Opinionisti Giacomo Moretti

Grati sempre...

Professionalità e dedizione di tutti coloro che indossano una divisa nel nostro Paese

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Mi è capitato di recente di essere fermato da una pattuglia di Carabinieri. Erano le 5.00 del mattino e faceva un freddo terribile.

Erano di pattuglia alla rotonda prima di entrare a Sansepolcro.

“Favorisca libretto e patente!”.

Dopo pochi minuti, svolti i doverosi controlli mi hanno lasciato ripartire con l’augurio di buon viaggio, ho contraccambiato ringraziandoli e augurando loro un buon lavoro.

La normalità direte voi.

Certo, è proprio la normalità.

Normalità di chi svolge il proprio lavoro con puntuale e preciso senso del dovere a servizio di tutti noi.

In tal senso potrei parlare della professionalità e dedizione di tutte le donne e di tutti gli uomini che indossano una divisa nel nostro Paese.

Ma lo spunto di questa mia riflessione parte proprio da quella pattuglia che ha fermato me e mia moglie all’inizio di uno dei tanti lunghi viaggi.

Ebbene, non so come si chiamano i militari che mi hanno fermato, non ne conosco il nome, potremmo dire che siamo stati fermati da una pattuglia anonima.

Sì, anonima perché il giorno dopo nessun giornale ha parlato del loro lavoro svolto in una fredda notte di fine inverno, nessuno li ha ringraziati.

Come nessuno mostra gratitudine quando vede una pattuglia che gira per i nostri quartieri di provincia o quando vediamo macchine istituzionali ferme a bordo strada con uomini che svolgono servizi di sicurezza per tutti noi.

E allora mi chiedo se è giusto che il Paese “si svegli” solo quando accadono fatti orribili come quelli di Caiano Varano.

Posto che conosco bene in quanto in molte estati ho avuto il piacere di passare proprio le mie vacanze nella straordinaria terra pugliese del Gargano.

Un Carabiniere, un uomo che viene chiamato mentre era di pattuglia con il suo collega, viene chiamato da un cenno quasi di aiuto, cenno che da li a breve si rivelerà una vile imboscata in quanto il vile assassino sparava contro il militare un intero caricatore.

Giustamente, tutto questo è stato vissuto con profonda commozione, anche da chi scrive, ma è giusto aspettare che si verifichino fatti così atroci per apprezzare il lavoro delle nostre forze dell’ordine?

E ancora, a Milano, sempre un Carabiniere, ha sventato quella che poteva essere una strage di bambini, strage sventata con una Punto messa a bloccare l’autobus con i ragazzi sopra ed a mani nude, mani che hanno sfondato provvidenzialmente il vetro di finestrini consentendo ai ragazzi di uscire da quella orribile situazione.

Entrambi episodi che hanno rinvigorito quei sentimenti di stima e, se vogliamo, di affetto nei confronti dei nostri Carabinieri.

Ma nella vita di tutti i giorni?

Forse ci dimentichiamo spesso che quando vediamo una pattuglia, essa è al servizio della nostra sicurezza e tale presenza non va vissuta con fastidio ma con rispetto di un lavoro che viene fatto per tutti noi.

Personalmente, nel mio viaggiare, mi sento protetto quando vedo passare una macchina “in divisa”, mi da senso di sicurezza, so che nessuno farà scempiaggini e soprattutto viaggiare per strade ben controllate è una bella sensazione.

Ci sono momenti, come quelli che ho citato, che ci spingono a commuoverci e a esprimere solidarietà, ma in realtà, forse, la vera notizia risiede in ciò che non fa notizia, in quelle pattuglie anonime delle quali magari mentre dormiamo nemmeno sappiamo l’esistenza.

Forse la vera notizia è in quei posti di blocco notturni durante i quali i nostri agenti prendono freddo in inverno e caldo in estate.

Forse ciò che dovrebbe spingerci ad essere costanti nel mostrare gratitudine e solidarietà risiede in quella pattuglia che passa silenziosa sotto casa nostra mentre noi rigiriamo la testa nel cuscino dall’altra parte.

Non credo ci sia bisogno del caso eclatante.

Che le donne e gli uomini in divisa (tutte le divise), sono disposti a mettere a repentaglio la propria sicurezza personale per la nostra tutela è fatto risaputo.

Come altresì è risaputo che sono addestrati e capaci di intervenire in ogni situazione, anche la più difficile e complicata, come nel caso di Milano, trovando soluzioni con mezzi peraltro semplici, una mano.

Sì, credo che il nostro senso di gratitudine debba essere spinto non solo quando vi sono episodi da prima pagina ogni tanto, ma anche e soprattutto quando il lavoro dei nostri militari è svolto nel silenzio, nell’anonimato, un anonimato che però ci consente di dormire tranquilli nel nostro letto.

Giacomo Moretti
© Riproduzione riservata
29/04/2019 11:20:42

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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