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La replica high tech dello "Sposalizio" di nuovo nella sede originaria a Città di Castello

Nella Chiesa di San Francesco posizionato oggi il clone tridimensionale del capolavoro

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È un intervento di ricontestualizzazione storico-artistico inedito quello che oggi ha visto protagonista uno dei grandi capolavori della storia dell’arte, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello. Nella Chiesa di San Francesco a Città di Castello (PG) è stata infatti ricollocata nella sua sede originaria una replica high tech dell’opera realizzata dall’Urbinate nel 1504 proprio per questo luogo, da cui venne rimossa 1798. 

La stessa cornice dell’epoca, restaurata per l’occasione, ha così accolto, 222 anni dopo, il perfetto clone della tavola, frutto di sofisticati processi di acquisizione e stampa 3D d’avanguardia, capaci di rappresentare fedelmente la pennellata materica di Raffaello, le linee di costruzione, i cretti e tutte le caratteristiche dell’originale, oggi conservato ed esposto alla Pinacoteca di Brera a Milano. Qui l’opera è stata protagonista della campagna di acquisizione dell’immagine digitale tridimensionale realizzata da Haltadefinizione, tech company del gruppo Franco Cosimo Panini Editore a cui si deve questa operazione - un dono alla comunità tifernate e all’Umbria - che giunge a chiudere il 2020, anno delle celebrazioni per il Cinquecentenario di Raffaello, anticipando la mostra nazionale “Raffaello giovane e il suo sguardo” in programma a Città di Castello nel marzo 2021. 

La riproduzione tridimensionale dello Sposalizio della Vergine è il risultato dell’elaborazione di una speciale immagine digitale in “gigapixel+3d”, tecnica sviluppata da Haltadefinizione che consente di ottenere esemplari digitali a elevata risoluzione dei dipinti. Tramite l’unione e l’elaborazione di una grande quantità di singoli scatti fotografici a porzioni del medesimo soggetto - in questo caso 4250 fotogrammi - ricomposti grazie a speciali algoritmi, si ottengono immagini dettagliatissime, costituite da miliardi di pixel e in grado di carpire e donare all’occhio anche i particolari più impercettibili di un quadro. Il procedimento utilizzato, sviluppato dal partner tecnologico Memooria, consente inoltre di rilevare la matericità dell’opera, di farne cioè una sorta di calco digitale che ne restituisce un’impronta tridimensionale da cui viene realizzato un processo di stampa innovativo capace di duplicarefedelmente la superficie pittorica in termini fisici e cromatici, dando forma a un vero e proprio clone, visivamente identico all’originale

È grazie a questo procedimento esclusivo che è stato possibile generare il gemello in high definition dello Sposalizio della Vergine oggi collocato nella Chiesa di San Francesco a Città di Castello: a chi varcherà il suo portale sarà d’ora in poi resa una prospettiva del tutto analoga a quella che un visitatore della chiesa poteva cogliere nel ‘500. Un’iniziativa realizzata con la collaborazione dell’amministrazione comunale e della Regione Umbria e con l’autorizzazione del FEC - Fondo Edifici di Culto (proprietario della chiesa), impreziosita dall’evento inaugurale ideato e curato dal regista Giuseppe Sterparelli, con la facciata gotica della chiesta animata dalla proiezione delle immagini in ultra-definizione del dipinto e l’accompagnamento musicale della sinfonia del compositore Salvatore Sciarrino, modulata dalla Deuxième année de Pèlegrinage di Franz Listz e dedicata proprio allo “Sposalizio” di Raffaello. 

Redazione
© Riproduzione riservata
23/12/2020 17:41:42


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