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Intervista a Leonardo Bambini imprenditore e presidente del Trestina Sporting Club

Da una ventina di anni, è alla presidenza della società bianconera

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Imprenditore e presidente di una società di calcio: un caso classico anche per una realtà che in Alta Valle del Tevere è da sempre di esempio a livello produttivo e che da diversi anni porta avanti anche la “favola” del pallone. Stiamo parlando del Trestina Sporting Club e di Leonardo Bambini, il presidente che assieme ai suoi collaboratori sta scrivendo le pagine più belle della storia di questo sodalizio. Originario di San Giustino, Bambini ha 57 anni e 32 di essi li sta vivendo appunto nella popolosa frazione di Città di Castello, dove è titolare di un’azienda specializzata nel settore della grafica e cartotecnica. Da una ventina di anni, è alla presidenza della società bianconera, che nel 2011 è approdata in Serie D e vi è sempre rimasta, con la sola eccezione di un anno. Con lui, parliamo degli effetti sul calcio dilettantistico e sull’economia dell’emergenza coronavirus.    

Presidente Bambini, il blocco di ogni attività e della componente agonistica avrà serie ripercussioni nell’immediato anche per ciò che riguarda lo sport?

“Sicuramente le avrà, non dimenticando che tuttora siamo in una situazione di… “sì”, “forse” e “ma”. Per diverse società, riscriversi sarà dura. Vogliamo indicazioni certe sulla fine dei campionati, poi mi rendo conto che le decisioni della Federazione siano difficili, perché in qualsiasi maniera la si mette vi saranno sempre ricorsi da parte di chi non è d’accordo. Per ciò che riguarda il Trestina, al momento della sospensione avevamo centrato l’obiettivo salvezza: ora aspetto soltanto l’ufficializzazione della decisione, prima di parlare con giocatori e persone. Di certo, il dilettantismo tornerà a essere più… tale, perché finora vi era stata una tendenza piuttosto marcata verso il semiprofessionismo; i rimborsi saranno più ragionevoli, anche se bisogna considerare che disputiamo la Serie D. La soluzione che mi sembra più opportuna in vista della ripresa è quella di puntare su un blocco locale, da integrare con pedine che al massimo risiedono a Perugia, poi per uno-due elementi si può anche pescare fuori comprensorio”.

E per ciò che riguarda l’incidenza sull’economia, cosa Le dice il suo “termometro”?

“Conosceremo le conseguenze più avanti. Per quello che mi riguarda come azienda, abbiamo avuto la fortuna di riuscire a stare aperti, prendendo tutte le precauzioni del caso, come la sanificazione degli ambienti. Vista la situazione generale, insomma, possiamo dire che è andata abbastanza bene, anche se ci sta mancando il 40% delle realtà con le quali lavoriamo, a causa della flessione di determinati settori e dell’annullamento di importanti eventi. Sul fronte dell’occupazione, abbiamo tenuto fino ad aprile, quando sono stato costretto a mettere in atto un po’ di ammortizzatori sociali”.

Si comincia già a parlare di “fase 3”: segnali incoraggianti?

“Aspettiamo fino a quando non diventa effettiva. L’Umbria è comunque una fra le Regioni nelle quali il contagio ha prodotto in assoluto meno conseguenze. Abbiamo un handicap che nella circostanza si è trasformato in fortuna: le nostre infrastrutture. Meno atterraggi all’aeroporto e una ferrovia che non funziona, per esempio, hanno creato meno movimento e portato meno gente da fuori: questo isolamento ci ha permesso di circoscrivere meglio il virus”.

A quando il ritorno alla normalità?

“Ora come ora, normalità è una parola grossa. Dovremo arrivare a Natale e avremo ugualmente paura degli ambienti chiusi; anche nei confronti di chi proviene da fuori zona nutriamo adesso qualche riserva, per cui la diffidenza ha preso il sopravvento e ci ha cambiato le abitudini. Stesso discorso anche per il calcio, nonostante sia uno sport praticato all’aperto”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze e sacrifici?

“Che anche dalle esperienze negative bisogna tirar fuori i risvolti positivi. Questo rallentamento dei ritmi ci ha permesso di riorganizzarci meglio, sia in azienda che nella società di calcio, per capire con calma dove sia possibile migliorare l’efficienza del lavoro. Un futuro davanti comunque c’è e bisogna farci trovare pronti a correre di nuovo. L’altro aspetto positivo è stata la mia vita privata: più tempo per la famiglia e per figli e nipoti. Ho potuto fare di più il nonno: anche questo aiuta”.         

Redazione
© Riproduzione riservata
13/05/2020 09:09:18


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