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Maria Elena Boschi lascia Matteo Renzi per "abbracciare" Giuseppe Conte?

"Una figliastra che accoltella il padre non è nulla di nuovo"

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Non è più soltanto politica. Non è la speranza di conquistare voti al centro, lì dove ci sono gli elettori moderati, insoddisfatti, dimenticati, qualche volta delusi e in cerca di una casa che sia qualcosa di più di una miriade di cespugli selvaggi.

Non è solo Recovery plan, servizi segreti e un’idea di governo.

Il duello sanguigno tra Conte Renzi sta diventando sempre di più una maledetta questione personale. "È un antagonismo non solo di idee ma di gesti e antropologia", ragiona Ivo Germano, docente di Teorie e strategia della comunicazione politica all’Università degli Studi del Molise. L’avvocato di Volturata Appula e l’ex rottamatore di Rignano sull’Arno sono due maschere della provincia italiana. "Sono due provinciali che ce l’hanno fatta: Conte evoca la penna stilografica e la luce soffusa di uno studio associato, Renzi i selfie e l’istragrammata. La calma versus il vitalismo".

È la sfida di chi mette in campo l’orgoglio, il dispetto, la tigna, il fastidio e il potere. Non si sopportano perché da tempo sono oltre. È il "chi ti credi di essere" contro il "non sei nessuno". È la voglia viscerale di buttare fuori l’avversario. Si stanno affrontando come in una partita a scacchi, mossa dopo mossa. "Non conosciamo – avverte il professore Germano – tutti i pezzi in campo. Non sappiamo a che punto sia la partita, se la scacchiera è vuota o se sta cominciando il secondo match in cui può esserci un’interscambiabilità dei ruoli. Il bianco che diventa nero e viceversa".

Renzi ha cercato di disarcionare il premier con la mossa del cavallo, un passo di lato per uscire da una situazione che considerava di stallo. Conte ha risposto con l’arrocco, scelta difensiva per non cadere, per resistere, per provare a sopravvivere e per poi cercare il contrattacco, per spogliare l’avversario di altre manovre insidiose. La tentazione, magari impossibile, è di dare scacco alla regina, come un affronto, come una vendetta.

Il consiglio è apparso qualche giorno fa sulle pagine de Il Fatto, lì Marco Lillo evoca il più perfido degli azzardi: e se Maria Elena Boschi lasciasse Matteo per avvicinarsi a Giuseppe? Un colpo a sorpresa, un colpo al cuore. Il finale di partita che non fa prigionieri. Lo sintetizza così Ivo Germano. "È come rubare la bandiera, un simbolo identificativo della squadra. Nei gruppi ultrà quando accade ci si scioglie". Meb, come viene soprannominata con un semplice acronimo, è una vecchia amica di Conte. È stata lei anni fa a presentarlo a Renzi. I rapporti, nonostante tutto, restano buoni. Mai dire mai. Lo strappo potrebbe non essere solo un romanzo d’appendice. Questo suggerisce Il Fatto.

Non sono molti però quelli pronti a scommetterci. "Non ho condiviso la nascita Italia viva – ricorda Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd – però il suo gruppo è coeso, quindi non è che la Boschi va da sola, o fanno l’accordo con tutti o trovano i voti altrove. Non possono pensare di separarli, fanno politica da anni e un sodalizio così penso che non lo possa rompere nemmeno la minaccia del voto anticipato". Il sospetto è che i due sfidanti, il premier e l’antipremier, siano costretti a convivere al di là dei loro progetti e sentimenti. Per Ceccanti è una sorta di contrappasso alle loro antipatie reciproche: "Conte ha una maggioranza senza Renzi? E Renzi è così forte da determinare l’assetto di governo senza Conte?".

Lorenzo Fioramonti non è più ministro. Il Conte bis lo ha spodestato dal ministero dell’Istruzione e dell’Università. Non è neppure più un senatore Cinque Stelle. È traslocato nel Gruppo Misto. È convinto anche lui che lo scontro non sia politico. "Renzi non lo conosco ma facendo psicologia spicciola direi che sono due personaggi incompatibili, Renzi soffre della popolarità di Conte e Conte dell’imprevedibilità di Renzi e poi insistono sullo stesso elettorato moderato".

E quale ruolo ha la Boschi in questa partita? "Mah, quando penso a Meb – continua Fioramonti – penso a Renzi, sono due facce della stessa medaglia, non capisco che senso abbia dire mai più con Renzi e poi flirtare con la Boschi". Non crede neppure che sia utile dare scacco alla regina. "Se fossi il consigliere di Conte gli suggerirei di puntare prima sul resto del gruppo, lasciando Renzi e Boschi per ultimi. Sono gli elementi più instabili, non escludo si possa riaprire anche al loro, ma solo in un secondo momento".

Non esclude invece il tradimento un senatore, ancora grillino ortodosso, che vuole restare anonimo. "Non mi metta nei guai. Le confesso però una cosa: non ne sarei del tutto sorpreso. Nella storia del nostro Paese una figliastra che accoltella il padre non è nulla di nuovo". Non ha prove, ma indizi. "La Boschi e Rosato si stanno prodigando molto per ricucire e quando si parlava di rimpasto erano arrivati ad un palmo dall’ottenere due ministeri".

Non crede invece alla pace tra i due. "Sono abituato a vedere di tutto, però tra i due maschi alfa c’è la variabile beta: la disfida si è protratta troppo a lungo, coinvolgendo le rispettive famiglie e diventando faida, quindi ci sarebbe tanta gente che non manderebbe giù la cosa. Come si fa a fidarsi di una persona che questo giochetto lo ha già fatto con D’Alema, Bersani, Letta e Zingaretti? Uno che si sveglia la mattina e se la prende con chi sta sopra di lui? Di politico non c’è nulla in questa crisi, è un fatto personale. Lui è un impenitente seriale, la tregua durerebbe da Natale a Santo Stefano".

La sua speranza è proprio un accordo con i renziani, ma senza Renzi. "Ma hanno remore a tornare nel Pd perché è come il marito che torna a casa dalla moglie dopo averla tradita. Sanno che non li ricandiderebbero e finirebbero a fare i consiglieri alla Sgurgola Marsicana". Lo scacco alla regina per i Cinque Stelle non è insomma una favola. È antica e audace, proprio come un "gambetto di donna".

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
24/01/2021 10:17:19


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