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Confindustria: “Recuperata la metà dei posti di lavoro persi per la pandemia”

Prosegue il rischio Covid per le materie prime e l’inflazione

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La ripresa c’è, ma la fine della crisi Covid non è ancora all’orizzonte. «Il numero di persone occupate, dopo aver toccato il minimo nel primo trimestre 2021 (-811mila unità rispetto al quarto 2019), ha recuperato quasi la metà della caduta (+398mila unità nel bimestre luglio-agosto su inizio 2021, ma ancora -413mila rispetto a fine 2019)», calcola il Centro studi di Confindustria. 

Livelli
Nel rapporto di autunno sulle previsioni economiche per l'economia italiana si legge: «Se la crescita dei livelli di attività continuerà anche nell'ultimo quarto dell'anno, seppur a ritmi meno vivaci». Gli economisti di via dell'Astronomia aggiungono che «il numero totale di persone occupate registrerà in media d'anno nel 2021 una variazione positiva pari al +0,3%». In termini di “Ula”, il dato statistico delle unità di lavoro equivalenti al tempo pieno, «la variazione annua attesa è in linea con quella del Pil, e pari al +6,1%», mentre è atteso un +3,5% nel 2002.
 

Disoccupazione alta fino al 2022

Il Centro studi di Confindustria vede una «disoccupazione alta fino al 2022»: il tasso di disoccupazione è atteso in aumento al 9,9% nel 2021 poi al 9,6% nel 2022, dal 9,2% del 2020 ma da confrontare anche con il 10% del 2019.  Nello scenario delle previsioni per l'economia italiana, «nonostante le prospettive positive» sono presenti «alcuni rischi che sono principalmente al ribasso e riguardano diversi elementi di incertezza».
Evoluzione della pandemia
Il «rischio principale» è sul fronte Covid, nel caso in cui l'evoluzione della pandemia porti «all'adozione di nuove restrizioni agli spostamenti». Rischio che «influirebbe negativamente e in tempi molto rapidi sulla fiducia degli operatori, sui consumi e quindi anche sugli investimenti e l'occupazione». C'è anche il nodo delle «carenze importanti di materie prime e semilavorati» emerse dal secondo trimestre dell'anno, considerate «di natura temporanea». Ma il pericolo è che lo siano «solo in parte e che quindi diventino più strutturali, rallentando in modo più significativo e prolungato l'attività economica». Poi «la dinamica dei prezzi è prevista su livelli contenuti in Italia, dato che le pressioni recenti sono state alimentate quasi esclusivamente dal rincaro delle commodity, specie energetiche, che si ipotizza attenuarsi nel corso del 2022. Se così non fosse e si manifestassero persistenti carenze di offerta, la spinta inflazionistica potrebbe assumere un carattere più strutturale in Europa e in Italia, inducendo la Bce ad anticipare la restrizione monetaria, che al momento non è stata ancora delineata. Un prematuro rialzo dei tassi nell'Eurozona avrebbe effetti indesiderati sul costo del debito pubblico, e quindi impatti molto negativi soprattutto per un paese come l'Italia con un elevato debito».
Pnrr

Il Centro sudi di Confindustria avverte anche che «la piena efficacia del Pnrr è subordinata all'individuazione di una efficiente allocazione delle risorse, al rispetto dei tempi previsti e alle modalità di attuazione degli investimenti e delle numerose riforme in programma. Il venir meno, anche solo parziale, di uno di questi elementi implicherebbe una minore attribuzione di risorse a monte o una loro dispersione a valle». Altro rischio evidenziato: «La profonda difficoltà di varie imprese operanti nel mercato immobiliare cinese, in particolare di Evergrande, sta accrescendo i timori che il settore, che pesa per il 14% del Pil, subisca dei seri contraccolpi, con il rischio di una crisi a livello nazionale, che potrebbe avere effetti indiretti molto negativi anche sui partner commerciali della Cina e, più in generale, sull'economia mondiale».

Obiettivi di deficit

«Il governo, nella Nota di aggiornamento al Def (Nadef) presentata a fine settembre, ha migliorato gli obiettivi di deficit e rivisto in miglioramento deficit e debito tendenziali. L'obiettivo di deficit programmatico per il 2022 è stato fissato al 5,6% del Pil, mentre il tendenziale al 4,4%, al ribasso di un punto rispetto alla stima presentata nel Def di aprile (5,4%). Ciò consente di liberare risorse e quindi di realizzare, con la prossima Legge di Bilancio, una manovra netta espansiva sul 2022 per circa 1,2 punti di Pil nominale, pari a 22,7 miliardi di euro», precisano gli economisti di viale dell’Astronomia.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
16/10/2021 12:31:12


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