Revoca del ridimensionamento scolastico: a Città di Castello voto unanime

Argomento che è stato al centro dell'ultimo consiglio comunale
“Il consiglio comunale di Città di Castello ritiene il dimensionamento scolastico non accettabile, sia sul piano formativo che logistico, e auspica la revoca del provvedimento”. E’ la presa di posizione che è stata condivisa all’unanimità da dalle forze politiche di maggioranza e minoranza (PD, PSI, Lista Civica Luca Secondi Sindaco, Castello Cambia, Gruppo Misto-Azione, Lega, FI, Lista Civica Marinelli Sindaco, FDI, Castello Civica) a conclusione della seduta straordinaria di ieri sera sulla riorganizzazione della rete scolastica nel territorio tifernate. I consiglieri comunali hanno espresso voto favorevole all’ordine del giorno che il sindaco Luca Secondi ha concordato con i capigruppo consiliari e ha illustrato al cospetto della platea di genitori, dirigenti scolastici, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti cittadini che ha seguito i lavori dell’assemblea, tra i quali sedeva anche la consigliera regionale Letizia Michelini. L’iniziativa politica del consiglio comunale va ad aggiungersi al ricorso al Tar dell’Umbria presentato il 10 marzo dal Comune di Città di Castello, al quale si affiancheranno i ricorsi ad adiuvandum della Regione Umbria, che delibererà mercoledì 18 marzo, e del comitato dei genitori, insieme alla rappresentanza sindacale degli insegnanti. “L’auspicio è che si si possano rivedere le scelte per il dimensionamento scolastico compiute per Città di Castello, che si possa cioè trovare una soluzione attraverso il confronto tra istituzioni e non tramite un tribunale”, ha chiarito il sindaco Luca Secondi, che ha aperto il dibattito in consiglio comunale ripercorrendo l’iter amministrativo che ha preceduto l’emanazione del decreto direttoriale n. 62 del 28 gennaio 2026 sul piano di dimensionamento della rete scolastica 2026-2027 e illustrando le azioni intraprese dal Comune. “Fin dall’inizio, nei passaggi istituzionali istruttori – ha spiegato il primo cittadino - il Comune di Città di Castello ha chiarito di ritenere impraticabile il dimensionamento scolastico nel proprio territorio, che già in passato ha dato un contributo importante alla riorganizzazione scolastica regionale. Impraticabile sia per una questione di numeri, ovvero per un calo demografico meno accentuato che altrove in Umbria, sia per l’indisponibilità completa dell’edificio della scuola Dante Alighieri, con i lavori di ricostruzione fermi dopo la demolizione e per i quali, solo poche settimane fa, è arrivato un impegno ufficiale del ministro Giuseppe Valditara a garanzia della ripresa del cantiere. Impegno a cui attendiamo faccia seguito l’apposito decreto”. “Il commissario ad acta nominato dal Governo, a differenza di quanto avvenuto nelle altre regioni commissariate – ha osservato Secondi - in Umbria non ha tenuto conto della deliberazione della Regione, come organo deputato in materia, di dimensionare Gubbio e Terni. Insieme a Gubbio ha scelto Città di Castello, invece di Terni, senza un'effettiva e reale motivazione, senza alcuna partecipazione”. Il sindaco ha dato conto dell’infruttuoso tentativo di mediazione con il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e, quindi, dell’inevitabile decisione di rivolgersi al Tar dell’Umbria “per tutelare la comunità scolastica di Città di Castello da un provvedimento ingiusto, insostenibile e illogico, perché contrasta i suoi stessi indirizzi generali, che sono quelli di essere attuabile e di esserlo senza costi aggiuntivi”. L’assessore regionale all’istruzione e alla formazione Fabio Barcaioli ha annunciato che “La Regione Umbria si costituirà in adiuvandum a favore del ricorso al Tar presentato da Città di Castello, sostenendo l’azione del Comune contro il dimensionamento scolastico imposto dal Governo”. L’assessore ha difeso l’operato dell’esecutivo regionale, chiarendo che “ogni decisione è stata presa con l’obiettivo di garantire alle studentesse e agli studenti umbri un’istruzione di qualità”, e ha criticato “la politica dei tagli del Governo”. “In Umbria le autonomie scolastiche sono state ridotte da 139 a 130, ma una verifica dei dati reali ha evidenziato che alla nostra regione spettavano due autonomie in più rispetto alle stime iniziali. Come le altre regioni abbiamo chiesto un aggiornamento dei parametri al Governo, ma, a differenza di altri territori, all’Umbria non è stata assegnata alcuna autonomia in più”, ha spiegato Barcaioli, motivando il ricorso al Presidente della Repubblica, poi dichiarato inammissibile dal Consiglio di Stato “senza entrare nel merito”. “Mi chiedo perché il commissario ad acta in Umbria non abbia rispettato il dimensionamento già pronto e abbia proceduto a una decisione dell’ultimo momento, calata dall’alto, che a Città di Castello porta alla creazione di due degli istituti comprensivi più grandi dell’Umbria”, ha sostenuto l’assessore, aggiungendo: “La Regione Umbria proseguirà su tre fronti: oltre a sostenere il ricorso del Comune di Città di Castello, ricorreremo contro la sentenza del Consiglio di Stato, sollecitando il Presidente della Repubblica a entrare nel merito, e contribuiremo a individuare la soluzione più efficace insieme alla Provincia, all'Ufficio Scolastico Regionale ed il Comune per garantire alle studentesse e agli studenti della Dante Alighieri un avvio dell’anno scolastico 2026-2027 alle migliori condizioni”. Lucia Fiorucci, a nome del comitato dei genitori costituito contro il dimensionamento scolastico, “quale provvedimento imposto e calato dall’alto”, ha ripercorso le tappe della mobilitazione delle famiglie, ricordando la manifestazione pubblica davanti al cantiere della Dante Alighieri (oltre 400 partecipanti e oltre 3.200 firme raccolte quel giorno e successivamente), l’assemblea pubblica in Comune, l’incontro con il commissario ad acta e il confronto aperto con la dirigenza dell’Alighieri-Pascoli. “Il diritto primario dei nostri figli a un'istruzione di qualità è in questo momento il tema principale, per il quale tutta la comunità e le istituzioni dovrebbero battersi”, ha dichiarato Fiorucci. “Abbiamo compreso che provvedimento sul dimensionamento non fosse oggetto di un lavoro di concerto e programmazione, ma frutto di un criterio completamente arbitrario e di conseguenza ingiusto”, ha chiarito la rappresentante dei genitori, che ha confermato la volontà di sostenere il ricorso al Tar del Comune. “Non è il dimensionamento in generale a spaventarci – ha precisato Fiorucci - ma le modalità e le tempistiche con cui questo è stato imposto a Città di Castello. Noi genitori, infatti, contestiamo la mancanza di garanzie concrete in merito alla sicurezza strutturale e all’adeguatezza degli spazi didattici, ritenuti insufficienti a ospitare una popolazione scolastica così numerosa. Temiamo inoltre che lo smembramento dell’Alighieri-Pascoli possa impoverire l’offerta scelta in sede di iscrizione: per questo chiediamo a gran voce che i progetti pilastro dell’Alighieri-Pascoli (corso musicale ed Erasmus) vengano suddivisi equamente tra i due istituti. Siamo convinti che questo è possibile attraverso il dialogo e la partecipazione dei dirigenti interessati”. Il dirigente scolastico dell’Alighieri-Pascoli Filippo Pettinari ha invitato a proseguire sulla strada della partecipazione e della condivisione delle iniziative, auspicando che prevalga il buonsenso. “Il provvedimento sul dimensionamento scolastico a Città di Castello, oltre che andare a colpire le scuole e, quindi, creare nell'immediato un problema sull'organizzazione, sull'offerta formativa, sugli spazi di questi istituti, lascia aperti alcuni problemi che verranno fuori negli anni futuri e che adesso diventa ancora più difficile risolvere”, ha spiegato Pettinari, alludendo al “ragionamento che era cominciato insieme all'assessore Guerri sulla riorganizzazione della rete scolastica comunale in funzione delle esigenze degli alunni, delle famiglie e di tutto il personale che ci lavora e che è stato interrotto dalle decisioni del commissario ad acta”. “Per il bene delle scuole nostre e dei nostri alunni, ma anche per tutta l'organizzazione scolastica della città anche negli anni futuri, è assolutamente opportuna una soluzione che perlomeno sospenda questa situazione e permetta di ritornare ad una riflessione generale con più calma”, ha affermato Pettinari, rimarcando le gravi criticità che si verrebbero a creare per gli spazi, per l’offerta formativa e per il personale, sia docenti che ATA. “Gli alunni rischiano di perdere la continuità didattica e le opportunità formative, i docenti saranno costretti a dividersi fra di loro, gli ATA rischieranno di perdere il posto. Mi chiedo, tutto questo in nome di che cosa? “, ha concluso il dirigente. Nel dibattito politico che ha fatto seguito, tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza hanno espresso vicinanza alle famiglie e determinazione a sostenere le iniziative a tutela del mondo della scuola tifernate. Il consigliere Luigi Gennari (PSI) ha espresso preoccupazione per “le ripercussioni sugli spazi educativi e sull’offerta formativa a danno degli studenti e delle famiglie” e ha chiarito: “Le decisioni prese sul dimensionamento scolastico sono frutto di una scelta totalmente illogica e soprattutto priva di fondamento, lesiva sotto vari profili al diritto allo studio per la nostra comunità tifernate. Chiediamo che la decisione sul dimensionamento venga sospesa, almeno fintanto che non sarà stata ricostruita la scuola media Dante Alighieri, per creare un percorso rivolto al futuro senza ledere i diritti di oggi. Auspichiamo quindi che il consiglio comunale voti un documento unitario dal quale emerga un ‘no’ a questo provvedimento, che rischia di minare l'offerta scolastica formativa della città”. La capogruppo di FDI Elda Rossi ha puntualizzato: “siamo assolutamente compatti, uniti in questa battaglia sul dimensionamento, che per primi non riteniamo assolutamente giusto”. “Riteniamo però ci siano state delle responsabilità politiche: se la Regione avesse tenuto veramente a Città di Castello avrebbe dovuto redigere un piano motivato e coerente per evidenziare le criticità e la complessità del nostro territorio, il ruolo sovracomunale della città, la presenza di numerosi plessi, tra cui un plesso di montagna, la struttura articolata degli istituti e tutte le deroghe che erano previste dalla normativa nazionale per contesti con caratteristiche specifiche. Questa cosa la Regione non l'ha fatta, non c'è stata la volontà di salvare questo territorio”, ha sostenuto Rossi. Il capogruppo di FI Tommaso Campagni le ha fatto eco: “siamo totalmente allineati alla volontà di tutelare e salvaguardare il futuro dei nostri studenti e del nostro suo territorio e siamo pronti a dialogare insieme a tutto il consiglio comunale per far fronte comune contro questa scelta”. Nel lamentare la mancanza di dibattito nell’assemblea sul tema della riorganizzazione scolastica prima del provvedimento del commissario ad acta, Campagni ha affermato: “E’ strumentale ricercare come capro espiatorio il governo nazionale. Perché la Provincia ha deliberato a settembre 2025 a favore dello sdoppiamento della Dante Alighieri-Pascoli, formando due istituti comprensivi? Perché la Regione a novembre 2025 ha deliberato con efficacia sospensiva su Gubbio e Terni, andando incontro al commissariamento che poi ha penalizzato Città di Castello? Le scelte e le scelte non fatte hanno portato Città di Castello ad essere dimensionata a livello scolastico, ma gli obblighi che il PNRR imponeva sull’edilizia scolastica erano chiari, lo erano per la giunta regionale e provinciale passate come per quelle attuali, come pure gli impegni a rispettare la riforma scolastica accettando i finanziamenti dell’Europa”. Il capogruppo del PD Gionata Gatticchi ha dichiarato: “Quando si interviene sulla scuola con criteri esclusivamente numerici, ignorando la realtà dei territori, si rischia di fare un danno enorme. Quello che è accaduto in Umbria nasce da una scelta molto precisa del Governo nazionale, che, di fronte alla decisione della Regione di non applicare ulteriori tagli che avrebbero colpito territori fragili, è intervenuto con il commissario ad acta e con un atto calato dall'alto, senza un vero confronto con i territori, senza un’adeguata motivazione, che nel caso di Città di Castello produce effetti pesanti sulla rete scolastica cittadina”. Parlando di un “provvedimento paradossale e irragionevole”, l’esponente della maggioranza ha evidenziato: “oggi auspichiamo un voto unanime per sostenere l’amministrazione comunale, che deve continuare a chiedere la revisione del piano di dimensionamento, la piena tutela del sistema scolastico cittadino e, possibilmente, una soluzione rapida e concreta per la ricostruzione della scuola Dante Alighieri. Difendere la scuola pubblica significa difendere il futuro di Città di Castello e questo consiglio comunale ha il dovere di farlo con determinazione”. Stigmatizzando “l’assenza inaccettabile dell'Ufficio Scolastico Regionale, che avrebbe dovuto rispondere qui a tutte le nostre domande”, la capogruppo di Castello Cambia Emanuela Arcaleni ha affermato: “Io chiedo che questo provvedimento venga ritirato, perché non rispetta determinati parametri: la sostenibilità, la fattibilità, la logistica, l'economicità. Soprattutto non è motivato da alcunché e non è attuabile. Auspico pertanto che il consiglio comunale si pronunci all’unanimità in questo senso”. “La scuola troppo spesso non viene considerata così importante. Ci sono stati nel corso degli anni, non solo da parte di questo Governo nazionale, numerosissimi tagli. Il decreto attuativo alla base di tutta la vicenda porta avanti esclusivamente un aspetto della legge del 2022, cioè quello dei tagli, che è una scelta politica. Perché non si è portato avanti anche la scelta della diminuzione degli alunni per classe? Se si fosse andati in quella direzione, noi oggi avremmo sicuramente una prospettiva diversa”, ha argomentato Arcaleni, aggiungendo: “La regione Umbria, in virtù di questo decreto attuativo, passa da 139 dirigenze a 130 e se non le viene restituita nemmeno una dirigenza, a differenza di quanto avvenuto per regioni di colore politico diverso, mi viene da dubitare. Credo pertanto sia assolutamente necessario chiedere che queste dirigenze vengano restituite”. A deprecare l’assenza dell’Ufficio Scolastico Regionale è stata anche la consigliera Luciana Bassini (Gruppo Misto-Azione), che ha osservato: “abbiamo capito che c'è stato qualcosa che a un certo punto che non ha funzionato, ma non ha funzionato perché ci sono state cose forse non del tutto trasparenti”. “Noi dobbiamo ringraziare innanzitutto il Comune, la Regione e il comitato dei genitori per il ricorso al Tar, che era la cosa principale da fare. Siamo tutti d'accordo nel rigettare completamente questo dimensionamento, che comporterebbe una situazione critica e difficile, soprattutto per quanto riguarda i nostri ragazzi e non ha alcun valore educativo, sociale e culturale. L’auspicio è, quindi, che possa venire un pronunciamento unanime, che faccia onore a quest’aula”, ha continuato Bassini, richiamando l’attenzione sullo stato della Dante Alighieri. “Purtroppo – ha rilevato - per ora non abbiamo notizie certe sulla ricostruzione. I fondi del PNRR scadono a giugno e poi non ci saranno più. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha detto che in qualche modo avrà fondi a disposizione per ricostruire la scuola, ma serve urgentemente un cronoprogramma”. Il capogruppo della Lega Valerio Mancini ha eccepito: “E’ ovvio che il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale non ci sia: ha il Comune che si costituisce al Tar contro ed è di fatto un imputato per l’atto che ha emanato”. L’esponente della minoranza ha espresso perplessità sulla scelta di demolire e ricostruire la Dante Alighieri. “All’epoca in cui Bacchetta era sindaco e Secondi assessore ai Lavori Pubblici erano state avviate le procedure per l’alienazione di un terreno dove costruire la nuova scuola senza lasciare gli alunni a spasso. Quella scelta era lungimirante e, per come siamo messi oggi, lo sarebbe stata ancora di più: mi chiedo perché sia stata abbandonata”. Nel dirsi d’accordo sul ricorso al Tar, Mancini ha però criticato la gestione della vicenda da parte del Comune, “che, seppur informato ad agosto 2025 delle difficoltà che sarebbero arrivate, non ha informato il consiglio comunale”, “non ha preso posizione subito dopo la delibera del settembre scorso da parte della Provincia di Perugia del Piano provinciale didimensionamento scolastico per l'anno 2026-2027 e neanche su tutte le deliberazioni in merito approvate dalla Regione a partire dal maggio del 2025”. Il consigliere Claudio Serafini (Lista Civica Luca Secondi Sindaco) ha osservato: “La nostra città, il suo sistema educativo e scolastico si sono sempre contraddistinti per aver anticipato le scelte, senza mai subire imposizioni incomprensibili come quella di oggi: il dimensionamento scolastico di una scuola che non c'è. Sono dieci anni che questo sistema virtuoso si è fermato”. L’esponente della maggioranza ha rilevato: “sicuramente la scelta di creare a Città di Castello nuovi istituti comprensivi sarebbe stata da valutare probabilmente ben prima, fino al 2024, quando fisicamente esistevano due plessi di scuola media, la Alighieri e la Pascoli. Oggi, con una scuola rasa al suolo e non ricostruita, questa scelta non è possibile. Il dimensionamento è, quindi, una scelta corretta sotto l'aspetto formale, ma impossibile sotto l'aspetto sostanziale, che il commissario ad acta non avrebbe mai dovuto valutare. Un Ministero totalmente inadempiente sulla Dante Alighieri sopprime l'autonomia di una scuola che non c'è: è lo specchio di quello che sta avvenendo in Italia, dove si rinuncia a investire sui docenti, sulle strutture, sull'organizzazione scolastica, sulla lingua, sulla lettura, sulla scrittura e sulla cultura umanistica, impoverendo il Paese e con esso la democrazia”. Il capogruppo di Castello Civica Andrea Lignani Marchesani ha chiarito: “sono tra coloro che questo consiglio non lo volevano, perché è purtroppo una certificazione ulteriore dell'abdicazione della politica”. Nel far presente l’andamento demografico dell’Umbria, “che si riflette sulle valutazioni riguardanti i futuri utenti della scuola”, il rappresentante della minoranza ha sostenuto: “Sicuramente non siamo d'accordo su come è stato fatto questo dimensionamento, ma questa era una situazione che era inevitabilmente a termine, perché proprio il sovrappopolamento in cui ora la Alighieri-Pascoli versa avrebbe comunque dovuto finire. Tenere quella comunità sarebbe stato in ogni modo difficile. Credo, però, che ognuno si debba prendere quel poco di responsabilità che ancora la politica può: da questi banchi, pertanto, non mancherà l'unanimità sul documento che chiede il ritiro del provvedimento di dimensionamento, quantomeno nei tempi”. Il consigliere Roberto Marinelli (Lista Civica Marinelli Sindaco) ha evidenziato: “Rimango fino a un certo punto stupito, perché la storia ci insegna che siamo sempre il comune più penalizzato dell'Umbria, nonostante il nutrito numero di rappresentanti istituzionali che abbiamo avuto negli anni. Ricordo la soppressione del tribunale, quando tra Spoleto e Città di Castello, nonostante i numeri anche in quel caso dicessero altro, venne salvato Spoleto”. “Mi domando – ha proseguito l’esponente della minoranza - perché ogni volta che bisogna pagare pegno Città di Castello è al primo posto. Forse non siamo politicamente così forti, non abbiamo un peso specifico così importante da far valere il fatto che siamo il quarto comune dell'Umbria? Città di Castello numericamente non era un comune che doveva essere oggetto di dimensionamento: prima di noi c'erano Assisi, Foligno, Todi, Perugia”. “Non dovevamo arrivare al ricorso al Tar, anche se speriamo vada a buon fine”, ha rimarcato Marinelli, che ha chiesto: “L’amministrazione comunale si è già attivata per cercare di capire quali possano essere le soluzioni alternative, per un piano B?”. A replicare al dibattito è stato il sindaco Secondi, che ha chiarito alcune questioni. “Non accetto che si parli di un’inerzia dell’amministrazione comunale, che sicuramente non c’è stata. Non siamo certo responsabili del torto subito”, ha affermato il primo cittadino, per il quale certe affermazioni “non possono che essere frutto dell’ignoranza riguardo alle procedure”. “L’ente competente, l'ente decisore sul dimensionamento – ha spiegato Secondi - è la Regione, non a caso è stata commissariata la Regione. La Provincia svolge una funzione di istruttoria sul territorio con i comuni, nell’ambito della quale il Comune Città di Castello si è espresso chiaramente su varie ipotesi. La Regione, ascoltando i pareri, tra cui quello del Comune di Città di Castello, ha definito la sua delibera e ha scelto Gubbio e Terni, sospendendo l’efficacia del dimensionamento in attesa dell’esito del ricorso poi esaminato dal Consiglio di Stato”. “Ci si aspetta che un commissario motivi le sue scelte. Le motivazioni a giudizio dell'amministrazione comunale sono carenti. Ecco perché ricorriamo al Tar”, ha precisato Secondi, che poi ha invitato a non strumentalizzare una vicenda come quella della Dante Alighieri. “Ho coinvolto tutti i parlamentari sulla questione, senza strumentalizzazioni dal punto di vista politico, perché quello che mi interessa è portare a casa il risultato. Il progetto l'ha fatto il Ministero dell'Istruzione e del Merito, la gara l'ha fatta Invitalia. L’unica area per partecipare al bando era quella del sito originale della scuola”, ha puntualizzato il sindaco, ricordando che l’area alternativa per l’eventuale costruzione della scuola “ancora attualmente non è nelle nostre disponibilità, perché il piano attuativo relativo non è partito”.

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