Opinionisti Giacomo Moretti

Dove sono i respiratori?

I respiratori mancano per scelte politiche

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Questa è la domanda che attualmente viene posta in tutti i vari dibattiti televisivi. Una domanda che, solo poche settimane fa, non avrebbe interessato nessuno. Oggi invece è diventata tragicamente fondamentale, perché dietro alla risposta c’è la possibilità di salvare le vite delle persone. Il virus, infatti, nelle sue manifestazioni più gravi provoca la polmonite interstiziale, una patologia che solo gli addetti del settore conoscevano e che oggi è entrata prepotentemente nel linguaggio comune. Una polmonite che richiede la necessità di ventilazione meccanica, resa possibile da specifici macchinari.

Ci siamo resi conto che in Italia vi è solo una ditta che produce tale apparecchiature di alta tecnologia. Ci siamo altresì resi conto che nelle nostre strutture sanitarie si è innescata una sorta di corsa ad accaparrarsi questa strumentazione al fine di dare risposte adeguate ai pazienti.

In questi giorni si ricorda che negli anni i posti di terapia intensiva nei nostri ospedali sono stati tagliati. Sono posti che, oltre a richiedere costose apparecchiature, richiedono anche la formazione di personale medico altamente qualificato. Ma allora dove sono finiti questi posti? Dove sono finiti questi respiratori? Una risposta che viene data - e che ritengo in parte corretta - è che tali posti siano stati tagliati per scelta della classe politica sia nazionale che regionale. Ma può bastare un’analisi di questo tenore? A mio avviso no. I politici hanno le loro responsabilità, su questo non vi è dubbio. Credo però, che anche noi popolo abbiamo le nostre.

I respiratori mancano non solo per scelte politiche ma anche per il nostro comportamento di popolo e di massa. In Italia vengono evasi ogni anno più di 150 miliardi di euro di tasse.

Risorse che poi mancano e logorano i nostri servizi essenziali, servizi ai quali spesso non si dà peso ma ai quali ci si appella nel momento del bisogno.

Ora siamo tragicamente nel momento del bisogno e tutto il sistema è costretto a rincorrere il bisogno imminente. I respiratori mancano per scelte politiche. Ma forse mancano ad ogni “con fattura o senza”. Forse mancano logorati dai condoni fiscali, dai vari furbetti o furbettini.

Mancano per le residenze fiscali all’estero delle grandi multinazionali. In tal senso trovo scandaloso che manager esponenti di questo modo di fare impresa siano invitati in TV a spiegarci come si devono utilizzare le risorse italiane, quando loro hanno contribuito a farle venir meno con le loro sedi fiscali in Olanda (tanto per non fare nomi).

In questi anni abbiamo cercato dei nemici da individuare, per esempio prendendocela con i marcatori di cartellino facendo di tutta un’erba un fascio.

Ora siamo invece riconoscenti a quelli che marcano un cartellino entrando in ospedale, facendo orari impossibili, lavorando con abnegazione. Un lavoro rispetto al quale non saremo mai abbastanza riconoscenti.

Scrivo non per giudicare ma per cercare di elaborare - anche se è ancora troppo presto - su ciò che dovrà cambiare nel nostro modo di vivere alla fine di questa tempesta.

Si parla molto di cambio di abitudine, per migliorare credo non basti. Credo che sia necessario un profondo cambio di mentalità da parte di tutti.

Siamo un grande Paese e le manifestazioni di lavoro, di solidarietà di questi giorni emergenziali lo dimostrano.

Se riuscissimo a vivere così anche nell’ordinario saremmo davvero imbattibili, anche da questo sporco e odioso virus.

Redazione
© Riproduzione riservata
07/04/2020 07:21:37

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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