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Autostrade lancia la sfida al governo: “Senza prestiti niente investimenti”

Non arrivano le garanzie da Cdp e Sace. Entro il 30 giugno la decisione sulla concessione

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Atlantia rompe gli indugi e va allo scontro con il governo sulla questione Autostrade e minaccia la possibilità di un contenzioso dall’esito tutt’altro che scontato con lo Stato. Lunghi mesi di trattative non sono stati sufficienti a trovare una soluzione sul contenzioso nato dopo lo scellerato crollo del ponte Morandi a Genova con il suo fardello di 43 vittime. I manager della famiglia Benetton, che controlla Atlantia attraverso la holding Edizione, hanno voluto superare la sgradevole sensazione di terra bruciata attorno al gruppo. Niente liquidità da Cdp e nemmeno dalle banche attraverso la garanzia Sace. Questo perché il “downgrade” di Autostrade per l’Italia seguito alla norma del Milleproroghe che cambia il valore dei meccanismi di indennizzo in caso di revoca della concessione (fra 22 e 23 miliardi secondo il modello di calcolo originario avallato anche da Mediobanca; non più di 8 miliardi con i nuovi criteri), ha inceppato tutti i meccanismi creditizi. Così Atlantia ha convocato un consiglio di amministrazione straordinario e dato un’indicazione secca alla controllata Aspi: avrà 900 milioni stanziati dalla holding per la sola messa in sicurezza della rete, ma contestualmente blocchi tutti gli altri investimenti. Che non sono esattamente bruscolini: 14,5 miliardi di lavori. 

Atlantia parla di gravi danni dovuti alle lentezze delle decisioni e alle scelte del Milleproroghe che tengono la società sulla graticola dei mercati e annuncia di «aver dato mandato ai propri legali di valutare tutte le iniziative necessarie per la tutela della società e del gruppo». La classica goccia che fa traboccare il vaso è stata la recente dichiarazione del viceministro grillino allo Sviluppo Economico, Stefano Buffagni. Gli hanno domandato della richiesta di Aspi di avere liquidità attraverso il meccanismo di garanzia dello Stato con Sace e lui se n’è uscito con una battuta che non lascia dubbi: «Domandare è lecito, rispondere è cortesia: no grazie!». Atlantia ha replicato «esprimendo forte preoccupazione perché si tratta di affermazioni basate su valutazioni e criteri di natura ampiamente discrezionale e soggettiva verso chi sta dando un importante contributo allo sviluppo infrastrutturale del Paese».

La concessione
Siamo sempre al punto di partenza: la concessione. Atlantia ribadisce che «non è ancora pervenuta alcuna risposta alla proposta formale inviata da Aspi al ministero delle Infrastrutture il 5 marzo, al fine di trovare una soluzione condivisa relativamente al procedimento di contestazione in corso ormai da quasi due anni». Questo, sostiene Atlantia, nonostante gli oneri per la costruzione del nuovo ponte di Genova, i risarcimenti, le ispezioni alle infrastrutture esternalizzate e che esponenti del governo abbiano dichiarato di aver concluso l'analisi del dossier.

Dopo il milleproroghe il rating di Aspi è crollato a livello “spazzatura”, mentre i mercati osservano sempre più preoccupati. La stessa Cdp, sottolinea Atlantia, «non ha ritenuto di dar corso finora ad alcuna erogazione per una linea di credito per la quale rimangono oggi inutilizzati 1,3 miliardi». Aspi ha chiesto alle banche prestiti con garanzia statale per 1,2 miliardi, ma dopo la sortita di Buffagni la strada appare sbarrata. Tanto è vero che il dossier non sarebbe neppure arrivato sul tavolo della Sace.

Ma siccome “il diavolo si nasconde nei dettagli”, bisogna leggere con attenzione un passaggio del comunicato di Atlantia a prima vista anodino. Si enunciano le disposizioni date ad Aspi «ferma restando la sua facoltà di avvalersi di tutti gli strumenti convenzionali a propria tutela nei tempi e con le modalità previste». Cosa significa è presto detto. La concessione prevede che in caso di modifica del contratto la concessionaria ha 6 mesi per accettarla o meno. Quindi Aspi ha tempo fino al 30 giugno per bere l’amaro calice del Milleproroghe o restituire la concessione e, quindi, la rete autostradale. Chiedendo però, sostengono i legali di Atlantia, il relativo indennizzo al valore pre-Milleproroghe, ossia i “vecchi” 23 miliardi di euro. Il risultato ultimo sarebbe un gigantesco contenzioso fra i Benetton e lo Stato per la gioia di stuoli di avvocati.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
23/05/2020 13:54:40


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