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Il clamoroso dato dell’Inail: nel 2020 controllate 7.486 aziende, oltre 86% irregolari

E di lavoro si muore sempre più

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Le aziende ispezionate dall'Inail nel 2020 sono state 7.486, e l'86,57% sono risultate irregolari. Lo rileva la reazione annuale dell'Istituto. I lavoratori regolarizzati sono stati 41.477 (-16,76% rispetto al 2019), di cui 39.354 irregolari e 2.123 in nero. Sono state accertate retribuzioni imponibili evase per circa un miliardo e mezzo di euro e richiesti premi per oltre 38 milioni di euro. I casi mortali denunciati nel 2020 sono stati 1.538, con un incremento del 27,6% rispetto ai 1.205 del 2019 che deriva soprattutto dai decessi causati dal Covid-19, che rappresentano oltre un terzo del totale delle morti segnalate all'Istituto. Gli infortuni mortali per cui è stata accertata la causa lavorativa sono invece 799 (+13,3% rispetto ai 705 del 2019), di cui 261, circa un terzo del totale, occorsi «fuori dell'azienda» (i casi ancora in istruttoria sono 93). Gli incidenti plurimi, che hanno comportato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente, sono stati 14, per un totale di 29 decessi. 

«Il Covid 19 – commenta a questo proposito il ministro del Lavoro, Andrea Orlando – è diventato un fattore di rischio professionale sul lavoro. C'è una significativa e preoccupante recrudescenza dei morti sul lavoro che è sotto gli occhi di tutti. Una crescita che appare conseguenza del calo delle ispezioni, dei controlli, delle risorse dedicate alla sicurezza sul lavoro». Certamente, aggiunge Orlando, «ci sono state condizioni eccezionali, ma non sono ora tollerabili ulteriori sviste e cali di attenzione: perché, la sicurezza va garantita sempre, anche e soprattutto in condizioni sanitarie critiche», ha aggiunto. La nostra Costituzione – rileva soprattutto – «garantisce protezione a tutti i lavoratori e a tutte le attività lavorative mentre l'assicurazione contro gli infortuni è ancora riservata a soggetti determinati». 

Il ministro ricorda fra l’altro che ci sono vistosi buchi nelle tutele per i lavoratori dipendenti, ma anche per lavoratori autonomi che operano on line o per le piattaforme ma che non esplicano attività di consegna come i rider. «E' tempo - conclude - per una profonda revisione verso la completa socializzazione del rischio e verso l'universalità della copertura assicurativa. Una riforma è urgente, deve essere attuabile e sostenibile sul fronte dei costi previdenziali». 

Anche il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, a margine della presentazione del Rapporto Inail dice che la sicurezza delle infrastrutture va di pari passo con quella di chi lavora per la loro realizzazione e manutenzione. «Per questo, appena insediatomi al ministero, ho dato mandato ai Commissari scelti per l'accelerazione delle opere di aprire tavoli con i sindacati per definire specifiche misure di sicurezza per i cantieri operanti h24». «In avvio degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – precisa – stiamo evidenziando il tema della sicurezza del lavoro nelle linee guida sulla progettazione, perché per affidare l'esecuzione di un intervento le stazioni appaltanti e le aziende pongano la massima attenzione e impieghino ogni risorsa necessaria: la celerità dei lavori sia bilanciata con le massime misure di prevenzione e protezione. Questo sia per quanto riguarda i rischi tradizionali del settore delle costruzioni e dei trasporti sia per le nuove tipologie di rischio collegate alla pandemia».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
19/07/2021 21:24:23


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