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Innovazione e tradizione, settant’anni di vita per la Giorni Ferro di Sansepolcro

Roberto, attuale titolare, ripercorre la storia dell’azienda messa in piedi nel 1950 dai genitori

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Innovazione al passo con i tempi, condita da un pizzico di tradizione sfruttando sapientemente l’energia del passato. È un po’ questo il concetto espresso dalla Giorni Ferro Spa di Sansepolcro nei 70 anni di piena attività che festeggia nel corso del 2020. Tutto è iniziato nella frazione di Santafiora da Ferdinando e la moglie Elda, poi il trasferimento nel cuore di Sansepolcro con l’ingresso del figlio Roberto e vent’anni dopo di nuovo a Santafiora, ma nella zona industriale “Alto Tevere” insieme alla terza generazione rappresentata da Paolo, a sua volta figlio di Roberto. Una famiglia, un nome, una garanzia di qualità e di serietà tramandate nel tempo. Dal “baroccio” per togliere i sassi dal fiume Tevere alle moderne tecnologie e certificazioni, per consegnare al cliente un prodotto di qualità. La Giorni Ferro - come dice il nome - è un’azienda leader nel centro Italia per ciò che riguarda la lavorazione di questo tipo di metallo; ferro ma non solo, come recita lo slogan, poiché sempre più si sta tuffando nuovamente nel mondo dell’edilizia e stavolta è quella innovativa. Settant’anni di storia ripercorsi fra aneddoti e obiettivi centrati: l’azienda, nonostante i periodi di crisi, è stata sempre in costante ascesa, formando dipendenti che oggi hanno autonomia decisionale nel quotidiano ma con sempre la presenza della famiglia Giorni, rappresentata da Roberto, dalla moglie Franca e dal figlio Paolo.  

DA SANTAFIORA AL BORGO, PRIMA ALLA PALAZZETTA POI IN VIA TIBERINA

Tutto ha inizio nella frazione di Santafiora. Ferdinando, fondatore dell’azienda e padre di Roberto, svolgeva il mestiere di barocciaio come la gran parte dei santafiorini: con il cavallo si recava lungo il fiume Tevere a vagliare la rena per poi rivenderla nelle varie botteghe di laterizi. Vaglio, badile e “il tocco con il ginocchio” per rendere il lavoro ancor meno faticoso. Un’attività come fonte di sopravvivenza, poiché erano pure gli anni del Dopo Guerra e dunque della ricostruzione. Uno dei principali clienti era la bottega della signora Argia Pasquini in località Palazzetta, a ridosso in pratica delle case popolari di via dei Montefeltro; un piccolo bazar nel quale si trovavano cemento, mattoni, foratini, longherine e profilati in ferro. Un passaggio di consegne e nel novembre del 1950, esattamente il giorno 21, prende vita la ditta individuale Giorni Ferdinando. La cosa era abbastanza interessante e le due attività erano piuttosto in linea fra loro. Per il capitolo ferro, dopo aver acquistato questo magazzino, Ferdinando cerca un po’ la svolta, tentando al tempo stesso di fare business, andando direttamente a Brescia per trattare con il commendatore Luigi Lucchini. Una scelta sicuramente vincente, grazie all’intesa che c’è stata fin dall’inizio. Ed ecco il primo aneddoto che racconta il figlio Roberto. “Quando si va fuori e non ti conoscono - questo succede ancora oggi - per acquistare del materiale devi lasciare almeno un acconto. Mio padre era chiaramente partito da Sansepolcro con il denaro, ma lo aveva terminato per acquisti precedenti. Al momento del confronto con il commendator Lucchini non aveva disponibilità di moneta, ma avanzò comunque la proposta dicendo che, se si fosse fidato, lui avrebbe pagato il materiale non appena tornato. Si intesero e ripartì da Brescia con la piccola partita di materiale per rifornire il magazzino. Da quel momento, è iniziata la collaborazione. Il materiale arrivava in barre da 4 metri e fastelletti del peso di un quintale, da scaricare manualmente”. L’ingegno di Ferdinando Giorni fa poi la differenza: “Aveva creato delle fosse profonde un metro e venti centimetri – spiega Roberto Giorni – e quando arrivava il camion le lasciava scendere, ma con un colpo di spalla andavano a finire direttamente in magazzino. Stessa cosa quando arrivavano i mattoni, oppure i sacchi di cemento: coinvolgeva qualche ragazzo della zona, in cambio di una piccola ricompensa; ne scendevano tre alla volta. Siamo rimasti qui per una decina di anni: intanto, in azienda era entrata anche mia madre Elda, che si occupava pure della contabilità che oggi potremmo definire rudimentale fatta da tanti foglietti custoditi dentro un grande borsello. Era diventato un punto di riferimento e dalle campagne arrivavano numerosi fabbri a caricare le barre di ferro: spesso in bicicletta, legandole nella canna”. L’azienda stava crescendo e necessitava di spazi maggiori: venne acquistato un terreno lungo via Tiberina 3 bis, oggi via dei Malatesta, dove si sono trasferiti nei primi anni ’60. “Il magazzino è stato ampliato con un piccolo capannone di 100 metri quadrati e con l’abitazione: un piazzale frontale, perché la merce avrebbe dovuto essere tutta in vista. Il materiale continuava ad essere stoccato tutto a mano, seppure con dei metodi sempre innovativi per quel tempo. L’offerta iniziava ad essere maggiore. Dove adesso sorge il parcheggio di San Puccio era presente un vigneto; una porzione che è stata rimossa per lasciare spazio al piazzale per il deposito del ferro, in parte anche coperto”.

FERDINANDO GIORNI E IL “SINDACO DI SANTAFIORA”

“Era il più grande dei cinque fratelli, mio padre – ricorda il figlio Roberto – e aveva un carattere piuttosto forte e deciso. Prima di costruire casa a Santafiora abitavano nella località di Falcigiano e litigavano spesso, perché i fratelli avevano solamente una bicicletta; un giorno, stufo dei soliti litigi, prese la zappa e la ruppe. Per questo suo carattere la gente lo chiamava con il soprannome: il  “sindaco di Santafiora”, perché esigeva rispetto proprio alla stessa maniera nella quale lui rispettava le persone. La fortuna della famiglia Giorni sono comunque state le donne: per quanto riguarda mio padre, è stata la mamma Elda, mentre per la Giorni Ferro mia moglie Franca. L’economia di Santafiora dell’epoca era basata molto su questi personaggi con il cavallo e il carretto, chiamato appunto baroccio, che oggi è diventato il simbolo della frazione”.    

EVOLUZIONE E INNOVAZIONE CON LA SEDE DI SANTAFIORA

Il ritorno a Santafiora arriva grazie all’opportunità offerta da un cliente della Giorni Ferro, il signor Pietro Menici, che svolgeva la professione di idraulico. In quel periodo – eravamo alla fine degli anni ’70 - il Comune di Sansepolcro stava vendendo dei terreni con il piano degli insediamenti produttivi (Pip): un particolare tipo di insediamento che per metà del terreno è di proprietà, mentre la restante parte è in concessione dal Comune per diversi anni. Venne inoltrata la domanda, che dopo poco tempo sarebbe stata accolta con l’assegnazione di 15mila metri quadrati. “E’ stato comprato e lì costruito il primo capannone di 2900 metri quadrati con tanto di uffici – racconta sempre Roberto Giorni – ma voglio fare un passo indietro: io personalmente sono entrato in azienda fra il ’67 e il ’68; avevo appena terminato il servizio militare e purtroppo mio padre Ferdinando si ammalò. Noi lavoravamo molto con l’allora Tibermeccanica, la cui ragioniera era Franca, ossia la persona che poi è diventata mia moglie: ci siamo conosciuti per caso, per un conto sbagliato. Tira e molla, nel ’74 ci siamo sposati, lei è entrata in azienda e l’anno successivo abbiamo acquistato la prima macchina contabile: a quel tempo fu una spesa importante, tantoché per ripagarla avevamo optato di inserire un piccolo addebito per le ricevute bancarie. Per una ventina di anni siamo rimasti nella sede di via dei Malatesta, lungo la Tiberina 3 bis; l’azienda, nel frattempo, aveva cambiato la ragione sociale in “Giorni Ferdinando e Roberto”, dapprima Snc e poi dal ’79 Srl, arrivando al 22 settembre 1993 con la configurazione di Spa”. Il trasferimento nella zona industriale Santafiora, in un punto strategico e oltretutto fronte strada e la continua espansione in maniera quasi decennale. “Sì, perché negli anni ’80 abbiamo fatto il primo ampliamento e negli anni ’90 il raddoppio, arrivando al 2000 quando abbiamo completato la struttura con l’attuale conformazione. Ricordo che il primo mutuo preso aveva un tasso del 18%, sceso di quattro punti percentuali grazie al Mediocredito Toscano. Erano, però, gli anni del boom economico e le svalutazioni hanno sicuramente dato una mano alle imprese. Nel nuovo magazzino, la nostra specializzazione era il ferro in genere, seppure con il passare del tempo avvertissimo la necessità di offrire al cliente un servizio in più: proprio per questo, abbiamo acquistato macchine per fare la pre-sagomatura del tondo per cemento armato, in modo tale da dare alle imprese un materiale semilavorato. Nel 1986, insieme alla gran voglia di dieci commercianti con vedute aperte come la nostra, abbiamo rilevato una vecchia realtà a Santa Maria degli Angeli che stava dismettendo e che produceva filo di ferro, dando così vita alla IRON Spa, diventata poi leader sul mercato nazionale come centro di trasformazione di lamiere e tubazioni in acciaio di grande diametro. Con grande soddisfazione, negli anni ’90 entrò in società pure l’ingegner Emilio Riva, che nominò mia moglie Franca consigliere di fiducia. Attualmente, siamo ancora soci di questa realtà. Non solo: nel 2006, abbiamo rilevato la “Rimini Ferro”, che ha per amministratore unico mio figlio Paolo e poi vi sono alcuni dipendenti”. Con la continua espansione dell’azienda, però, alla Giorni Ferro Spa arriva pure un nuovo modo di amministrare. “Gli obiettivi aziendali – afferma Roberto Giorni – erano quelli di maturare concetti nuovi: proprio per questo, il potere decisionale nella quotidianità è stato assegnato a cinque figure di fiducia. Esistono delle autonomie, seppure l’azienda rimanga saldamente in mano alla  famiglia; figure che, se stimolate attraverso incentivi, poi possono anche sbagliare, ma che comunque danno tanto all’azienda. Sono una ventina di anni che la Giorni Ferro si rispecchia in questa filosofia e non ci sono mai stati dei problemi: la logica della nostra famiglia è quella di far crescere i propri collaboratori, responsabilizzandoli”.

LA GIORNI FERRO VICINA ALLO SPORT

“Prevalentemente il calcio. Seppure la Giorni Ferro sia sempre stata vicino al mondo dello sport – ricorda Roberto – noi siamo entrati come sponsor della società calcistica quando ancora si chiamava Gruppo Sportivo Borgo. Dai primi anni ’80 a oggi, il logo dell’azienda è sempre stato presente sia nelle magliette che nei vari striscioni all’interno dello stadio Buitoni. A Sansepolcro, è presente un settore giovanile importante ed è giusto contribuire pure nella crescita dei ragazzi che sono poi il nostro futuro sviluppando valori sani. Qui, infatti, si riflette pure il tema dell’etica aziendale. È chiaramente difficile dire di “no” quando vi sono società sportive che ti chiedono un aiuto: la Giorni Ferro, oltre che nel calcio, è stata presente pure nel mondo del ciclismo, sponsorizzando eventi di carattere nazionale”.

CHE REALTÀ È OGGI LA GIORNI FERRO SPA?

“Sicuramente, devo ringraziare mio padre, che da semplice persona stimata si è poi evoluto molto. Serietà e correttezza sono aspetti che i clienti hanno sempre riconosciuto nella Giorni Ferro e questo senza dubbio ci onora molto. Già in passato, l’aspetto importante è stato quello di avere larghe vedute e di non rimanere chiusi in azienda. La Giorni Ferro crede fortemente sulla qualità, intesa anche come garanzia per il cliente di prodotti certificati. È un’azienda specializzata anche nella parte sismica, offrendo pure formazione alle ditte; siamo partner del Centro Studi “LAB.SI” che a sua volta coinvolge al suo interno Università ed Enti sul tema della ricostruzione di territori purtroppo danneggiati nel tempo - anche recentemente - dagli eventi sismici. La Giorni Ferro è per il resto una realtà storica presente da 70 anni sul territorio, che offre prodotti innovativi e certificati ai propri clienti, fornendo al tempo stesso tutte le conoscenze in materia. Se per anni ci siamo concentrati quasi esclusivamente sul mondo ferro, qualcosa adesso sta cambiando e stiamo tornando anche nel settore dell’edilizia, ma non quella tradizionale bensì quella combinata con l’innovazione con particolare attenzione all’ambiente; ci stiamo evolvendo ed è importante far conoscere al cliente finale, o allo studio tecnico, l’evoluzione di determinati prodotti, come la differenza per esempio da un classico cemento armato a quello post-steso. La riprova di tutto ciò sono gli importanti interventi attraverso l’utilizzo di malte bio, come nell’acquedotto Vasari o a Ponte Buriano, tanto per rimanere in provincia di Arezzo”.

Davide Gambacci

Redazione
© Riproduzione riservata
20/11/2020 16:37:45


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