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Caso Zaki, rinnovato l’arresto per altri 45 giorni

Ma la Procura Suprema lo ha voluto ascoltare

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C'è stata un'apparente accelerazione nella vicenda giudiziaria di Patrick Zaki, lo studente egiziano, iscritto all'università di Bologna, detenuto in Egitto dal febbraio 2020: lunedì 12 luglio, la Corte d'Appello, tenuta in un'aula consultiva, ha ordinato altri 45 giorni di detenzione preventiva, in attesa delle indagini, mai il giorno dopo, martedì 13, si è tenuta una sessione investigativa da parte della procura suprema di sicurezza dello Stato, una misura presa per la prima volta dalla prima settimana del suo arresto, nel febbraio 2020. L'indagine è durata più di due ore, durante le quali Patrick è stato interrogato nel dettaglio sulla natura del suo lavoro, sui suoi progetti di ricerca passati e sul suo background formativo. «La nostra famiglia non è pratica di tali azioni politiche, il nostro unico commento è che siamo estremamente preoccupati ma pieni di speranza che qualcuno possa aver scoperto che il nostro Patrick è innocente e che stia intraprendendo queste azioni per liberarlo», ha scritto la sorella di Patrick Zaki, Marise, in un messaggio inviato all'Ansa circa l'interrogatorio cui è stato sottoposto ieri il fratello. «Tuttavia, naturalmente, i casi simili di cui sentiamo parlare ci inondano la mente di scenari terribili che speriamo vengano risparmiati a Patrick», si è limitata ad aggiungere la giovane. 

«Speriamo che le nuove misure non siano un'indicazione di sviluppi negativi, che renderebbero la sua vita ancora più difficile», commentano sul loro profilo Facebook, gli attivisti Patrick Libero, commentando gli sviluppi giudiziari sul caso Zaki, «Speriamo che, con la ripresa delle indagini, emerga presto la sua innocenza e che la falsificazione del verbale di arresto sia chiarita - continuano -. Speriamo anche che l'accusa prenda in considerazione le richieste presentate dai suoi avvocati nel corso di un anno e mezzo di detenzione preventiva: documenti che provano la falsificazione del verbale d'arresto, la sua tortura e la sua detenzione un giorno intero prima della data indicata ufficialmente (nel verbale falsificato). La verità è che questi nuovi sviluppi potrebbero avere un impatto positivo o negativo sul caso. Tutto quello che speriamo, dopo quasi un anno e mezzo di custodia cautelare senza indagini, è che riprendere le indagini sul suo caso acceleri la decisione dell'accusa, che faccia cadere tutte le accuse contro di lui e lo lasci libero di tornare alla sua vita, per riprendersi da questa ingiustificata esperienza dolorosa per lui e per la sua famiglia, il più presto possibile».

La detenzione del giovane egiziano è iniziata il 7 febbraio 2020, quando appena arrivato in Egitto, all'aeroporto del Cairo, Zaki è stato fermato dalle autorità locali. Ferma la condanna della politica. «Questa detenzione non è più tollerabile: è necessario un urgente intervento dell'Europa e delle organizzazioni internazionali per mettere maggiore pressione all'Egitto di Al Sisi e ottenere il rilascio di Zaki», hanno dichiarato le deputate e i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Esteri. Nel ricordare il recente voto del Parlamento, il deputato del Pd, Andrea De Maria ha invece chiesto al Governo di dare seguito alle richiesta per la cittadinanza italiana per il giovane: "uno strumento fondamentale per aiutarlo", ha sottolineato. 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
14/07/2021 22:52:28


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