Opinionisti Giacomo Moretti

Spendere nei nostri territori

La confusione e contraddizione continua a contraddistinguere gli atti governativi

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Da qualche giorno tiene banco la discussione in merito agli ultimi provvedimenti governativi indirizzati al contenimento dell’epidemia in atto. In particolare l’aspetto che più fa discutere è relativo alle chiusure stringenti che saranno adottate in Italia consentendo però, a chi vuole e può, di spostarsi per qualche giorno nelle località turistiche all’estero. Questo aspetto fa parte della confusione e contraddizione che continua a contraddistinguere gli atti governativi. Mi viene da dire: se lo avesse fatto Conte? Ma non è su questo punto che voglio concentrare queste poche righe. Ovviamente la contraddizione è facile da capire. In pratica chi ha parenti a Citerna non può andarci, però può recarsi in qualche aeroporto per lidi esotici. Contraddizione anche in merito alle sanzioni. Mettiamo che due adulti vengano “presi in castagna” a sconfinare il confine tosco-umbro, ebbene potrebbero pagare sanzioni intorno ai mille euro, ovvero più o  meno la stessa cifra che spenderanno i vacanzieri pronti a volare in giro per il pianeta. Insomma una palese contraddizione che diventa ingiustizia. Ma alla base di tutto questo vi è qualcosa di più grave, ovviamente a mio modesto parere. Cioè il fatto che se vogliamo rimettere in moto il nostro Paese, sarà sempre più necessario e fondamentale consentire la spendita dei denari all’interno dei confini nazionali. Oppure, stringendo ancora di più il campo, nei nostri territori. La crisi ha colpito duro. Se vogliamo tentare di far girare il volano, tutte le energie devono essere concentrate nelle nostre economie locali. Con questo non voglio dire che dobbiamo tornare all’autoarchia. Peraltro nel mondo globalizzato di adesso non solo non funzionerebbe ma sarebbe anche ridicolo fare proposte di questo tipo. Però sarà fondamentale riscoprire le nostre bellezze. Bellezze di territori dove nulla manca e dove abbiamo tutto senza che spesso c’è ne rendiamo conto. Bar, ristoranti, teatri, cinema, e tutto ciò che crea movimento necessiterà del maggior numero di persone disposte a partecipare e spendere. Solo così potremo cercare di riattivare i nostri territori, i servizi vicino casa che rischiano di non farcela e che, una volta chiusi definitivamente, aggiungeranno povertà al territorio dove sono. Insomma il consentire fughe estere doveva essere più ponderata. Doveva essere più logica, doveva essere prevista magari con una diffusione del virus minore. Inoltre in Italia, anche se insufficienti vi sono controlli, all’estero non sappiamo come non sappiamo i contatti che i nostri connazionali avranno con persone a loro volta provenienti dai posti più disparati. La quarantena di cinque giorni con tampone a mio modesto avviso non è una garanzia sufficiente anche perché impossibile da controllare e verificare. Così avremo anche il rischio di ritorni di fiamma. Certo per far partire e ripartire tutto servivano anche più somministrazioni di vaccini. Per come stanno andando le cose da noi non vorrei che questa estate noi italiani fossimo costretti a ulteriori misure contenitive mentre i nostri vicini confinanti belli vaccinati e liberi di scorrazzare tra i cinque continenti. Stare chiusi in casa e vedere i nostri amici stranieri mangiare nei nostri splendidi ristoranti sarebbe davvero troppo, una beffa che se continuiamo così non è scontato ci venga risparmiata.

Redazione
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02/04/2021 16:42:58

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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