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Italia modello europeo per la raccolta della frazione umida

La raccolta differenziata degli imballaggi compostabili è al 60,7% dell’immesso al consumo

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Ottimi risultati per l’Italia per quanto riguarda la raccolta della frazione umida dei rifiuti urbani. Per una volta il Bel Paese non è fanalino di coda europeo ma anzi ha superato Stati tradizionalmente considerati all’avanguardia nel settore. Un esito per il quale si rivelato significativo l’apporto delle bioplastiche compostabili: lo scorso anno la raccolta differenziata degli imballaggi compostabili ha raggiunto il 60,7% dell’immesso al consumo. Un dato che ha già superato sia l’obiettivo fissato al 2025 (50%) sia quello del 2030 (55%).

Se ne è parlato oggi all’incontro “Imballaggi in bioplastica compostabile e sistemi di raccolta della FORSU: un circolo virtuoso”, che si è tenuto a Ecomondo, appuntamento ormai diventato un vero e proprio riferimento in Europa per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa, in corso a Rimini fino a oggi. L’evento è stato occasione anche per fare il punto della situazione e per sottolineare gli aspetti più virtuosi ed efficaci dell’approccio italiano alla raccolta e trattamento della Forsu: un approccio che ha il suo fulcro nel contributo di Biorepack, Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, arrivato al secondo anno di piena operatività e che oggi ha presentato i risultati raggiunti.

Dunque la raccolta della frazione umida dei rifiuti urbani in Italia funziona. Uno dei motivi è che gli imballaggi in bioplastica compostabile hanno reso più facile e comoda la raccolta domestica, aumentandone qualità e quantità. Il fatto che il binomio tra bioplastiche compostabili e rifiuti umidi sia particolarmente efficace è un aspetto importante se teniamo conto che la frazione umida ‘pesa’ attualmente tra il 30 e il 40% di tutti i rifiuti prodotti nelle case italiane e che gestendo meglio gli imballaggi si riesce a gestire meglio anche i sistemi di raccolta degli altri materiali.

“Le bioplastiche compostabili sono state concepite proprio come strumento ancillare alla raccolta della frazione umida dei rifiuti solidi urbani, per consolidare e chiudere il cerchio del riciclo organico. Nel tempo, hanno dimostrato il loro valore anche per gli imballaggi alimentari e l’agricoltura. In questo modo, in poco tempo hanno posto le basi per lo sviluppo di un settore industriale che ha raggiunto numeri di tutto rispetto e che merita di essere conosciuto e valorizzato a livello nazionale e continentale”, spiega Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche.

Un altro aspetto virtuoso è la sinergia del Consorzio con le amministrazioni locali. I Comuni convenzionati sono oltre 3700 (47,8% del totale) con 38 milioni di residenti (64% della popolazione nazionale). A loro sono stati riconosciuti, nel solo 2022, corrispettivi economici per 9,3 milioni di euro.

“Il nostro consorzio ha permesso di chiudere il cerchio della filiera italiana delle bioplastiche compostabili, facendone conoscere meglio le peculiarità ai cittadini e stimolando il loro corretto riciclo insieme ai rifiuti organici, riconoscendo ai Comuni che si sono convenzionati con noi importanti corrispettivi economici, che hanno così coperto i loro costi di raccolta, trasporto e trattamento. I risultati rapidamente raggiunti in termini di Comuni convenzionati e di rifiuti riciclati lo dimostrano chiaramente”, sottolinea Marco Versari, presidente di Biorepack, ultimo nato del sistema Conai e primo esempio al mondo di consorzio di riciclo dedicato al trattamento organico degli imballaggi in bioplastica e compostabile.

“La sinergia virtuosa tra consorzi di riciclo ed enti locali è essenziale per far progredire l’intero sistema Paese sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti. E il contributo di Biorepack sta consentendo di fare progressi, anno dopo anno, nella raccolta della Forsu”, commenta Franco Bonesso, consigliere nazionale Anci, spiegando anche come “grazie al sistema dei consorzi, molti enti locali, soprattutto quelli di piccole dimensioni, abbiano potuto contare su risorse economiche aggiuntive, che hanno permesso di innalzare la qualità del servizio di raccolta, con vantaggi economici e ambientali per intere comunità. Tutto questo è un patrimonio da difendere e valorizzare”.

Tra gli esempi più virtuosi del settore c’è Milano che, come ricorda Danilo Vismara, responsabile Marketing Territoriale AMSA-Gruppo A2A, ha raggiunto “ottimi livelli di raccolta dell’organico”. Merito anche dell’uso delle bioplastiche compostabili e della messa a punto di un sistema porta a porta per le utenze domestiche affiancato da servizi ad hoc per i mercati e per le utenze commerciali.

Importante poi l’esperienza de L’Aquila, che ha puntato sulla comunicazione: un’attività consolidata anche grazie al convenzionamento con Biorepack. “Senza comunicazione non si possono raggiungere i cittadini. E senza i cittadini non è pensabile fare una raccolta differenziata di qualità”, spiega Sonia Fiucci, responsabile Comunicazione di Asm L’Aquila, la società che gestisce la raccolta in città e in alcuni Comuni limitrofi.

Soluzioni creative, infine, per Messina, dove Messinaservizi, la società in house che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti e il decoro urbano del Comune, ha deciso di riutilizzare il compost - prodotto all'interno dell'impianto di compostaggio della Rem Srl di Catania attraverso la corretta raccolta dell’umido e delle plastiche biocompostabili - per allestire delle aiuole cittadine a partire dalle festività natalizie. Un esempio tangibile di economia circolare.

Notizia e foto tratte da Tiscali News
© Riproduzione riservata
10/11/2023 06:02:39


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