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L’erba legale si potrà vendere? Lo decideranno i giudici, non la politica

Il 30 maggio le Sezioni Unite della Cassazione decideranno sulla cannabis light

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sbotta e minaccia. Ma a decidere sul destino della canapa legale non sarà la politica: sarà una sentenza della Corte di Cassazione. La data è il 30 maggio. I fiori “light” - cioè con una bassa percentuale di Thc - si possono vendere anche per essere fumati oppure no? A norma di legge, la risposta è “nì”. Così, in attesa della decisione delle Sezioni Unite, anche il questore di Macerata Antonio Pignataro - che da tempo ha dichiarato guerra agli smart shop - ha congelato i sequestri disposti nei mesi scorsi dei negozi e dei prodotti a base di cannabis light. Ma come siamo arrivati a questo punto? E su cosa deve decidere la Corte? Il dilemma non riguarda solo il destino degli oltre 10mila smart shop in Italia. Quello della canapa - povera di Thc, ma ricca di Cbd - e dei suoi derivati è un mercato in piena espansione, con un volume d’affari di circa 150 milioni di euro e 10mila nuovi posti di lavoro, tra negozianti, agricoltori e marchi nati per la commercializzazione. L’Italia negli anni Cinquanta era uno dei più grandi produttori al mondo. In nemmeno tre anni sono stati rimessi a coltivazione più di 3mila ettari. Decuplicati. Riusciremo mai a riconquistare se non il primato, almeno un ruolo di primo piano nella produzione e nel commercio dell’oro verde? 

Bisogna decidere se vale anche per i commercianti la “soglia di tolleranza”

Esempio semplice. Ricordate quando in Svizzera l’erba era venduta come deodorante per gli armadi? La situazione italiana è più o meno la stessa, ma più complicata. Andiamo con ordine. La canapa industriale, che proviene da varietà certificate iscritte nei registri comunitari e con valori di Thc che possono arrivare fino allo 0,6, non è una sostanza stupefacente, ma una pianta industriale e un prodotto agricolo. E infatti si coltiva da sempre, come spiegano bene i soci di AssoCanapa, una delle prime e più note realtà associative del settore nata a Carmagnola, provincia di Torino, più di vent’anni fa. Secondo la legge - dal 2016 è stata legalizzata la vendita dei prodotti ricavati della canapa con un Thc inferiore allo 0,2 - le infiorescenze di canapa agricola possono essere vendute. Non è semplice coltivare una canapa che sia sempre e rigorosamente sotto lo 0,2, e per gli agricoltori - su cui la guardia di finanza fa dei controlli a campione con cadenza regolare - c’è una soglia di tolleranza che oscilla fino allo 0,6. Questa tolleranza si può applicare anche ai commercianti oppure a chi vende va applicata la disciplina del testo unico sulle sostanze stupefacenti? È un film già visto, spiegato bene da una circolare del ministero dell’Interno dello scorso settembre: se la canapa non rispetta il limite dello 0,2 per cento di Thc oppure non rientra nelle 64 varietà definite «industriali» dal catalogo europeo, va trattata come una sostanza stupefacente. Le conseguenze sono denuncia a piede libero per il titolare del negozio, sequestro dei prodotti e segnalazione dei consumatori al prefetto. A oggi diverse Sezioni della Cassazione hanno dato diversi orientamenti, ed ecco perché la Corte si pronuncerà a Sezioni Unite.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
20/05/2019 14:18:45


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