Opinionisti Giacomo Moretti

Cose turche!

I fatti sono ormai noti a tutti ma forse è bene riassumerli

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In questi giorni la prima notizia che ci viene proposta da ogni notiziario è riferita alla guerra scatenata dalla Turchia in territorio siriano.

I fatti sono ormai noti a tutti ma forse è bene riassumerli brevemente.

Gli USA avevano una piccola pattuglia di soldati stanziati in Siria nel territorio dove vive la comunità curda.

Quanti soldati ci fossero è ovviamente un segreto, ma vista la velocità del disimpegno avvenuto su ordine diretto del Presidente degli Stati Uniti, si può legittimamente immaginare che fossero poche centinaia.

Quei soldati erano lì per un preciso motivo.

I combattenti curdi, in questi ultimi anni, avevano con esito più che positivo sconfitto l’Isis.

Sì, avevano sconfitto quello stato islamico che si stava strutturando in Siria, ed in altri stati, al fine di costituire un’entità territoriale sotto la legge islamica più radicalizzata.

Uno stato dal quale partivano i terroristi che si sono mostrati in questi anni un vero e proprio problema per tutti noi, per la nostra sicurezza.

Per sconfiggere lo stato islamico i curdi hanno versato sangue, hanno perso uomini ma soprattutto donne.

Proprio le donne combattenti curde hanno avuto un ruolo fondamentale nella sconfitta dell’Isis.

Bello, proprio le donne che nella cultura islamista non valgono nulla, hanno sconfitto i terroristi, togliendo loro ogni riferimento territoriale per porre in essere le loro follie.

I curdi: un popolo senza stato che in questi anni ha garantito la nostra sicurezza, sconfiggendo i terroristi e tenendone prigionieri più di 12.000.

Dodicimila uomini, e purtroppo anche donne, pronti ad immolarsi anche in attacchi suicidi per colpire tutti noi.

E noi che abbiamo fatto?

Ma soprattutto, noi che facciamo?

La Turchia dopo il ritiro americano ha invaso il territorio di uno stato sovrano, la Siria, già martoriato da anni di guerra.

Invasione che è e resta al di fuori di ogni legittimità normativa internazionale ed in spregio anche agli organismi internazionali dei quali la Turchi è parte.

Perché la Turchia non è intervenuta in Siria contro gli islamici, al contrario è intervenuta contro i curdi, peraltro appoggiata da miliziani e paramilitari di stampo islamista con lo scopo di liberare proprio quei terroristi che erano stati sconfitti e reclusi proprio dai curdi.

Una vergogna assoluta, sia dal punto di vista delle modalità che degli obbiettivi.

La Turchia non è “uno stato canaglia”.

Non è nemmeno un paese a noi ostile, almeno sulla carta, è un nostro alleato, fa parte della NATO, ed in tale alleanza vanta il secondo esercito, per numero di uomini, secondo solo agli USA.

Ma come può essere tollerato che uno Stato, nostro alleato, infranga ogni regola del diritto internazionale, peraltro combattendo in favore ed a fianco dei terroristi islamici?

Com’è possibile che la sola reazione dei leader europei si limiti a qualche post su fecebook?

Per me tutto questo è pura follia.

Erdogan si sta proponendo al mondo come un moderno sultano, a capo di una riproposizione folle di quello che fu l’impero ottomano.

Un impero che nei secoli ha seminato la storia di orrori.

Insomma alle armi e alle follie di Erdogan sappiamo rispondere con qualche post.

Ai bombardamenti turchi si risponde con qualche intervista indignata di questo o quello leader politico senza fare nulla di concreto per fermare questo pazzo.

Un pazzo già noto, quando per esempio mise in scena un finto colpo di stato per avere la scusa di far sparire tutti i suoi oppositori.

Quindi, la gravità di questa situazione risiede anche nell’averlo lasciato tranquillo dopo quel colpo di stato tarocco che ha consentito ad Erdogan una pulizia scientifica di ogni suo oppositore.

La NATO per convenienza ha fatto finta e fa finta di non vedere, l’Europa non vede anche perché oltre che alle mani per agire manca anche di occhi per vedere.

Gli Stati Uniti hanno consumato un vergognoso tradimento nei confronti di preziosi alleati senza i quali forse l’Isis sarebbe ancora in piedi.

Insomma uno vero e proprio schifo.

Uno schifo che potrebbe costarci caro visto che i terroristi che vengono liberati dalle carceri curde potrebbero raggiungere anche le nostre città.

Noi cittadini normali abbiamo il diritto, anche il dovere, di mostrare la nostra indignazione, ma chi ha responsabilità di governo, sia a livello nazionale che europeo, ha il dovere di agire e di farlo presto.

La responsabilità di questa situazione risiede nell’incapacità delle nostre classi dirigenti.

Una volta quando una situazione si prospettava come inaccettabile si usava l’espressione “cose turche”.

Ebbene di queste “cose turche” forse siamo responsabili tutti noi.

Giacomo Moretti
© Riproduzione riservata
18/10/2019 09:20:29

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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