Condannato a due anni di carcere Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria prima del crac

Bancarotta fraudolenta per la maxi liquidazione del direttore generale Luca Bronchi
Crac Banca Etruria, s
Sorpresa nel verdetto di appello a Firenze relativo al crac di Banca Etruria: condannato a 2 anni di reclusione (con la condizionale) l'ultimo presidente dell'istituto di credito, Lorenzo Rosi. Era stato assolto in appello insieme a tutti gli altri, con unica condanna inflitta ad Arezzo all'imprenditore Alberto Rigotti. La corte fiorentina ha parzialmente riformato la sentenza. Rosi è stato condannato per bancarotta fraudolenta rispetto alla maxi liquidazione del direttore generale Luca Bronchi (400 mila euro).
"Sentenza incomprensibile, siamo esterrefatti" dice l'avvocato Antonino Giunta, che difende Rosi e si riserva la lettura delle motivazioni per proporre ricordo in Cassazione. La procura aveva rinunciato all'altro capo d'accusa per l'ex presidente della cooperativa La Castelnuovese, relativo ad uno degli affidamenti finiti nel mirino, quello per l'outlet Città Sant'Angelo. Rispetto al flop del processo di primo grado, l'impalcatura accusatoria è sfociata anche nella condanna a tre anni e mezzo per Federico Baiocchi Di Silvestri, dirigente di Bpel, anche lui assolto in primo grado. Ridotta da 6 anni a 5 e 2 mesi la pena per l'imprenditore Alberto Rigotti.
Per quanto riguarda tutte le altre posizioni, confermata l'assoluzione sancita dal tribunale di Arezzo con presidente Gianni Fruganti. Erano coinvolti, tra gli altri, Giovanni Inghirami, Giorgio Guerrini, Franco Arrigucci, Mario Badiali, laura Del Tongo, tutti assolti anche in secondo grado. La corte ha giudicato inammissibili i ricorsi della procura sulle bancarotte colpose, in base alla riforma Nordio. Non c'è stato quindi bisogno di dichiarare la prescrizione dei reati.
Il processo per la bancarotta (fraudolenta e semplice) era scattato dopo la dichiarazione di insolvenza della banca, messa in risoluzione nel novembre 2015, con una serie di operazioni che per i pm aretini erano viziate da conflitti di interesse. Soldi affidati ad aziende che non davano alcuna garanzia di restituzione delle somme, quindi un impoverimento delle casse della banca. Secondo il giudice Fruganti si era sempre trattato, ad eccezione delle pratiche di Rigotti, di rischio d'impresa e nulla più. I condannati vanno incontro al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili e ai risarcimenti. Soddisfazione dei legali dei risparmiatori che rimasero traditi dopo aver sottoscritto bond finiti in fumo.

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