo, esclusi entrambi dal Parlamento. Un suicidio politico.  

Quando siamo circa alla metà dei seggi scrutinati il Pd è al 25%, ben sopra il magic number e anche la soglia di sicurezza per la segreteria Schlein, cioè il 20%. Nel 2019 il Pd arrivò al 22,7 e portò a Strasburgo 19 eurodeputati. Questa volta saranno quattro in più. Diranno le analisi dei flussi se la segretaria ha avuto ragione nel puntare la campagna sui temi sociali, lavoro, salario minimo, sanità, scuola, casa e difesa dei diritti civili. O se invece ha potuto di più la “paura” dell’avanzata delle destre che puntualmente s’è registrata in Europa. In questo senso la polarizzazione mediatica della campagna elettorale ha premiato tanto la leader del Pd quanto la presidente del Consiglio. Ha rischiato grosso la segretaria Schlein con alcune candidature molto di “sinistra” come Cecilia Strada e Marco Tarquinio. Con le loro posizioni ultra pacifiste e quasi anti Nato che hanno creato non pochi problemi e imbarazzi durante la campagna elettorale e hanno però evitato quella emorragia di voti che c’è stata sicuramente verso l’Alleanza Verdi e Sinistra. Molto meno verso i 5 Stelle che pure avevano messo l’hashtag pace nel simbolo.

Ottima la performance dell’Alleanza Verdi e sinistra (oltre il 6%), un risultato storico visto che nel 2019 Verdi e Sinistra (erano separati) non superarono la soglia del 4% e non andarono a Strasburgo. Ilaria Salis è stata eletta. E ora si spera che potrà anche andare a Strasburgo. 

Sul tema della pace e anche del sociale ha vinto l’originale - la sinistra - invece della sua copia sbiadita, quei 5 Stelle che proprio nel 2019 erano al governo con la Lega. Siamo un paese dalla memoria corta ma non così corta. E la promessa di un nuovo reddito di cittadinanza non ha convinto. Soprattutto al sud, dove, appunto, il partito di Conte perde le due città che governava (Campobasso e Caltanissetta).

“Non è il risultato che speravamo, valuteremo nelle prossime ore le decisioni da assumere” ha detto l’ex premier costretto ad ammettere il crollo del suo partito (era al 17% nel 2019) ma rivendicando il “nostro peso nell’area riformista”. Schlein è avviata e stavolta forse non sarà così generosa come è stata in passato.

La sconfitta di Conte

La vittoria di Elly Schlein nelle urne delle Europee manda in frantumi il sogno di Conte di tornare a Palazzo Chigi come leader del campo largo che lui stesso del resto ha provveduto a picconare in questi di campagna elettorale e di elezioni amministrative. Il problema per la segretaria resta al centro: se, come lei stessa dice, il Pd non è autosufficiente, al momento è troppo sbilanciato a sinistra.

Compressi, quasi stritolati, dalla polarizzazione, non superano il quorum né la lista Stati Uniti d’Europa né Azione. Ciò significa che nessun seggio italiano andrà ad unirsi al gruppo dei Liberali- Renew Europe. Oltre al fatto che sono andati sprecati migliaia di voti, 3.6% di Renzi e Bonino e il 3% di Calenda. Speriamo che nessuno abbia la pessima idea di recriminare qualcosa nelle prossime ore.

E però, sempre guardando il nostro piccolo mondo antico, è interessante sapere che il centrodestra somma il 46,5% del gradimento. Il centrosinistra, se solo trovasse il modo di unirsi e costruire un’alleanza sarebbe al 49,3%. Ben tre punti sopra la destra. 

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
10/06/2024 06:44:36


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