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Strage di mormoni in Messico, arrestato un sospettato

Aveva con sé due ostaggi nello Stato di Sonora

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La polizia messicana ha arrestato una persona sospettata di essere coinvolta nell'attacco contro un gruppo di mormoni in cui sono morte nove persone, tra cui sei bambini: lo riporta la Cnn online, che cita le autorità del Paese. Non si conosce l'identità della persona arrestata, ma l'agenzia ministeriale per le indagini penali (Amic) ha reso noto che al momento della cattura l'individuo aveva con sé due ostaggi legati e imbavagliati nelle colline di Agua Priests, nello Stato di Sonora. L'indagato aveva diversi fucili e una grande quantità di munizioni, tra cui un certo numero di armi di grosso calibro, ha dichiarato l'agenzia in una nota pubblicata sulla sua pagina Facebook ufficiale. L'arresto arriva appena un giorno dopo che donne e bambini sono stati brutalmente attaccati da gruppi criminali mentre guidavano vicino al confine tra Stati Uniti e Messico, hanno detto le autorità messicane. Le vittime sembrano essere una setta fondamentalista separata dalla tradizionale Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Tre donne, quattro bambini piccoli e due neonati - tutti con doppio passaporto - sono stati uccisi nei loro veicoli lunedì, secondo un membro della famiglia, Alex LeBaron. Le vittime e gli otto bambini sopravvissuti sono stati aggrediti da gruppi criminali lunedì sera mentre viaggiavano tra gli stati di Sonora e Chihuahua, hanno riferito le autorità messicane. Il procuratore generale del vicino stato di Chihuahua, Cesar Peniche Espejel, ha confermato martedì l'arresto in un'intervista con la radio messicana Imagen, ma non ha potuto confermare i dettagli del coinvolgimento del sospettato.  Espejel ha dichiarato di ritenere che il cartello “Los Jaguares”, appena formato da un ramo del cartello di Sinaloa, potrebbe essere dietro il massacro. Ma martedì scorso, un funzionario americano ha dichiarato che un cartello rivale chiamato La Línea è sotto controllo per la stessa strage. «Questi stessi cartelli di Sinaloa, dopo l'arresto di Guzman “El Chapo”, hanno subito frammentazioni», ha aggiunto il procuratore Espejel: «Sono cresciuti vicino al confine con gli Stati Uniti e sono fortemente coinvolti nel traffico di immigrati e in quello della  droga».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
06/11/2019 14:50:51


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