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Pensioni, uscita anticipata sempre più stretta

Chi può davvero lasciare il lavoro a 64 anni?

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Nel 2026 la pensione resta un traguardo sempre più lontano per la maggioranza dei lavoratori. Le regole fissate dall’ultima Legge di Bilancio confermano i binari principali: 67 anni di età per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e 9 mesi per le donne), a cui si aggiungono tre mesi di finestra mobile. Accanto a questi requisiti, sopravvive una possibilità di uscita anticipata a 64 anni, ma si tratta ormai di una opzione di nicchia, riservata a una platea ristrettissima e destinata a ridursi ancora nei prossimi anni. 

Pensione a 64 anni, vale solo il contributivo puro

La pensione a 64 anni è accessibile esclusivamente a chi rientra nel sistema contributivo puro, cioè a coloro la cui pensione è calcolata interamente sui contributi effettivamente versati, senza alcuna quota retributiva. Lo spartiacque è il 1° gennaio 1996, data chiave della riforma Dini. Chi non ha versato contributi prima di quella data è automaticamente nel contributivo puro. Chi invece ha anche un solo giorno di contributi antecedenti al 1996 rientra nel sistema misto, che di fatto preclude l’accesso alla pensione a 64 anni.

L’eccezione della Gestione Separata INPS

Esiste però una deroga rilevante. Gli iscritti alla Gestione Separata INPS possono accedere alla pensione anticipata a 64 anni anche se hanno contributi precedenti al 1996. È il caso, ad esempio, di:

  • professionisti senza albo o cassa previdenziale

  • lavoratori autonomi con partita IVA

  • collaboratori co.co.co.

Una finestra che resta aperta, ma che riguarda una platea specifica e non generalizzabile.

I nuovi paletti: più contributi e assegno minimo elevato

Dal 2026 non basta più rientrare nel contributivo puro. Servono anche requisiti più stringenti:

  • almeno 25 anni di contributi (erano 20 fino al 2024)

  • un assegno pensionistico pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, cioè 1.638 euro lordi al mese

La soglia si abbassa leggermente solo per le donne con figli:

  • 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio

  • 2,6 volte con almeno due figli

Di fatto, questi criteri tagliano fuori i lavoratori con carriere discontinue o stipendi medio-bassi, rendendo l’uscita anticipata accessibile solo a chi ha avuto percorsi lavorativi solidi e continuativi.

La stretta della Manovra 2026 sulla previdenza integrativa

Con la Legge di Bilancio 2026 arriva un ulteriore giro di vite. Non è più possibile sommare la rendita della previdenza complementare all’assegno INPS per raggiungere l’importo minimo richiesto. Fino al 2025 pensione pubblica e integrativa potevano concorrere insieme. Dal 2026 no. Una scelta che ha ridotto drasticamente il numero di lavoratori potenzialmente ammessi alla pensione a 64 anni.

Dal 2027 età e requisiti ancora in salita

La pensione anticipata a 64 anni è inoltre destinata a diventare sempre più difficile da raggiungere. I requisiti sono soggetti agli adeguamenti alla speranza di vita:

  • 2027: 64 anni e 1 mese

  • 2028: 64 anni e 3 mesi

Le proiezioni indicano che dal 2030 serviranno almeno 30 anni di contributi, trasformando questa misura in una possibilità sempre più selettiva.

Pensione a 64 anni per pochi

Nel 2026 la pensione a 64 anni non è una scorciatoia, ma un percorso riservato a pochi: contributivo puro, lunga carriera contributiva, assegno elevato e nessun supporto dalla previdenza integrativa. Per tutti gli altri, l’uscita dal lavoro resta ancorata ai 67 anni o a oltre 42 anni di contributi. Una linea sempre più rigida, che restringe il perimetro dell’anticipo e allontana il traguardo per intere generazioni.

Notizia e foto tratta da tiscali.it
© Riproduzione riservata
17/01/2026 12:52:26


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