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Cisl: il tempo della cura e dell’ascolto

La preoccupazione del sindacato sia per le persone deboli sia per l’economia

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La Cisl di Arezzo per tramite della segretaria Silvia Russo, responsabile della contrattazione sociale e sanitaria per tutta la provincia, prova a condividere qualche riflessione su un rischio drammatico nel momento nerissimo che la pandemia ci sta costringendo a vivere.

Riusciremo sicuramente - afferma Russo – a trovare il modo di uscire dalla profonda crisi economica che ci attanaglia e che ancora di più affonderà i denti nella carne viva del tessuto commerciale, artigiano e manifatturiero del nostro territorio provinciale, forse con troppe difficoltà e senza averlo attentamente progettato come invece auspicherebbe la Cisl. Siamo però convinti che grazie alla forza che emerge nei momenti bui ce la faremo.

Siamo più preoccupati invece per la tutela di quella generazione di anziani che ci ha consegnato il diffuso benessere di cui abbiamo goduto fino a ieri, quei genitori, quei nonni che hanno di fatto supportato, meglio di ammortizzatori sociali ed economici, la spinta propulsiva del nostro territorio.

Abbiamo lavorato e stiamo lavorando a sufficienza per proteggere le persone più fragili dal Covid19 che rischia di annientare un’intera generazione anche qui ad Arezzo e provincia dove i dati dei morti, dei ricoverati e dei sintomatici adesso parlano chiaro?

Stiamo mettendo in campo tutte le sinergie necessarie per assisterli nel momento del bisogno?

Abbiamo sfruttato il vantaggio che ci aveva concesso il primo passaggio della pandemia?

Purtroppo non ci sembra di poter rispondere positivamente. Con drammatica evidenza il tema non è più solo quello delle famiglie poste di fronte a dilemmi faticosi (l’assistenza di un anziano non autosufficiente e le traversie dell’iter burocratico che conseguiva alla scelta), emerge con nettezza l’esigenza di affrontare separazioni coatte dovute a ricoveri ospedalieri o all’isolamento nelle RSA o nei luoghi di assistenza preposti, non come inevitabile conseguenza della malattia, ma piuttosto della difficoltà di programmare e progettare soluzioni alternative o aggiuntive.

Ovviamente non parliamo di responsabilità dei lavoratori della sanità pubblica, privata o del sociale che si stanno adoperando al di là delle loro forze e della capacità di ristoro di contratti scaduti e oramai inadeguati, ma di chi forse, per motivi più o meno giustificabili, avendo ruolo politico e direttivo avrebbe dovuto impegnarsi di più coinvolgendo forze sociali e volontariato in un sistema sinergico che potesse collaborare con il sistema pubblico e dentro il sistema pubblico, oltre l’ipotesi di implementazione delle assunzioni.

Abbiamo assistito francamente un po’ increduli ai dibattiti (polemiche?) tra azienda sanitaria, enti locali e Regione sulle competenze, sul chi fa cosa, sulle responsabilità: è l’ora di aprirsi alle novità e provare altre strade.

Ai Comuni e alla USL abbiamo proposto e riproponiamo una maggiore vicinanza alle persone, che significa, a volte, semplicemente ascolto e presenza: con numeri dedicati e una voce “amica” che spiega cosa fare e come; camper o altri mezzi che si muovano nelle città e nei paesi per incontrare chi ha necessità di prima assistenza informativa; “apertura” dei reparti ospedalieri con protocolli sanitari adeguati a personale volontario o comunque privato per assistere i degenti magari anziani e parzialmente non autosufficienti in momenti come quelli dell’igiene personale o del pasto o solo per aiutare il contatto video con le famiglie (lo facevamo prima dell’emergenza Covid19 come è possibile che non ce ne sia più bisogno, nonostante la consapevolezza dell’abnegazione, capacità e competenza dei lavoratori impiegati??)

Dobbiamo con un pizzico di amarezza sottolineare che abbiamo trovato maggiori aperture e sensibilità con gli enti locali che non con l’azienda sanitaria toscana Sud Est.

Certo comprendiamo le difficoltà dei rigidi protocolli sanitari regionali e nazionali siano difficilmente emendabili per ragioni che attengono salute pubblica, tutela della privacy, sorveglianza sanitaria, ma il non conoscere nulla di come sono stati riorganizzati i reparti ospedalieri, la chiusura netta alle informazioni alle famiglie (qualche rapida telefonata spesso molto sollecitata non è la risposta), il non poter compiutamente conoscere come e da chi siano assistiti i nostri anziani crea angosce e falsi timori. Soluzioni siamo convinti che potrebbero essere trovate superando rigidità che prima di essere mediche e sanitarie sembrano di autotutela.

Abbiamo purtroppo ascoltato tante grida di dolore, tanta sofferenza, donne e uomini che ci hanno raccontato le loro vicende complicate.

Uno spiraglio arriva dalle parole del presidente della regione Toscana Giani che apre una possibilità, seppur parziale e solo per il fine vita, di concretizzare una relazione tra famiglia e congiunto ricoverato. Che non siano solo promesse! Ci attiveremo per ottenere il risultato.

Speriamo, con questa rapida e parziale riflessione pubblica – conclude la segretaria Cisl Silvia Russo – di non aver ingenerato meccanismi per i quali si possano alimentare nuove polemiche o chiusure, anzi vorremmo sentire prossimamente negli incontri sindacali che facciamo in video conferenza risposte meno di circostanza e più frutto dell’analisi dei diretti responsabili, da parte di chi vive o dovrebbe vivere l’emergenza sul campo; auspichiamo più disponibilità al confronto anche su temi delicati e sensibili: a volte si ritiene che spiegare, ascoltarsi e provare a comprendersi siano tempo sottratto all’operatività, per noi è tempo dedicato alla cura della comunità in cui viviamo!

Redazione
© Riproduzione riservata
18/11/2020 20:14:59


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